Inter tifa Lautaro per Argentina-Spagna

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I nerazzurri fanno il tifo per il Toro prima della finale. E dopo il gol all’Inghilterra il suo valore va alle stelle…

Giornalista

Pepo Martinez, strana figura di valenciano introverso, dovrà farsene una ragione: il cuore dell’Inter ha sempre avuto un ritmo argentino, l’antico battito non cambierà certo domani. Il nuovo portiere titolare andrà pure in giro in ritiro con la maglia spagnola e il nome di Pedri dietro alle spalle, ma anche lui ormai conosce l’epica nerazzurra: niente e nessuno potrà mai pesare come il capitano di questa era, che segna anche dall’altra parte del pianeta. Lautaro Martinez, bomber Mundial, non smette di essere ciò che è sempre stato dentro l’Inter: l’uomo a cui affidare i destini della squadra e del club. Il Toro aveva già segnato in semifinali da leggenda, sia in quella del 2023, nell’euroderby contro il Milan, sia nell’altra di Champions del 2025, quando riuscì a domare Lamine Yamal: è proprio il giovane alieno che ritroverà contro domani nel catino del MetLife, cresciuto di un anno e più affamato. Entrambe le reti in Europa sono cucite sul suo cuore argentino, restano tra le gioie più grandi di una carriera già riempita di trofei di ogni tipo, ma niente può essere paragonato a quanto accaduto mercoledì nel pomeriggio di Atlanta. 

nella storia

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È stata una testata alla storia, un urlo per la patria. Aver marchiato a fuoco una semifinale di Coppa del Mondo e disarcionato gli inglesi lo ha portato a galleggiare nella mistica che tanto amano a Buenos Aires. Con toni più sobri, ma altrettanto orgoglio, i compagni interisti hanno abbracciato a distanza il loro campione: messaggi da quasi tutti, a partire dagli italiani che avrebbero voluto passare un’estate simile a quella del Toro e, invece, già sudano nella Foresta Nera. Nessuno è rimasto lontano dal capitano in questo momento di gloria, né il suo allenatore Cristian Chivu che l’aveva visto da vicino a Miami durante le proprie ferie americane, né i dirigenti che se lo coccolano, a partire dal presidente Beppe Marotta e dal direttore sportivo Piero Ausilio. Lo hanno ripetuto in coro: Lautaro è l’orgoglio di tutti, un’altra vittoria mondiale rende grande di riflesso anche il suo club. Questione di prestigio, ma anche valore, che non smette di crescere in questi anni di reti in sequenza: a furia di impilarli uno sull’altro, Martinez è arrivato a 173 gol in nerazzurro, terzo di ogni tempo con la gloriosa maglia dell’FC Internazionale. Ha davanti due leggende del club, come Spillo Altobelli, ormai a tiro a quota 209, e Giuseppe Meazza più su a 284: perfino il primato dell’eterno Pepín non è al sicuro con Lautaro in giro per Milano ancora per qualche altro anno. Non c’è solo un lauto contratto da 9 milioni a stagione fino al 2029 che lo lega alla sedia, ma anche la valutazione che ne fanno i manager nerazzurri: dopo aver vinto il secondo titolo di capocannoniere con il terzo scudetto della vita, i siti specializzati quotavano l’argentino intorno ai 90 milioni, ma dal club alzano l’asticella ancora più su. L’importanza della rete all’Inghilterra, la terza nel torneo dopo quella alla Giordania e l’altra alla Svizzera ai quarti, lo portano a sfondare la tripla cifra: per l’Inter il capitano argentino oggi non vale meno di 120 milioni. Un modo scientifico per dire al mondo che, sì, è incedibile. 

la bandiera

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Dopo complimenti e carezze per la semifinale, sarà tempo di abbracci a distanza in attesa della finale, dove l’argentino onora la storia del club. C’è, infatti, un filo nerazzurro che attraversa la storia del Mondiale e che neppure il tempo è riuscito a spezzare: il 2026 non ha fatto differenza, l’Inter porta infatti un proprio giocatore nell’ultimo atto per la dodicesima edizione consecutiva della Coppa del Mondo, come nessun’altra squadra sul pianeta. La striscia iniziava nell’estate 1982, quella dei sogni azzurri, dello zio Bergomi con i baffoni, della vita da mediano di Oriali e di Spillo che ora Lautaro insegue. In mezzo scorrono campioni senza età come Rummenigge, Matthäus, Brehme, Klinsmann, Ronaldo, Sneijder o nerazzurri di cuore come Nicolino Berti e Materazzi, e pure sorprese inattese come Campagnaro, Palacio, Brozovic, Perisic. La parentesi si chiude proprio con il capitano, che c’era nel 2022 e ripianta la bandiera adesso negli Stati Uniti: quattro anni fa era già nella storia del suo club, ma adesso ha pure una fascia al braccio che lo rende più grande, per Chivu e per i compagni. L’altro Martinez, Pepo, tiferà contro, ma non dovrà prendersela: sarà l’unico in ritiro senza una bandiera argentina.

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