A inizio settimana il Milan proverà a chiudere per il centrale spagnolo, cresciuto esponenzialmente anno dopo anno nella Capitale
I recuperi al limite dell’impossibile, le “murate” sugli avversari pronti a segnare, gli anticipi, le marcature arcigne e poi le uscite palla al piede, con addirittura alcuni coast-to-coast da un’area all’altra. Questo è stato il meglio di Mario Gila nei suoi quattro anni di Lazio. Qualità e attitudini che lo hanno spinto verso il sempre più probabile approdo al Milan. Doti che il difensore spagnolo ha messo in mostra un passo alla volta. All’inizio con il contagocce, poi sempre con maggiore frequenza, fino al rendimento costante e positivo avuto nelle ultime due stagioni. Parallelamente, in questo percorso di crescita, sono diventati sempre di meno, fino quasi a sparire, certi passaggi a vuoto (questione di concentrazione) che erano il rovescio della medaglia del primissimo Gila. Un percorso di crescita iniziato e finito (in biancoceleste) con Maurizio Sarri, ma intervallato dalle esperienze con Tudor (con cui ha sperimentato pure la difesa a tre) e Baroni.
la lunga marcia
—Il Gila che si appresta al grande salto è il risultato di questa crescita. Un esempio (virtuoso) che tanti calciatori dovrebbero seguire. Non si è mai arreso, ha sempre inseguito la strada del successo, ben consapevole quanto fosse lastricata di ostacoli. Nato a Barcellona, ma cresciuto nel vivaio del Real Madrid, nel 2022, a quasi 22 anni, decide di lasciare la Casa Blanca per ripartire da zero da un’altra parte. A Madrid, dopo le giovanili, aveva giocato solo con il Real Castilla, con un paio di presenze (di facciata, più che altro) nel Real Madrid vero. Non aveva chance (del resto, in quella squadra, le hanno soltanto i grandi campioni già affermati) così accettò con piacere la posposta che arrivò dalla Lazio. A “scoprirlo” e portarlo a Formello fu Igli Tare, allora ds della Lazio e, nell’ultima stagione, dirigente del Milan. Per poco i due non si ritroveranno a Milanello, ma Tare sarà comunque orgoglioso del percorso fatto dal suo pupillo. Che tuttavia, all’inizio, ebbe vita dura pure alla Lazio. Nella sua prima stagione in biancoceleste (2022-23) finisce regolarmente in panchina. Sarri, in difesa, punta tutto sulla coppia Casale-Romagnoli e quella Lazio va che è un piacere, tanto che alla fine conquisterà un inaspettato secondo posto in campionato. Per Gila solo spiccioli. Ma lui in allenamento si impegna al massimo, cerca di carpire tutti gli insegnamenti di Sarri per farsi trovare pronto nella stagione successiva. Che tuttavia comincia come era finita quella precedente, anche se nel frattempo Casale ha una flessione di rendimento e Patric (che lo sostituisce) non sempre è all’altezza della situazione. Sarri dirà poi che Gila necessitava ancora di un certo rodaggio, lo spagnolo rivelerà a posteriori di aver seriamente pensato di mollare tutto e andare altrove. Ma il destino salva entrambi. Il 25 novembre 2023 c’è Salernitana-Lazio e Sarri si ritrova senza centrali tra infortuni e squalifiche. E’ “costretto” a far giocare Gila titolare. Lo spagnolo è tra i migliori in campo e da quel momento non uscirà più di squadra. Sarà sempre titolare, a parte infortuni e squalifiche. Giocherà da protagonista pure in Champions, manifestazione nella quale in quella stagione la Lazio arriva fino agli ottavi di finale, in cui si arrende – dopo averlo battuto all’andata – solo al Bayern. E di Gila cominciano a prendere nota un po’ tutti.
l’evoluzione
—Le successive due stagioni sono quelle della definitiva consacrazione. Nella prima, con Baroni in panchina, Gila migliora anche la fase offensiva, alla quale il tecnico chiede pure ai difensori di partecipare assiduamente (non a caso sarà l’unico anno in cui Gila segna pure, per due volte). Con il ritorno di Sarri, nell’annata da poco conclusa, lo spagnolo migliora ancora nella fase difensiva. E, soprattutto, vede calare, fino quasi ad azzerarsi, quei passaggi a vuoto di concentrazione che in precedenza di tanto in tanto aveva. Sarri lavora più su questo aspetto che su quello tecnico, nel quale Gila ha poco da imparare. Gli fa capire, l’allenatore, quanto sia importante essere sul pezzo sempre, per tutta la partita. Una delle prestazioni migliori, forse la migliore in assoluto di questa annata, Gila la fa proprio contro il Milan, nel match di ritorno in campionato, vinto all’Olimpico dai biancocelesti per 1-0. Adesso sarà chiamato a ripetere in rossonero quanto di buono fatto alla Lazio. Con Amorim passerà dalla difesa a quattro a quella tre, cambiamento non di poco conto. Ma per Gila non sarà una novità assoluta. Negli ultimi due mesi della stagione 2023-24, dopo le dimissioni di Sarri, sulla panchina della Lazio arriva Igor Tudor, che fa giocare la squadra con il 3-4-2-1. L’allenatore croato utilizza sempre Gila, e lo impiega in ciascuna delle tre posizioni: braccetto di destra e di sinistra, ma anche centrale. Particolare importantissimo quest’ultimo, perché nel Milan di Amorim potrebbe essere proprio questo il suo ruolo.
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