Possesso, i gol di Pavlidis e attacco agli spazi: come gioca il Benfica di Marco Silva

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I portoghesi da inizio stagione stanno segnando a raffica. Il punto debole? Una linea difensiva poco veloce sulle palle lunghe

Sessantatré anni fa il Milan vinceva la sua prima Coppa dei Campioni contro il Benfica, grazie alla doppietta di uno straordinario José Altafini. Ai portoghesi non bastò il gol di Eusebio. Insomma, due nomi che da soli fanno capire la storia. E anche quanto tempo sia passato. Oggi le due squadre si riaffrontano ed è cambiato un mondo: un’epoca, un calcio, una rivoluzione tecnologica. Ruben Amorim il Benfica lo conosce bene: è portoghese e a Lisbona ha giocato gran parte della sua carriera, quando viveva ancora in mezzo al campo e non in panchina. Il Benfica 2026-27 è una macchina da gol: ha frecce sulle catene esterne che possono fare male, giovani interessanti, un vero numero 9, un allenatore che la Juve in passato ha cercato e, nell’identità, un calcio fatto di dominio e possesso. Esattamente quello che cerca anche Ruben. Mercoledì a San Siro, insomma, sarà una battaglia di interessi.

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Partiamo dai numeri, perché da lì non si scappa. Il Benfica è attualmente secondo in campionato con 16 punti in 6 partite: facile fare il conto. Cinque vittorie e un pareggio. Ma ciò che colpisce davvero è il dato sui gol fatti: 24, più di tutti in Primeira Liga e oltre il triplo del Milan, fermo a 7 in Serie A, anche se i rossoneri hanno due partite in meno. Sui gol subiti, invece, il Benfica ne ha incassati 4 in campionato, gli stessi del Diavolo ma con 180 minuti di disavanzo. I portoghesi giocano con un 4-2-3-1 fatto di possesso, fluidità e attacchi negli spazi. A settembre hanno rifilato almeno tre gol a tutti. Contro il Casa Pia, tra l’altro ex squadra allenata da Amorim, è arrivato un clamoroso 7-0 in trasferta. Nei preliminari di Europa League, invece, sono arrivati cinque gol al San Gallo e sei agli Hearts, formazione scozzese. Numeri importanti, certo, ma da maneggiare con cura: bisogna rapportarli anche al livello delle squadre affrontate in Europa e a quello del campionato portoghese, che resta decisamente inferiore a una Serie A dove le partite sono più equilibrate e la fase difensiva tende a essere curata con un po’ più di attenzione. Detto questo, il Milan non può permettersi distrazioni. Soprattutto dopo il modo in cui ha approcciato la sfida dell’Olimpico contro la Lazio, tra buchi enormi e disattenzioni difensive. Contro un Benfica che da anni frequenta le competizioni internazionali – l’anno scorso era in Champions League – i cali mentali non sono contemplati per portare a casa il risultato.

la stella

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Un nome su tutti: Vangelis Pavlidis. Attaccante greco di quasi un metro e novanta che in 11 uscite stagionali ha già messo a referto 14 gol. Tripletta contro il Casa Pia in campionato e addirittura poker contro il San Gallo nel ritorno del secondo turno di Europa League. Una macchina da gol, insomma. E non proprio una di quelle che si fermano al primo semaforo rosso. L’anno scorso è arrivato a 29 reti in tutte le competizioni, segnando anche un gol e fornendo due assist contro il Real Madrid. La pressione, evidentemente, non la sente. A 27 anni sa attaccare la profondità, dominare nel gioco aereo e calciare con entrambi i piedi. Non è soltanto un pallottoliere: sa anche mandare in porta i compagni, tanto che al momento è già a quota tre assist. Il Milan dovrà tenere d’occhio anche i tre moschettieri alle sue spalle: Rafa Silva, Sudakov – acquisto più caro dell’estate, 20 milioni – e Prestianni, talento argentino classe 2006, autore di 8 gol e 2 assist in 10 partite. Ad agosto dal Parma è arrivato Circati per 18 milioni, anche se al momento la coppia centrale è formata da Lenglet e Tomas Araujo, capitano portoghese classe 2002. In mediana, invece, c’è un nome pesante: Palhinha, arrivato dal Bayern in estate. Dovrebbe partire titolare a San Siro, insieme a uno tra Barrenechea, ex Juve, e Barreiro, mezzala lussemburghese box to box con il vizio del gol: già tre in stagione.

l’allenatore

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Una menzione la merita anche Marco Silva, l’allenatore arrivato in estate al posto di Mourinho. Eredità già abbastanza pesante, diciamo. In passato è stato cercato anche dalla Juve. Silva ha guidato per cinque anni il Fulham, portandolo in Premier League dalla Championship. Nel 2015-16 ha vissuto una stagione da record alla guida dell’Olympiacos, vincendo il campionato con 85 punti su 90 e una serie di 17 risultati utili consecutivi. Al Benfica ha mantenuto l’ossatura della difesa a quattro, cambiando però le gerarchie in porta. Trubin – che l’anno scorso segnò di testa al Real Madrid il gol che valse la qualificazione ai playoff – è stato sostituito da Samuel Soares, portoghese di 24 anni, alto un metro e novanta. Dietro Otamendi non c’è più e, sul fronte cessioni, sono partite anche pedine importanti come Kokcu, Dedic, Antonio Silva – cercato dal Milan in estate – e Florentino. Silva ha fatto di necessità virtù, puntando anche sui giovani, come Daniel Benjaqui, terzino destro classe 2008 cresciuto in casa. Anche se il titolare, per ora, è Bah. In questi primi due mesi di stagione il Benfica ha tenuto parecchio la palla, con una media del 60% di possesso. Segna tanto e, soprattutto, segna tanto negli ultimi 20 minuti, trovando spesso soluzioni dalla panchina. Tra queste ci sono Duran, Lukebakio, Schjelderup e Claudio Echeverri, altro argentino arrivato in prestito dal City in estate. Punti deboli? Una linea difensiva non proprio veloce sulle palle lunghe. Il Milan, in casa propria, vorrà pressare e avere la palla, ma le preventive saranno fondamentali. Perché il Benfica è camaleontico e ha dimostrato di poter fare male anche in contropiede. Tecnica e velocità non gli mancano. E mercoledì sera, a San Siro, servirà soprattutto evitare di regalare metri e palloni. Perché quelli, a quanto pare, li trasformano in gol con una certa facilità.

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