Ha segnato 6 gol tra gennaio e maggio: il nuovo allenatore lavora per lanciare il romagnolo sulla trequarti
Quattro amichevoli, quattro indizi univoci. Nel nuovo campionato Cesare Casadei avrà una posizione ben diversa rispetto a quanto visto nei suoi primi 18 mesi in granata. L’amichevole di domenica contro il Burnley ha confermato quanto si era già visto nei primi test giocati durante il ritiro di Pinzolo, contro Valrendena, Alcione e Cittadella: il nuovo tecnico Ignazio Abate vuole portare il centrocampista romagnolo più avanti, più vicino alla porta, in modo da sfruttarne al massimo le doti offensive. E i primi riscontri sembrano incoraggianti.
Il percorso
—Già nelle scorse stagioni l’idea di un Casadei trequartista era balenata nella mente dei tecnici che si sono succeduti sulla panchina del Torino (qui la fanta-analisi della squadra granata). Cesare ha un tale potenziale offensivo, nel suo percorso di formazione ha mostrato una tale affinità con il gol che viene naturale pensare a un suo avanzamento, e non solo per la sua straordinaria abilità nel segnare con i colpi di testa. Nel 2021-22, quando vinse lo scudetto con la Primavera dell’Inter guidata in panchina da Cristian Chivu, il giovane Casadei segnò 15 gol in 32 partite giocando soprattutto trequartista. Nell’estate successiva fu il capocannoniere del Mondiale Under 20 con l’Italia, segnando 7 gol in 7 gare: partiva da centrocampo, ma aveva massima libertà di azione. Poi però bisogna fare i conti con il calcio dei grandi e con le sue necessità tattiche, con le scelte che impone un campionato, con i periodi che un giocatore può attraversare. Dopo il triennio formativo in Inghilterra sotto l’insegna del Chelsea, Casadei è rientrato in Italia e al Toro ha iniziato a vivere con continuità il massimo livello, con le sue esigenze e le sue difficoltà. Nella scorsa stagione i granata hanno dovuto presto scegliere il 3-5-2 come modulo. Cesare nel girone d’andata è stato quasi sempre titolare, come mezzala, ma non ha trovato continuità di prestazioni e di certo il lutto per la morte del padre non ha aiutato. Da gennaio in poi, quando paradossalmente ha giocato meno dal primo minuto, Casadei si è sbloccato e nell’anno solare ha firmato 6 gol, uno ogni 143 minuti passati in campo. Ha chiuso in bellezza, ispirando la rimonta nel derby con un’incornata e propiziando allo stesso modo il 2-2 di Adams.
Stimoli
—Casadei è fortissimo di testa, ma sa anche leggere gli spazi ed attaccarli. Quando è stato scelto come allenatore del Torino, Ignazio Abate ha immaginato che un giocatore del genere si adattasse al suo tipo di gioco e a quell’assetto tattico, il 3-4-2-1, che aveva scelto a Castellammare e che stava portando anche in granata. La risposta è stata immediata. Il romagnolo si è presentato in ritiro con una condizione invidiabile, con l’approccio di chi non vede l’ora di mettersi alla prova in un’impresa che lo stimola molto. In due occasioni il tecnico l’ha fatto partire a fianco di Gianluca Oristanio, in un’altra partita ha voluto metterlo a fianco di Alieu Njie; in Inghilterra è rientrato Vlasic e nel primo tempo lo staff ha deciso di provare il croato con lo svedese, ma dalla ripresa è toccato di nuovo a Casadei-Oristanio. E Cesare ancora una volta ha fatto una buona impressione. Certo, il fatto di giocare lì davanti non diminuisce le responsabilità, anzi: Abate chiede un’aggressione feroce quando gli avversari costruiscono dal basso e una presenza nel gioco costante e attenta in entrambe le fasi. La “promozione” sulla trequarti, insomma, ha un prezzo. A giudicare dall’atteggiamento che ha mostrato in ritiro e in questi primi test stagionali, Casadei pare ben contento di affrontarlo.
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