di Danilo Sandalo
Gli anni 80 per i tifosi giallorossi sono stati sicuramente quelli più belli, indimenticabili e, perchè no, colorati,
perchè il tifo giallorosso era talmente tanto vivo che, di pari passo ai cori, inscenava ogni domenica coreografie semplici ma allo stesso tempo molto accese che, a contatto con l’azzurro del cielo e con il calore del sole salentino, assumevano dei contorni inimmaginabili, quasi onirici, spesso riconducibili più alle torcide sudamericane che al contesto del campionato italiano nel quale si era immersi.
L’atmosfera che si respirava in quegli anni al “Via del Mare” era paragonabile a quella degli stadi sudamericani, in particolar modo argentini, per via della passione sproporzionata che aveva travolto il popolo salentino e non è un caso che gli argentini Pasculli e Barbas si siano trovati a loro agio in questo ambiente, così come sarà anche per i loro successori uruguaiani, Chevanton e Giacomazzi, qualche anno più tardi.
In questo scenario surreale il 26 settembre 1993 il Lecce, guidato da Nedo Sonetti, si ritrova ad affrontare la Juventus di Baggio e Trapattoni, ma anche del “leccese” Antonio Conte.
I bianconeri arrivano in Salento con tutti i favori del pronostico, anche perchè il Lecce è ultimo in classifica a 0 punti con 5 sconfitte consecutive in altrettante giornate di campionato.
Erano gli anni in cui in molti preferivano tifare per le squadre del nord, identificandosi poco con la realtà territoriale di appartenenza e quando arrivavano squadre come Juventus, Inter o Milan l’ entusiasmo era alle stelle e per tutti diveniva comunque motivo di orgoglio potersi confrontare con queste squadre così blasonate.
Quel giorno nessuno si aspettava il miracolo, nè i pochi affezionati nè i tanti che erano al “Via del Mare” per vedere all’opera Baggio e compagni, però tutti in cuor loro coltivavano nella loro parte più intima e nascosta il sogno segreto che qualcosa di insperato potesse succedere, che i pronostici potessero essere ribaltati e che, per una volta, Davide potesse avere ragione su Golia.
E queste speranze sembrano prendere vita al 23′ minuto del primo tempo quando Paolo Baldieri, ben servito da Melchiori, lascia partire un bolide da fuori area che fa secco Angelo Peruzzi, posizionato sotto la Curva Sud, facendo esplodere l’intero stadio e dando il via alle danze in stile torcida sudamericana per l’appunto.
Un gol da favola e da vera antologia calcistica quello segnato dal numero 9 romano, che a Lecce è ancora oggi di casa, (vive li dove gestisce anche un’ attività commerciale) autentico trascinatore in quell’ annata disgraziata, segnata dal tramonto dell’ era Jurlano, che senza dubbio segnava la fine della “belle epoque” leccese.
Una rete che a distanza di anni viene ancora ricordata come modello perchè intrinseca di rivalsa e spirito di sacrificio, oltre che di appartenenza, andandosi a posizionare come autentico simbolo di lotta per non darsi mai per vinti e provarci sempre e comunque contro chiunque.
Il Lecce di Eusebio Di Francesco sabato affronterà la Juventus in un match fondamentale verso la salvezza e dovrebbe ripartire proprio dal gol di Paolo Baldieri e da quello che racchiude e rappresenta per ispirarsi a provare ad avere la meglio sulla “Vecchia Signora”.
Un gol che ha permesso a tutti i salentini di sentirsi importanti ed iniziare quel percorso che li ha portati oggi ad essere sempre più orgogliosi della Terra in cui sono nati.
A Stulic, Cheddira e Camarda il mister dovrebbe far rivedere 10, 100, 1000 volte il gol di Paolo Baldieri per far scattare in loro quella scintilla pronta ad infiammare il “Via del Mare” e farlo rimanere infuocato per tutti i 90 minuti di gara come se fosse la “Bombonera” o il “Monumental” di Buenos Aires e permettere a tutti i salentini di potersi sentire orgogliosi di esserlo.
Perchè quello che i giocatori non capiscono oggi è che, sebbene siano di passaggio in un club o in una città, possono diventare leggende viventi ed essere ricordati per sempre negli annali se in campo danno tutto riuscendo talvolta a ribaltare l’impossibile.
E Paolo Baldieri in questo ne è un esempio, un’autentica icona destinata a rimanere scolpita nei cuori e negli occhi di ogni tifoso giallorosso.
