Sessant’anni fa il match più celebre tra le due scuole di pensiero: da una parte Brera, che ammirava gli uruguaiani tosti più degli Abatini gracili (Rivera), dall’altra Palumbo, per cui giocare bene era un dovere
La Champions non ci ha trattato bene. Vabbé, torniamo nel cortile della Serie A, dove si azzuffano giochisti e risultatisti. Beghe da ringhiera, stucchevoli e senza senso, perché i cosiddetti giochisti sono i più feroci risultatisti: coltivano il bel gioco perché così è più facile vincere. Faida antica. Ma un tempo i polemisti avevano altro impeto e altra autorevolezza. Sessant’anni fa il match più celebre. Da una parte il sommo Gianni Brera, all’epoca firma del Giorno, teorico di un calcio difensivo e pratico, giustificato dalle nostre ataviche carenze atletiche. Ammirava gli uruguaiani tosti più degli Abatini gracili (Rivera). Lo spiegò anche in latino parafrasando…
