Da Banda a Kean, la lunga estate calda delle società vittime dei capricci dei loro tesserati

di Danilo Sandalo

Il caldo estivo non è ancora terminato e con esso a quanto pare neanche i capricci dei calciatori, spesso manipolati dai propri procuratori che però va detto non sono l’unico male del calcio.
Ebbene si, perchè sebbene i procuratori possano giocare un ruolo cruciale in determinate situazioni, va sottolineato anche il fatto che i calciatori di oggi rispecchiano esattamente quello che è diventata la nostra società oggi, vale a dire un’entità priva di valori e fatta di tanto menefreghismo e di irriconoscenza, dove prevale sempre e soltanto l’individualismo sinonimo molto spesso di un comportamento infantile.
Da qui nascono i capricci e le marachelle dei calciatori nei confronti dei dirigenti, dei veri e propri atti provocatori che hanno come scopo finale quello di mettersi in cattiva luce quanto più possibile in modo da poter essere ceduto.
Il problema però è molto più profondo, perchè così facendo si manca di rispetto soprattutto a compagni di squadra e tifosi, che sono la vera anima di una città, un’anima fatta di accoglienza, disponibilità, comprensione, sostegno e chi più ne ha più ne metta.
E così ci siamo ritrovati quest’estate ad assistere alla Sitcom inscenata da Lameck Banda con il Lecce, sparito per settimane senza far sapere nulla di sè tanto da far preoccupare il presidente Saverio Sticchi Damiani per il suo stato di salute ed incolumità, passando per la vicenda di Sebastiano Esposito con il Cagliari, fino ad arrivare alla vicenda che riguarda Moise Kean con la Fiorentina.
L’attaccante viola in questi giorni è al centro di una vera e propria disputa con la dirigenza viola perchè vorrebbe passare al Como di Cesc Fabregas e quindi poter giocare la Champions League.
Nessuno vuole mettere in discussione le ambizioni personali che uno può avere, però appunto bisogna avere rispetto per la maglia e la città che si rappresentano in maniera incontrastata e non solo quando fa comodo, che si tratti di Lecce, Fiorentina o Canicattì.
Per questo bisogna essere Uomini con la “U” maiuscola e dimostrarlo con i fatti che sono contraddistinti da scelte sane e intrinseche di valori, quelli che la nostra società contemporanea sembra aver smarrito totalmente.

Purtroppo iniziare il campionato con il mercato ancora aperto equivale a falsare la partenza di alcune squadre o comunque ad alterarlo ed i comportamenti di alcuni calciatori e/o il rendimento di alcune squadre è vincolato anche da questa formula.
E’ chiaro che non si può pretendere che ragazzini poco più che ventenni abbiano un codice etico e morale tale da poter fare scuola, anche perchè se l’esempio non viene dai vertici di chi guida le istituzioni (non solo calcistiche), credo che sarà sempre più difficile e complesso mantenere la bussola in un contesto sociale che ormai l’ha persa definitivamente scivolando sempre più verso il baratro.
Bisogna intervenire in qualche modo e questo lo devono fare gli organi competenti, rivalutando la passione ed i sentimenti a scapito del materialismo e del business, solo così facendo potremo risalire la china altrimenti lo scivolare verso l’abisso sarà l’unica cosa che ci resta, considerando che l’abisso ha sempre sete.

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