Marcus Thuram ha sempre segnato contro il Como, e dopo la riunione di spogliatoio e la vittoria in Champions i nerazzurri pensano di aver sconfitto il mal dell’approccio
Che rumore fanno nove palloni dentro a una rete? Li senti, uno a uno, fino a 750 chilometri di distanza, dalle distese di acciaierie e detriti del Nord della Francia fino a questa Milano post-industriale. Dalla piccola e pittoresca Lens, saccheggiata dal Como dei miracoli, al laboratorio di Appiano, che tornerà a popolarsi oggi dopo una giornata di meritato riposo. I nerazzurri, di nuovo nel centro sportivo dopo aver raddrizzato la stagione in Champions, inizieranno lo studio approfondito del mondo di Cesc. Basterà passare al microscopio il passato più o meno recente: l’anno scorso Chivu aveva dimostrato di possedere la ricetta segreta per arginare Fabregas, lo aveva battuto tre volte su quattro – giusto uno 0-0 nell’andata della semifinale di Coppa Italia sul Lago –, eppure adesso il Como è accompagnato dal frastuono dell’1-9 della trasferta francese. Il risultato è talmente fuori scala che rischia di distorcere la realtà, ma l’Inter non è squadra abituata a farsi condizionare dal mondo esterno. Può cadere, ed è successo spesso, ma sa sempre come rialzarsi: l’ultima risalita nella casa del Feyenoord lo dimostra. Insomma, Chivu può appendersi alle sue, di certezze, rintuzzate in Europa tre giorni fa: il 3-0 di Rotterdam ha restituito al tecnico la versione migliore dell’Inter dopo la controfigura del derby.
Il talismano
—Il Como bussa con una forza mai vista alla porta dell’alta nobiltà italiana ed europea e farà bene Chivu a considerarlo a tutti gli effetti come una rivale diretta per lo scudetto, ma è comunque il romeno ad avere il tricolore cucito sul petto: questo negli scontri diretti può avere un peso. Senza contare lo storico, perché per i comaschi i nerazzurri sono un ostacolo che resiste da decenni: undici sconfitte consecutive in Serie A, unica vittoria a San Siro che risale al Dopoguerra, 1-2 nel maggio 1950, mentre l’ultimo successo in assoluto ha la firma di Stefano Borgonovo, decisivo nell’1-0 al Sinigaglia del dicembre 1985. Per i campioni d’Italia è quindi una storia da proseguire, sull’onda della Champions dove la squadra ha ritrovato distanze, uomini e un pensiero comune. Pure un centravanti capace di liberare Marcus Thuram. Per il francese, che moriva di noia e solitudine contro la difesa del Diavolo, è tutt’altra vita con Pio che pianta la bandiera nell’area avversaria. La presenza di Esposito lo libera e, al netto degli ultimi due allenamenti, sarà così anche domenica alle 19. Non bastasse, l’amuleto anti-Como è proprio il figlio di Lilian: 4 gol in tre presenze di campionato, uno nel dicembre 2024, un altro nel dicembre successivo e due al Sinigaglia lo scorso aprile, nell’ultima prova di forza scudetto. Ha segnato ogni volta che ha affrontato i comaschi in A (non nelle due di Coppa Italia) e nell’ultima occasione ha rimesso in piedi una partita scappata via, con l’Inter sotto di 2: a ripensarci , era un’anteprima del film di questa stagione.
Spremuto
—L’Inter di Rotterdam è figlia di un franco confronto post-derby: parola ai giocatori e Chivu ad ascoltare, non sono volati gli stracci, ma tutti hanno tirato fuori ciò che sentivano. Fatto sta che in Champions la squadra si era trasformata e non ha mostrato alcun segno della malattia che ha accompagnato tutta la stagione, quella tendenza a regalare campo e gol agli avversari a inizio gara: se davvero i nerazzurri sono guariti da quella che internamente hanno chiamato “approccite”, ovvero inconscia fatica nell’approccio alle gare, lo si vedrà proprio contro il terribile e giovane Como. Di certo, le soluzioni in casa Inter si sono di colpo moltiplicate rispetto a quanto accaduto contro il Milan e lo stesso Marcus ha più modo di seguire il suo istinto, nonostante sia stato spremuto parecchio in questo periodo. Da sosta a sosta dovrebbe fare il 100% delle partite da titolare: l’unico riposo previsto, a Venezia, era saltato perché le condizioni degli altri attaccanti avevano ristretto le scelte. Ma l’unico dubbio per Marcus può essere la stanchezza e non certo la leadership: la prolungata assenza di Lautaro ha concentrato su di lui il peso dell’attacco interista e il francese ha mostrato tutt’altra maturità rispetto al passato. Chissà se prima o poi il ct Zizou, vecchio amico di famiglia, se ne accorgerà, ma, indipendentemente dallo stress test contro Fabregas e dalle scelte della sua nazionale, Thuram sa che la normalità è ormai vicina: tra due settimane si riconnetterà con il gemello argentino e sarà di nuovo, definitivamente, ThuLa.
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