Herrera convinse in 5 minuti la roccia della Germania, Allodi chiuse la trattativa con la Pantera Nera. Sarebbe nato uno squadrone senza precedenti, ma…
Sarti, Burgnich, Facchetti, magari Beckenbauer, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, magari Eusebio, Suarez, Corso. In un film distopico che nessuno ha mai visto, questa è la formazione dell’Inter 1966-67. Va bene, qui si dice di un sogno di una notte di mezza estate – quella fatidica del 1966 – e si registra di come al risveglio ai tifosi interisti non apparvero né Beckenbauer e tantomeno Eusebio. In una livida lontananza, come un fantasma che torna a visitare la terra dell’incubo, si scontornò invece la figura esile di un coreano dal nome che nessuno avrebbe mai più dimenticato: Pak Doo Ik. A lui – a misfatto compiuto – venne addebitata la colpa del mancato arrivo in Italia dei due campioni, il Kaiser e la Pantera Nera; ma come vedremo il danno subito dall’Inter era riferibile ad un concorso di colpa che contemplava un mistero, un muro che si alzava e una nostalgia mai vissuta.
