Oristanio intervista: “Il Torino, Abate e..”

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Il fantasista: “Casadei lo ricordo dalle giovanili dell’Inter, un grandissimo giocatore. In granata c’è un’atmosfera bellissima”

A pensarci bene, il Toro sembra essere stato sempre nel suo destino. Perché la sua prima maglia era tutta granata nella scuola calcio di Roccadaspide (Salerno), dove è cresciuto con mamma Raffaella a fare da presidente e sotto gli occhi di papà Rosario (ex calciatore). Come se non bastasse, l’esordio in Serie A lo ha bagnato proprio al Grande Torino: era il 21 agosto 2023, giocava nel Cagliari di Claudio Ranieri e l’avversario era il Toro. “Quella partita me la ricordo benissimo, una grande emozione, avevo diciannove anni. Questo mi consente di dire che conservo un ricordo bellissimo di mister Ranieri, da lui ho potuto apprendere tante cose: per me è stato un momento importante”. 

Oristanio, che cosa l’ha spinta ad accettare il Toro? 

“Questo club mi ha dato tanta fiducia dal primo momento: è stato importante. Anche quando mi ha cercato un’altra squadra, avevo deciso e avevo dato la parola al direttore Petrachi. Semplicemente l’ho mantenuta, volevo solo il Toro. Sono felice di iniziare questo bellissimo percorso. Non vedo l’ora”. 

Come sta andando il ritiro? 

“Ogni ritiro è sempre duro, ma in questo periodo si deve fare fatica. L’importante è restare lucidi e seguire le idee del mister”. 

Il Toro ha un grande serbatoio di qualità e di fantasia grazie a lei, Vlasic, Casadei, Njie, Simeone: come immagina che sarà giocare con questi calciatori? 

“Sarà bellissimo. Avere molti giocatori di fantasia, di carattere, estro e personalità è sempre una cosa molto positiva: abbiamo tutti la possibilità di apprendere, di crescere insieme, perché c’è molta competitività e questo vuol dire alzare il livello. È un bene per la squadra”. 

Quali sono state le sue prime sensazioni in questo gruppo? 

“Mi hanno accolto in una maniera eccezionale, dal capitano Zapata fino ai ragazzini”. 

Quali sono i suoi obiettivi? 

“Cerco la continuità che mi è mancata in questi anni. Mi auguro che riuscirò a esprimere tutto il mio potenziale: è arrivato il momento. Devo lavorare ed essere a disposizione con umiltà. Non conosco altre strade: sudare, ascoltare, sacrificarsi”. 

Che cosa ha già capito del mondo granata? 

“Qui c’è una bellissima atmosfera, perché ogni giorno è pieno di tifosi. Anche quando non ci alleniamo, i tifosi sono insieme a noi. Mi ha stupito che tanti tifosi non siano di Torino, ma provengano da tutte le zone d’Italia. Questo ti fa capire subito la grandezza del Toro, quanto sia speciale, perché parliamo non solo di un club amato nella città di Torino ma in tutta Italia. Questo mi ha emozionato”. 

Quali impressioni su Abate? 

“Ogni giorno il mister ti fa alzare l’asticella, ogni giorno ti fa dare il massimo e anche di più. Anche nei momenti in cui sei più stanco, riesce a estrarre quel qualcosa in più. Sta tirando fuori il 110% da ognuno di noi”. 

Qual è la sua prima richiesta? 

“Coraggio e personalità. Ha concetti chiari, idee definite. Vuole che riusciamo a essere sia sfrontati sia disciplinati. La parola giusta per descrivere le richieste di Abate è coraggio”. 

Lei in un Venezia-Como di Serie A segnò direttamente da calcio d’angolo: cura molto gli allenamenti sui calci da fermo? 

“Ogni piccolezza può fare la differenza in una partita. Io do molta importanza ai calci di punizione, ai rigori, agli angoli: sì, mi alleno provando spesso”. 

Come ha ritrovato Casadei? 

“Lo conoscevo da molti anni perché abbiamo fatto insieme il settore giovanile all’Inter. Era un ragazzo, ho ritrovato un grandissimo calciatore”. 

Dove le piace giocare di più? 

“Nel 3-4-2-1, essendo un mancino, la mia posizione preferita è più defilato sulla destra, sotto la punta. Ma più del modulo sono importanti le idee del mister”. 

A proposito della storia del Toro, ha già messo in programma una visita al Colle di Superga? 

“Nei miei primi giorni a Torino non ci sono andato, però sarà una delle prime cose che farò perché la voglio fare. Ma la voglio fare da solo: per ora ho letto molto sulla storia del Toro, ne ho sentito parlare, ma non ho mai provato l’emozione di vivere quel luogo. La prima volta voglio andarci da solo per capirne l’emozione, dopo ci tornerò accompagnato da qualcuno della società per farmi spiegare la storia. Qui è tutto magico”. 

Campano come lei, in prima squadra c’è il diciottenne Andrea Luongo: che ne pensa? 

“È un ragazzo molto ma molto talentuoso, sono convinto che con il lavoro e con il sacrificio potrà raccogliere nel suo futuro davvero tante soddisfazioni”.

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