L’ex capitano giudica l’argentino dopo la tripletta: “Salta l’uomo ed è decisivo, è un ragazzo d’altri tempi, fa bene alla Viola e alla Serie A. Ho abbracciato Commisso, tra noi nessun problema”
Il dieci non è solo un numero ma un tratto distintivo, un modo di esprimersi in mezzo al campo che accomuna pochi eletti. Nella centenaria storia della Fiorentina ci sono stati tanti giocatori di talento ma il dieci per eccellenza è Giancarlo Antognoni, vessillo viola che ha sventolato ininterrottamente per 15 anni, dicendo no alle big per restare a casa sua. L’uomo che giocava guardando le stelle (così amava raccontarlo Sandro Ciotti) adesso è capodelegazione della Under 21 azzurra ma un occhio a quello che capita alla Viola lo butta sempre. E venerdì sera si è emozionato vedendo in tv la tripletta di Franco Mastantuono, che non è un dieci di… numero (sulle spalle porta il 30, lo stesso che aveva all’inizio al River Plate e al Real Madrid, perché la 10 è stata ritirata nella stagione del Centenario in omaggio proprio ad Antognoni) ma di fatto sì. “Peccato — dice l’ex capitano — perché mi sarebbe piaciuto vedergli addosso quella maglia. Il talento è sempre meno in Italia, certi giocatori sono un dono per il calcio”.
Antognoni, Mastantuono è un numero dieci come lei?
“Diciamo un dieci e mezzo. Mastantuono appartiene alla categoria di quelli che giocano dalla metà campo in su e sanno sempre inventare qualcosa”.
Il paragone con Baggio è importante e anche un po’ ingombrante. Con lei invece vede caratteristiche in comune?
“Siamo diversi come tipologia, io ero più un centrocampista, lui invece è più attaccante. Però qualcosa in comune c’è: il piede. Lui è mancino, io usavo il destro, ma la tecnica ci avvicina”.
A 19 anni e 28 giorni è diventato il più giovane argentino ad aver fatto una tripletta nei top 5 campionati europei. Meglio di Messi e Icardi. Ha il bollo del predestinato?
“Un giocatore che viene dal Real Madrid ha sempre il voucher per poter andare e fare bene ovunque. Credo che la Fiorentina sia stata molto brava a prenderlo, anche se solo in prestito secco, e a valorizzarlo, facendolo giocare con continuità. Uno con le sue qualità deve stare in campo sempre, perché salta l’uomo e cerca sempre il gol”.
Eppure il ragazzo nell’intervista alla Gazzetta ha raccontato che vuole diventare più decisivo sotto porta, con assist e gol.
“Ha 19 anni e ampi margini di miglioramento, questa stagione in Italia sicuramente gli farà bene e lo farà crescere sotto tanti punti di vista, però davanti al portiere ci arriva talmente spesso che segnare poi diventa una formalità. Prima della tripletta col Venezia non è che non ci avesse provato, ma aveva colpito il palo e trovato il portiere. Non aveva fatto gol però aveva creato tanti pericoli e calciato. Ora che è saltato il tappo sarà più facile, ne sono certo. Se batterà anche punizioni e rigori può serenamente arrivare a 15 gol e andare anche oltre”.
Batistuta il primo anno di Fiorentina aveva realizzato 13 reti in campionato. Mastantuono può superare la doppia cifra al primo campionato di Serie A?
“Certamente, anche se tra i due è impossibile fare un paragone. Bati era un centravanti, Mastantuono non è solo un finalizzatore, è molto altro. Ha genio, visione, personalità e anche quella spregiudicatezza tipica della gioventù. Mi piace il suo modo di stare in campo, trasmette allegria. Si vede che giocare a calcio è un divertimento per lui”.
Baggio a parte, quale dieci del passato viola le ricorda?
“Diciamo che in Mastantuono c’è un mix di diversi giocatori. Ci vedo qualcosa di Rui Costa ma pure di De Sisti, però se devo proprio paragonarlo a qualcuno scelgo Daniel Bertoni, mio ex compagno di squadra e grandissimo amico. Sono argentini tutti e due e hanno portato nel nostro campionato oltre alla fantasia anche quell’atteggiamento scanzonato tipico dei sudamericani. Daniel fu il primo straniero della Fiorentina, me lo ricorda anche come modo di porsi con i compagni e con la gente, molto genuino e informale”.
Mastantuono si è presentato con la chitarra e ha conquistato i tifosi prima ancora di scendere in campo giocando a calcio in spiaggia con i bambini a Ferragosto. Non le pare inusuale?
“Sembra un ragazzo d’altri tempi e anche per questo mi piace. È bello vedere un ragazzo che gira per la città e non si fa problemi a fermarsi in mezzo alla gente. Fa bene alla Fiorentina, che grazie a lui si è risollevata conquistando tre punti pesantissimi a Venezia, e pure al calcio italiano, dove il dieci ormai è come un panda, una specie in via d’estinzione”.
A proposito di dieci, uno dei riferimenti di Mastantuono è Dybala. Vede somiglianze?
“Certamente. Sono tutti e due mancini e hanno in comune il dono di saper cambiare le partite. La qualità fa sempre la differenza, soprattutto in un campionato tattico come il nostro che è diventato sempre più complicato. Il ragazzo ha la mentalità giusta e ha dimostrato quanto può essere decisivo”.
Quale gol le è piaciuto di più?
“Il primo perché l’ha cercato, il portiere pensava che mettesse il pallone sull’altro palo, lui è stato astuto a calciare dalla parte del portiere”.
Un’ultima domanda: l’abbraccio con il presidente Commisso che significato ha?
“Io e Giuseppe B. ci conosciamo bene da diverso tempo, ci siamo incontrati e ci siamo salutati, tra noi non c’è alcun problema”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
