A quasi 33 anni l’argentino sta vivendo una seconda vita: sempre in campo con una media di 83′ a gara sta regalando ai giallorossi il sogno di una stagione indimenticabile
“Se Dybala sta bene, lui gioca sempre”. Più che una dichiarazione ufficiale quella di Gian Piero Gasperini sembra un manifesto programmatico. Con il campo a suffragare parole, concetti e pensieri vari. E il campo ci racconta che un Dybala così non lo avevamo mai visto prima. Il che è quasi un paradosso, considerando che la scorsa estate non si sapeva che fine avrebbe dovuto fare, tra una trattativa (lunghissima) per il rinnovo e i mille dubbi che gli giravano intorno. Insomma, alla soglia dei 33 anni nessuno si sarebbe mai immaginato questa longevità qui. Perché, di fatto, Paulo sta vivendo una seconda vita, calcistica ma non solo. E i frutti si vedono proprio quando scende sul rettangolo di gioco, con un rendimento di altissimo livello che ha portato in tanti a spingersi anche oltre: “Se Dybala conserva questa continuità di rendimento la Roma può davvero lottare per lo scudetto”.
La partenza
—Del resto, proprio la Joya durante la pre-season era stato molto chiaro. “Se riesco a fare tutta la preparazione atletica senza problemi, quest’anno ci si diverte…”, le parole confidate a Ruggiero Rizzitelli il 22 luglio scorso sul terrazzo di via Uffici del Vicario, in pieno centro storico, su quel balcone che rappresenta un pezzo di storia giallorossa (fu la prima sede ufficiale del club), con migliaia di tifosi ad applaudirlo, ansiosi di iniziare. A tifare e a sognare. E Dybala la preparazione alla fine l’ha completata davvero senza intoppi, per la prima volta dopo anni. Questo è il primo grande segreto della sua condizione fisico-atletica, con una resistenza e una esplosività che non viveva da tempo. “È nel pieno della sua maturità – ha detto Gian Piero Gasperini –. Può avere magari un po’ meno forza di quando era giovanissimo, ma non tanta di meno. Ma ha fatto una preparazione di assoluto livello, è resistente e per come sta può fare tranquillamente anche i supplementari. Quando sono arrivato mi dicevano che Dybala si doveva riposare, doveva allenarsi poco. Ma Paulo è una bestia. Ha fibre muscolari molto forti, altro che muscoli di seta…”.
In campo
—E infatti Gasperini in questo avvio non ci ha mai rinunciato. Anzi, lo ha tenuto quasi sempre dentro, a dispetto anche di chi pensava che fosse un rischio dargli un minutaggio così alto. Considerando queste prime sei gare stagionali (cinque di campionato e una di Champions) Paulo ha giocato in tutto 497 minuti, con una media di 82,9 minuti a partita. Escludendo Svilar, come giocatori di movimento nella Roma hanno giocato di più solo Cristante (514 minuti) ed Hermoso (509), meno di lui altri pilastri come Mancini (466), Malen (432), Wesley (420) e Koné (375). Tanto per intenderci, nella sua carriera Dybala aveva giocato di più a questo punto della stagione solo due volte: nel 2016/17 con la Juventus (507 minuti) e nel 2013/14 con il Palermo (501, ma in Serie B). “Uno si riposa quando è stanco, non posso certo metterlo a dormire”, ha commentato Gasp. Insomma, bisogna andare indietro di dieci anni per trovare la Joya in uno stato di forma così scintillante, anche se la partenza attuale è anche migliore di quella bianconera dell’epoca. Quell’anno nelle prima sei gare Paulo piazzò due assist, quest’anno infatti è già a quattro (tre per Malen contro la Fiorentina e uno per Soulé contro l’Atalanta).
I segreti
—Il segreto di questo Dybala è nei muscoli, ma anche nella testa. Di certo l’arrivo della figlia Gia (nata lo scorso 2 marzo) gli ha dato una carica di energia supplementare. Anche se uno dei veri segreti della sua rinascita atletica è Alessandro Pilati, il professore che Gasp ha voluto con sé la scorsa estate, dopo averci lavorato ai tempi del Genoa. Pilati al Grifone ha rimesso in piedi gente come Thiago Motta e Diego Perotti, che addirittura aveva pensato di smettere di giocare per i vari problemi muscolari. Dybala a smettere non ci ha mai pensato, ma ora che ha conosciuto la preparazione di Pilati sembra aver scoperto l’America. “Paulo è forte, sta bene, probabilmente è ancora il miglior giocatore del nostro campionato – dice ancora Gasp -. Ha trovato continuità sia in allenamento sia in partita. E con lui in campo siamo sicuramente più forti. Ci sono parole che odio: preservare, risparmiare, riposare… Io chiedo a Paulo: “Vuoi giocare ancora?”. Se mi risponde “Sì”, lo tengo dentro anche sul 4-0 per noi. Mai fermare un ragazzo che si diverte e giocare. Quante partite ha saltato Messi?”.
