I bianconeri hanno bisogno di accelerare per un nuovo portiere titolare, ma la scelta sembra più economica che tecnica. Piace anche Trubin, ucraino del Benfica
Problema numero uno, in tutti i sensi. Alla Juventus non è bastato andare dall’altra parte mondo per ribaltare la questione portiere e vederla da un altro punto di vista. In Australia come in Italia: Michele Di Gregorio resta un caso e il suo successore un’urgenza da risolvere in fretta. L’allarme in questi mesi non è mai rientrato alla Continassa, ma ieri è tornato a suonare fortissimo. Un po’ come quando scatta la sirena antincendio in un locale. All’ad Giovanni Carnevali, al suo braccio destro Ricki Massara e al ds Marco Ottolini sono fischiate le orecchie nonostante i quasi quindicimila chilometri – e le sei ore di fusorario – che dividono la “loro” Torino da Perth. Tutta colpa del derby d’Italia e delle nuove incertezze dell’ex Monza. Poco reattivo sull’1-0 di Dimarco, addirittura un po’ goffo in occasione del raddoppio di Diouf. Due indizi non basterebbero per fare una prova, tuttavia la Juventus negli ultimi mesi ne ha raccolti molti di più. Tanto che la caccia al nuovo portiere, tra beffe, frenate e illusioni, in questo momento si sta restringendo a pochi nomi: in prima fila resistono Guglielmo Vicario del Tottenham e Zion Suzuki, pronto a trasferirsi dal Parma al Psg ma con il futuro imminente ancora in dubbio. A ruota del 29enne azzurro e del 23enne giapponese, guadagna posizioni Trubin del Benfica. Ma il casting continua: ogni giorno di più, si profila una scelta più economica che tecnica.
da alisson a…
—Già, la ricerca affannosa dell’erede di Di Gregorio è cominciata in primavera, non si è fermata con la rivoluzione dirigenziale (da Comolli e Carnevali) e nemmeno dopo le quattro amichevoli con la porta inviolata: Basilea, Standard Liegi, Nizza, Chelsea. Ieri Di Gregorio è ricascato nei vecchi vizi e la Juventus si trova costretta cambiare marcia. Gli uomini mercato bianconeri inseguono la migliore delle occasioni possibili. Preferibilmente in prestito dopo i tanti soldi investiti per rivoluzionare l’attacco: quasi 90 milioni tra Ekhator, Kolo Muani e Alajbegovic. In principio, la Signora ha accarezzato Alisson del Liverpool, si è fatta abbindolare dal canto del “Dibu” Martinez dell’Aston Villa e senza successo ha provato l’all-in per Svilar della Roma e Maignan del Milan. Il tempo dei sogni è finito da un po’ alla Continassa. A 23 giorni dalla fine delle trattative, Carnevali e Massara sono passati alla “modalità pragmatismo” e continuano a bussare in tutta Europa. Gli affitti brevi di Vicario e Suzuki (a patto che il Psg lo conceda subito dopo aver speso quasi 40 milioni) sono quelli che convincono di più.
le trattative
—Alla Continassa non è in discussione il valore di Di Gregorio, finito nel mirino di Marsiglia e Valencia, però ormai il problema è diventato più ambientale/psicologico che tecnico. Ieri Spalletti ha difeso l’Uomo Digre (“È stato bravo in 2-3 interventi”), ma al rientro dall’Australia spera di trovare un nuovo numero uno alla Continassa. Lucio vorrebbe Suzuki per la sua abilità con i piedi, anche sotto pressione. La Juventus, come ripete qualcuno alla Continassa, non è il Tolosa. Tradotto: l’eventuale prestito del giapponese dal Psg, che sta finalizzando il suo acquisto dal Parma, non può essere libero o gratuito: i bianconeri vorrebbero un premio di valorizzazione nel caso. A Parigi sono divisi: Luis Enrique, ad esempio, insiste per la cessione di Chevalier e la promozione immediata di Suzuki. Anche per questo Vicario resta in pole, a patto che il Tottenham confermi il prestito senza obblighi futuri.
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