L’ex centrocampista dello scudetto del 2000: “Sorpreso da questa partenza. La squadra, però, deve rimaner spensierata. Taylor? Sta facendo grandi cose”
Una sorpresa sì, ma non figlia di circostanze fortuite. La Lazio di Gattuso, vera rivelazione delle prime quattro giornate di campionato, non è in alto per caso. E ha tutte le carte in regola per restarci, anche se è ancora presto per dire dove possa arrivare. “Una partita buona è un indizio, quattro gare giocate su certi livelli sono una prova. E la Lazio, in queste prime quattro giornate, ha sempre fatto bene”. Lo sostiene uno che l’ambiente biancoceleste lo conosce bene per averlo frequentato a lungo da giocatore. Dario Marcolin, oggi opinionista Dazn, ha indossato la casacca della Lazio per sette stagioni (non consecutive). Compresa quella del 1999-2000 che portò allo scudetto e cominciò con 10 punti conquistati nei primi quattro turni. Esattamente come ha fatto la Lazio di Gattuso.
Marcolin, si aspettava una partenza così?
“Credo che non se lo aspettasse nessuno. Già prima che partisse la stagione c’era poca fiducia nella squadra, poi la sconfitta in Coppa Italia con il Mantova ha aperto ulteriori interrogativi. Ma è proprio lì, da quella sconfitta, che è nata la Lazio che adesso stiamo ammirando”.
Un k.o. salutare, quindi, anche se doloroso visto che un obiettivo è subito sfumato?
“Non dico salutare. Però quella delusione è servita a compattare la squadra con Gattuso. Ha fatto scattare la molla dell’orgoglio. Il gruppo si è ritrovato ed è cresciuto partita dopo partita”.
E ha subito trovato l’alchimia giusta nonostante siano arrivati tanti nuovi giocatori.
“Il mercato è stato fatto molto bene e i risultati si stanno vedendo. Sono arrivati i giocatori giusti al posto giusto e Gattuso è stato bravo a inserirli”.
Il tecnico è stato capace pure di rilanciare giocatori che c’erano già, ma erano finiti ai margini.
“Assolutamente. Tavares è l’esempio più eclatante, ma non è l’unico. Basta vedere Belahyane, Cancellieri, Floriani, lo stesso Zaccagni che veniva da un anno difficile e che adesso sembra rinato”.
Restando sui singoli, quanto importante è stato l’arrivo di Frattesi?
“Tantissimo. Sia per quello che ha dato a livello tecnico sia per quello che sta dando come leader. Ho avuto modo di parlarci a luglio, quando la trattativa con la Lazio stava decollando. Gli dissi che alla squadra biancoceleste mancavano dei leader. E che lui poteva colmare questa lacuna”.
Lo sta facendo da solo oppure anche con altri compagni?
“Lui, Zaccagni, Tavares sono in questo momento i giocatori che trainano il gruppo. La Lazio aveva bisogno di ritrovare uomini così. Le Lazio di Inzaghi e Sarri avevano Immobile, Luis Alberto e Milinkovic. Ora ci sono loro che possono fare altrettanto”.
Quelle Lazio hanno vinto trofei (3) e conquistato qualificazioni in Champions (2). Questa Lazio dove può arrivare?
“Troppo presto per dirlo, siamo solo all’inizio di un percorso. Adesso è impossibile stabilire dove si possa approdare. L’importante è continuare a crescere partita dopo partita”.
Quindi ha fatto bene Gattuso a porre il veto sui discorsi relativi agli obiettivi da inseguire?
“Assolutamente sì. Una delle caratteristiche più belle di questa Lazio è che gioca spensierata, non è il caso di crearle ansie. Deve continuare così. Deve giocare divertendosi, come ha fatto finora”.
Già. È una Lazio che non solo ottiene risultati positivi, ma gioca anche bene. E pensare che, nell’immaginario collettivo, Gattuso è ancora considerato un tecnico solo risultatista.
“Un’etichetta del tutto sbagliata. Rino è un allenatore che ha un bagaglio completo. Le sue squadre hanno carattere, ma hanno pure una cifra di gioco notevole. Anche quando era a Napoli aveva fatto vedere cose interessanti. Alla Lazio sta toccando l’apice. Ha preso come base il 4-3-3 di Sarri, aggiungendo del suo. La squadra palleggia meno e verticalizza di più. Ed è anche più aggressiva”.
E i singoli giocatori remano tutti dalla stessa parte.
“Un altro dei meriti di Gattuso, che è stato capace, partendo da zero, di creare subito l’alchimia giusta. Non dimentichiamo che in ogni caso la qualità non manca. Parlavamo di Zaccagni, Tavares e Frattesi, ma anche Taylor sta facendo grandi cose. E’ il classico giocatore olandese che, come tanti suoi connazionali, ha il calcio dentro. A me ricorda Winter”.
È una Lazio, tra l’altro, che sta andando bene nonostante la complicata situazione ambientale.
“Ma quella, paradossalmente, può anche essere stata una molla. Intanto la vicinanza dei tifosi la squadra la sente in trasferta. E pure in casa, come sabato scorso con il corteo pre-partita. E poi io credo che questi giocatori vogliano dimostrare un forte senso di appartenenza proprio per questa situazione che si è creata, per non deludere i tifosi”. È una squadra che può essere ulteriormente rinforzata. Si continua a parlare di Icardi.
“Che possa migliorare non c’è dubbio. Che sia necessario qualche innesto è da vedere. In questi casi bisogna stare molto attenti a non rompere gli equilibri interni, specie se le cose vanno bene”.
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