I numeri
—In questo inizio di stagione Paulo Dybala si è distinto soprattutto per i 4 assist, che lo hanno portato in cima alla speciale classifica della nostra Serie A (davanti a Diouf dell’Inter e Schmid del Frosinone, entrambi con tre passaggi decisivi a testa). Ma l’inizio scintillante della Joya è testimoniato anche da altri numeri, altrettanto importanti e significativi. L’argentino è infatti il giocatore capace di creare il maggior numero di occasioni (22, alle sue spalle Calò con 21 e Dimarco con 14), quello più alto di occasioni pericolose (8, poi ancora Calò e Barella con 5) e anche quello con il più alto numero di passaggi precisi negli ultimi 25 metri di campo (125, davanti a Nico Paz con 112 e Douglas Luiz con 100). Insomma, un paradigma generale che ci fa capire come le sue prelibatezze tecniche siano accompagnate in questo momento da uno stato di grazia a livello fisico e atletico. Senza la resistenza che ha in questo momento, Paulo non potrebbe essere così continuo nel rendimento. E non riuscirebbe a giocare dall’inizio alla fine ogni partita, come spesso gli sta succedendo in questi mesi qui.
Il passato
—Del resto la differenza con gli anni passati si vede eccome, non solo nei numeri e nella continuità. Ma anche nelle dichiarazioni, ad esempio. José Mourinho di lui diceva sempre: “Esiste una Roma con e un’altra senza Dybala”, sottolineando l’importanza tecnica della Joya nel suo scacchiere tattico, ma anche il fatto che bisognava convivere con i suoi problemi fisici. Il tecnico portoghese, inoltre, in un paio di occasioni andò anche oltre. Fino a esprimere così il suo pensiero sulla questione: “Se Dybala non avesse avuto tutta una serie di infortuni oggi non sarebbe alla Roma ma altrove, in qualche top club europeo. Esistono delle storie cliniche da cui poi è anche difficile recuperare. Mi viene in mente uno come Gareth Bale, che per 4-5 anni è stato uno dei migliori al mondo…”. E anche Claudio Ranieri, quando ha ripreso la Roma per la sua terza avventura da allenatore, è stato molto diretto: “Io Paulo lo farei giocare sempre, per tutti i 90 minuti, ma ho i miei dubbi che possa farcela”. Allineandosi però poi al pensiero di Gasperini: “Se lui sta bene con me gioca sempre”. E così è stato fino a che ha tenuto, perché poi nel finale di stagione Paulo si procurò una lesione del tendine semitendinoso della coscia sinistra (calciando un pallone contro il Cagliari), dovendosi sottoporre a un intervento chirurgico che lo tenne fuori negli ultimi tre mesi di stagione. Quell’anno Dybala saltò 15 partite, esattamente come nella scorsa stagione alzò bandiera bianca in 22 gare. “Ma quella è stata una stagione sfortunata – ha detto Gasp – con Paulo costretto a stare fermo tre mesi per un infortunio al menisco strano, che poteva essere gestito in modo diverso”. Esattamente come diverso è questo Dybala qui. Molti, malignamente, legano il suo rendimento al contratto a gettone, visto che Paulo più gioca e più guadagna: 100mila euro per ogni partita di almeno 45 minuti fino a un massimo di 20 presenze (oltre le quali si passa a 150mila), più altri 75mila ogni volta che entra dalla panchina e mette insieme minimo 20 minuti. Paulo però quest’anno si è ridotto lo stipendio del 72% e Gasp lo adora anche per questo: “Lo ringrazio per il suo attaccamento e per la voglia di restare in giallorosso”. E anche per tutto il resto. Tra scintille e magie. Se Dybala riuscirà a mantenere questa continuità di rendimento, allora la Roma potrà davvero sognare fino in fondo. Volendo, anche lo scudetto…
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