L’ex bianconero: “La Juve il club a cui resto più legato. L’Italia sarà sempre nel mio cuore, i miei figli sono cresciuti da voi. Il 6° posto dell’anno scorso? Un fallimento. Un club con una storia così deve sempre giocarsi lo scudetto”
“Sulla mia vita fuori dal campo si sono dette sempre molte cose, però a 39 anni gioco ancora, ho vinto 27 trofei e prima di smettere vorrei arrivare a 30”. Arturo Vidal è tornato a casa, in Cile, però un pezzo di cuore resta alla Juventus. C’è sempre il bianconero nel destino di “King Arturo”. Al Colo-Colo ha ritrovato i colori che lo hanno reso grande a Torino: 4 scudetti in 4 stagioni (tre con Conte e uno con Allegri) prima di proseguire la collezione di titoli tra Bayern, Barcellona, Inter, Flamengo, Atletico Paranaense. “La Juventus è il club a cui resto più legato – racconta il cileno —. Provo un affetto speciale per i tifosi e per i compagni, abbiamo vinto tanto. Sono stati anni meravigliosi, l’Italia sarà sempre nel mio cuore: i miei figli sono cresciuti lì”.
Llorente ha detto che alla Juventus servirebbe un Vidal per tornare a vincere: concorda?
“Con Fernando abbiamo condiviso uno spogliatoio spettacolare, con campioni del mondo come Buffon e Pirlo e top player come Chiellini, Barzagli, Bonucci, Pogba, Tevez… Llorente e io non eravamo amici inseparabili che chiacchierano ogni giorno, quindi le sue parole mi inorgogliscono ancora di più. Alla Juventus tornerò in futuro, da allenatore. Ma adesso ho ancora voglia di giocare, cambiando ruolo mi sono allungato la carriera: in difesa mi trovo a mio agio e recentemente mi hanno inserito tra i migliori centrali del Sudamerica”.
Com’è la Juventus vista dal Cile?
“Se il club non vince da diversi anni, i meriti sono anche di Inter e Napoli, molto cresciute. La Serie A resta un campionato difficile, fidatevi di me che ho girato parecchio: la Juve deve tornare a dominare in Italia”.
Cosa manca alla Juventus?
“La Juventus, se vuole tornare a vincere, deve fare le cose in modo ordinato: scegliere bene l’allenatore e il tipo di calcio. Ma la cosa più importante saranno sempre i giocatori. Alla Juventus serve gente di livello e personalità, affamata e vincente. Altrimenti è dura trionfare”.
Le fa effetto la Juventus in difficoltà e Conte a “casa”?
“Antonio è un allenatore straordinario, il migliore in assoluto a livello tattico: non mi stupisce che i tifosi sognino il suo ritorno. Conte è impressionante per come studia la partita, gli avversari e ti trasferisce quello che dovrai fare in campo. È un vincente, trasmette la sua mentalità a tutti. Sono convinto che Antonio saprebbe restituire alla Juve lo spirito e l’ambizione di voler vincere tutto”.
Conte “pesa” davvero come un grande giocatore?
“Sì, come un colpo da cento milioni. Lo ha dimostrato ovunque: quando ti guida Antonio, hai la garanzia che lotterai fino alla fine per il campionato. E quasi sempre trionfi. Però nessuno vince da solo, neppure lui: va circondato di giocatori forti e con mentalità. Noi avevamo il centrocampo migliore del mondo: Pirlo, Marchisio, Pogba, io… E una squadra spettacolare: è mancata solo la Champions”.
La volta che ha fatto arrabbiare di più Conte?
“A Miami, durante una tournée estiva. Ci faceva allenare come pazzi. Gli ultimi due giorni dice: “Vi concedo una serata libera, ma domani allenamento alle 8 del mattino e si corre, poi torniamo in Italia”. Avevamo il permesso di rientrare in hotel entro le 2 della notte e l’appuntamento per la partenza del pullman era alle 8 di mattina. Io mi sono presentato direttamente alle 8 e dieci con gli occhiali da sole, Conte era nero in viso per il mio ritardo e ci ha fatto sudare di brutto. Mi sono messo in testa al gruppo, ancora adesso non so come: non avevo dormito, nelle curve un po’ soffrivo”.
È stato allenato da Guardiola e Ancelotti al Bayern: differenze con Conte?
“Come valore assoluto, sono i tre migliori. Guardiola ha una visione del calcio incredibile, Ancelotti è straordinario nella gestione dei gruppi e dei giocatori. Conte è il migliore tatticamente e fa sì che tutti siano pronti a lasciare la vita per lui in campo. Trasmette un’energia, una fiducia e una voglia di vincere incredibili”.
Lei ha avuto Conte anche all’Inter, dove poi ha incrociato Simone Inzaghi: altro candidato per il futuro della Juventus. Tra i due?
“Grandi allenatori, ma Conte è di un altro livello: è un vincente nato. Non a caso Inzaghi all’Inter è ripartito dal 3-5-2 di Antonio. Tra i due scelgo Conte, senza alcun dubbio. Dopo l’addio di Conte ho avuto meno spazio di quel che avrei voluto, però non sono pentito di essere stato all’Inter: ho vinto anche lì”.
Da Spalletti, vincitore dello scudetto col Napoli, si aspettava di più in bianconero?
“Più che da Spalletti, mi aspetto di più dalla Juve. Il sesto posto della passata stagione è un fallimento, a prescindere dall’allenatore. Un club con quella storia deve sempre lottare per vincere il campionato”.
McKennie le assomiglia un po’?
“Può essere, lo dicono in tanti. Ma penso che sia dura paragonarmi a qualcuno, io ho caratteristiche particolari: quando giocavo a centrocampo mi piaceva recuperare, segnare, correre, arrivare in area e aiutare la squadra in tutti i settori del campo”.
Yildiz sarebbe stato nella sua Juventus?
“Bel giocatore. In una delle quattro stagioni, magari sì Yildiz avrebbe potuto giocare con noi. Ma poi chi tiri fuori di quelle squadre? Non c’è paragone tra la Juve attuale e la nostra finalista di Champions”.
La più grande pazzia prima di una partita?
“La racconterò quando smetto. Ho ancora voglia di competere e vincere. Ho avuto la fortuna di giocare nel Barcellona di Messi, nel Bayern, nella Juve e nei più grandi club del mondo ma non è ancora tempo di guardarsi indietro”.
Nonostante la sua vita un po’ spericolata, si è fatto apprezzare anche in Germania: prima a Leverkusen e poi al Bayern: perché?
“In Germania apprezzano il lavoro, l’intensità. Mi sono adattato molto bene perché sono sempre stato uno che lasciava tutto in campo. Ovunque hanno sempre parlato della mia vita privata, ma alla fine l’importante è ciò che si dimostra quando giochi. Io mi sono allenato tutta la vita a con un livello incredibile e fin da bambino ho una mentalità vincente. Non mi sono mai nascosto, non ho rimpianti”.
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