L’ex delegata Uefa: “La squalifica di Balogun revocata un precedente pericoloso, in Italia si fa fatica a fare le riforme, ma Malagò sposta le montagne. Fifa troppo politicizzata, via dal board per scelta”
Un anno fa Evelina Christillin chiudeva la sua esperienza nel board Fifa, dopo due mandati e mezzo e nove anni da delegata Uefa. “Devo ammettere che un po’ mi manca — racconta la presidente del Museo Egizio, da sempre appassionata di sport e nazionale di sci —, soprattutto la Uefa e i legami che avevo stretto. Abbiamo condiviso battaglie toste come quella per la Superlega, infatti sono stata felice di accettare l’invito di Ceferin e Marchetti per la finale di Champions femminile. Però lasciare è stata una mia scelta, mi sembrava il momento giusto. Alcune cose non mi erano piaciute e avevo fiutato l’aria”.
“L’eccessiva politicizzazione della Fifa. Dall’inedito premio per la pace dato a Trump dalla Fifa al legame stretto con lui da Infantino: tutte manovre politiche”.
L’affaire Balogun, da lei definito “calcicidio”, è la conseguenza di questa situazione?
“Purtroppo, sì. Quello che abbiamo visto negli Usa con la revoca della squalifica è inconcepibile. Finora nessuno aveva mai toccato le regole. Nel calcio ci sono cose in cui non è permesso entrare, neppure a Trump o al presidente della Fifa. Si è creato un precedente pericoloso. Per fortuna ci ha pensato il Belgio a eliminare gli Stati Uniti, ma il vulnus resta. Se fossero andati avanti sarebbe stato molto difficile gestire la situazione, ci sarebbero state altre polemiche. Peccato perché è un bel Mondiale, anche la formula con le 48 squadre sta funzionando. Gli stadi sono quasi sempre pieni, non c’era motivo di inquinarlo”.
Senza l’Italia per chi fa il tifo?
“Per l’Inghilterra, perché grazie alla Uefa sono diventata amica della presidente della federazione inglese, Debbie Hewitt. Però la nostra eliminazione fa ancora male. Mentre guardo una partita ogni dieci minuti mi viene da pensare: Ma porca miseria, perché noi non ci siamo?”.
A proposito di Italia, da noi la rifondazione è iniziata con Malagò: è l’uomo giusto?
“Io e Giovanni ci conosciamo da una vita, faceva parte della cerchia di Montezemolo e Agnelli, abbiamo passato tante estati insieme. Montezemolo è stato il mio primo datore di lavoro quando facevo l’addetta stampa alla Fiat, Malagò è sempre stato un grande appassionato di sport, è simpatico e piaceva molto all’Avvocato. Siamo entrati insieme al Coni quando io fui la prima donna in giunta, poi gli ho dato una mano con la candidatura di Milano Cortina e la sua Olimpiade è stata un successo. E’ un entusiasta, uno che pensa sempre positivo. Quando ci siamo visti gli ho detto “Vedrai che sposterai le montagne e ce la farai”. Però gli ho detto pure che non sarà facile, perché il nostro calcio è renitente ai cambiamenti. Se non fossimo arrivati al disastro della terza eliminazione di fila da un Mondiale non sarebbe cambiato nulla, eppure da tempo si parla di riforme che vanno assolutamente fatte. Gli stadi e i giovani sono questioni che vanno affrontate in maniera seria. Malagò è atteso da una grande sfida”.
Come d.t. la sua prima scelta è Maldini. Condivide? “Assolutamente. Paolo è un amico e una grande persona, molto competente, ha tutta la mia stima. Però dopo l’esperienza al Milan non so quanto abbia voglia di rimettersi in gioco. Arriva in un momento di down della Nazionale, non avrebbe un compito facile”.
Conte è il primo nome per la panchina. Come vede un suo ritorno?
“Io e Antonio abbiamo un rapporto antico e unico. Credo che nessuno meglio di lui potrebbe aiutarci a tornare ai nostri livelli. E’ tosto e ha carattere, così come Mancini”.
Passiamo alla Juventus, dove c’è stato il terzo ribaltone dirigenziale in un anno, con l’arrivo di Carnevali.
“Anche Giovanni lo conosco bene, in Qatar abbiamo passato molto tempo insieme, lui era con Arrigo Sacchi e quando non eravamo allo stadio abbiamo girato il paese in lungo e in largo, dai musei al deserto. E’ un uomo di grande cultura e sono sicura che farà bene, anche se la situazione non è rosea. Senza la qualificazione alla Champions ci mancheranno entrate importanti, in più siamo sotto la lente della Uefa per il settlement agreement. Alcuni acquisti estivi come Openda e David sono stati deludenti, bisognerà vendere e sperare che arrivi qualche buon giocatore”.
All’Avvocato chi sarebbe piaciuto?
“Sicuramente Yildiz, perché rappresenta il genio, quello che piaceva a lui, ma con poca sregolatezza. E poi Bremer, perché è un lottatore e non si lamenta mai. All’Avvocato piacevano i fuoriclasse, nella Juventus di oggi non ce ne sono molti”.
Come ha vissuto da tifosa la retrocessione in Europa League?
“Dopo aver fatto un anno senza coppe per la squalifica mi sono abituata a tutto… è stato un dispiacere, ma noi juventini siamo abituati a cadere e rialzarci”.
Avrebbe confermato Spalletti anche con il sesto posto?
“Assolutamente sì, è un allenatore top, è vero che la Juventus ha avuto un finale di stagione disastroso, pareggi e sconfitte con squadre già retrocesse che ci sono costate la Champions, ma la mancata qualificazione non può essere imputata a lui. E poi c’erano evidenti contrasti con Comolli, con la nuova gestione anche lui sarà più sereno e potrà incidere di più”.
Vlahovic è un capitolo chiuso?
“Io vado in controtendenza: un altro tentativo lo farei, perché per me ne vale la pena. Ma pure lui deve dimostrare di tenere alla Juventus riducendosi l’ingaggio”.
Uno juventino del passato che le è rimasto nel cuore?
“Platini. Sono legatissima a Michel, ha subito una profonda ingiustizia, per questo mi piacerebbe vederlo rientrare nel mondo del calcio con un incarico importante”.
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