Carolina Morace e la Viterbese: 84 giorni che sfidarono il calcio e i suoi cliché

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Dalla grande occasione (persa) ai pregiudizi, la storia senza lieto fine della prima donna sulla panchina di una squadra maschile pro in Italia

Dai titoli dei quotidiani del tempo: “Sedotta e abbandonata”, “A Carolina servono uomini”, “L’urlo di Carolina: non marcate a uomo!”, “Carolina, risposta da uomo”. Sembrano B-movies degli anni Settanta. È curioso vedere come ci sia sempre e soltanto una prospettiva. La “risposta da uomo”, per esempio, è quella che Carolina Morace dà a Luciano Gaucci, che l’ha voluta sulla panchina della Viterbese, in C1. Dopo essersi mangiato allenatori in quantità, il presidente si trova davanti a una donna che dopo due partite straccia il contratto e lo pianta in asso. Abituato a tanti yes-man, Gaucci è allibito dalla prima che osa dirgli di no. “Le donne hanno il cervello fino, molto più degli uomini”, aveva spiegato presentando il suo ultimo ritrovato in fatto di comunicazione. 

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