Monopoli, Capone e quel tacco che vale una rinascita


Bari, San Nicola, 12 settembre 2026, 36’ del primo tempo. Tosi crossa dalla sinistra, Andrea Capone si inserisce e trova un perfetto tocco di tacco che beffa il Foggia e consegna al Monopoli il successo nel derby pugliese. Un gesto tecnico di grande qualità, ma soprattutto il primo gol tra i professionisti per un ragazzo che, dopo aver attraversato momenti difficili, aveva quasi smesso di credere in quel traguardo.

Classe 2002, nato a Vigevano e fratello del centrocampista Christian Capone, oggi all’Atalanta U23, Andrea cresce per cinque anni nel settore giovanile del Milan. Con la Primavera rossonera colleziona 64 presenze e 9 reti, conquistando anche la convocazione con l’Under 17 azzurra per il Mondiale di categoria del 2019. Poi, il 23 aprile 2022, arriva l’incidente che rischia di cambiare tutto: in Milan-Bologna 1-4, una torsione del ginocchio destro provoca la rottura del legamento crociato anteriore. Oltre un anno e mezzo lontano dal campo e una lunga strada per tornare a sentirsi calciatore.

Il rientro passa dalla Croazia, con una sola presenza al Varazdin, e poi dal ritorno in Italia al Pescara, dove in Serie C non riesce a trovare spazio. La rinascita arriva dalla Serie D: nel 2024/25 Capone firma 7 gol in appena 6 presenze con il Club Milano, confermandosi anche nella stagione successiva con la Pro Palazzolo. Numeri che convincono il Monopoli a puntare su di lui in estate.

L’esordio da titolare arriva così nel derby con il Foggia, nella serata perfetta: primo gol tra i professionisti e tre punti per il Monopoli, alla seconda vittoria interna consecutiva. La squadra di Alberto Colombo sale a quota 6 nel Girone C e Capone può finalmente assaporare una gioia inseguita a lungo, dedicandola a chi gli è stato vicino durante il periodo più difficile.

Più di un gol, dunque, e più di una vittoria. Quel tacco racconta la storia di un ragazzo che ha dovuto ripartire dall’infortunio, attraversare categorie e aspettare il momento giusto per tornare a prendersi il palcoscenico. Una giocata arrivata al momento giusto, nel posto giusto, per ricordare che anche dopo una caduta molto lunga si può tornare a correre.

Fonte: TuttoC.com

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