Senza troppi giri di parole, devo a tutti delle scuse e una spiegazione.
Voglio innanzitutto scusarmi per il gesto inqualificabile e ingiustificabile che ho compiuto al fischio finale della partita di ieri. È stato un comportamento sbagliato che non rappresenta né i valori che porto avanti né il rispetto che ho sempre avuto per questo sport. È successo e indietro non si torna, ma se potessi farlo lo eviterei senza alcun dubbio. Di certo, ora, ne prendo le distanze.
Desidero rivolgermi in modo particolare a Taranto e ai suoi tifosi. In quella piazza ci ho giocato, sono stato accolto come uno di famiglia e conservo ancora oggi un legame sincero e profondo con la città e i colori rossoblù. Il mio gesto non voleva in alcun modo offendere Taranto, la sua gente o una tifoseria che conosco bene e che ho sempre stimato.
Non voglio assolutamente giustificare quanto successo, voglio comunque precisare che lo sfogo di quell’istante, perché di un istante si è trattato, è figlio di una pressione forte, alimentata da contestazioni isolate ma ugualmente rumorose, che oltre a mettere in discussione la stabilità della mia panchina rischiavano di minare la serenità di uno spogliatoio che, per inciso, è sempre stato unito. Lo ripeto: nulla giustifica ciò che è accaduto, ma è anche il contesto emotivo che ha portato a una reazione impulsiva e, ribadisco, sbagliata.
Mi assumo ogni responsabilità. So di aver dato un’immagine che non rispecchia né il professionista né l’uomo che voglio essere, so anche di aver messo in difficoltà, dal punto di vista dell’esposizione mediatica, una Società come il Bisceglie che in questi anni di collaborazione non mi ha mai fatto mancare il suo sostegno.
Lavorerò per riconquistare la fiducia di chi si è sentito deluso e per trasformare questo errore in un’occasione di crescita personale.
Grazie a tutti
Pino Di Meo
