L’addio dopo quasi trent’anni apre una nuova fase per l’Inter e lascia sul tavolo interrogativi sulle ragioni di una separazione maturata in modo diverso dal previsto
Con Ausilio se ne va uno dei protagonisti dell’ultimo periodo di storia interista. È entrato nella società nerazzurra quando era poco più che un ragazzo, a ventisei anni, e la lascia dopo quasi tre decenni durante i quali molte cose sono successe: sono arrivate grandi vittorie (era il vice ds nella stagione del Triplete, è stato il direttore sportivo degli ultimi tre scudetti), sono stati presi campioni di livello internazionale, è stata ovviamente sbagliata qualche scelta com’è naturale che sia. Di sicuro l’Inter perde un uomo che conosce alla perfezione il club in ogni sua sfaccettatura e che sa muoversi nel mercato internazionale grazie a un’esperienza ormai ampia. Lo sostituirà Baccin, cresciuto assieme a Marotta e allo stesso Ausilio: per lui sarà una prova del fuoco. Era noto che Ausilio dovesse rinnovare il contratto e che la situazione per arrivare alla firma non fosse lineare come in passato, ma forse nessuno pensava che si sarebbe davvero arrivati al divorzio: alla fine vedrai che rimane, si diceva. Ci sono stati invece motivi più rilevanti del previsto che hanno portato all’addio immediato. È noto che un ostacolo è stato rappresentato dalla durata del contratto, che Ausilio avrebbe voluto triennale anziché annuale, ma pare che abbia inciso anche la consistenza dei rapporti che il ds aveva creato in tutti questi anni sia nel mondo del mercato che in quello dei media. Un peso che a qualcuno avrebbe dato fastidio.
