Il francese non ha nascosto la delusione per la mancata convocazione: “Sono rimasto alla Pinetina e ho lavorato benissimo”
Nella partita del destino, Marcus Thuram ha passato 61 minuti a mandare messaggi. Ad esempio, ha confermato al “suo” Parma di avere un tratto vagamente sadico: gli piace accanirsi contro il suo luogo natio. Poi ha fatto capire a Chivu che non potrà rinunciare a lui né in questo pezzo di strada né oltre, anche perché Marcus sta bene con tutto, dal solito Lautaro allo scalpitante Pio. Proprio a Esposito, il compagno che adesso cammina sulle nuvole, ha fatto alt con la mano: non sarà tanto facile strappargli il posto conquistato in anni di onorato servizio. Per chiudere, ha detto a un vecchio amico di famiglia, Zizou Zidane, che non si rassegnerà a stare fuori da Clairefontaine e che farà di tutto per riprendersi il posto perduto in nazionale. Anzi, la mancata convocazione lo ha motivato ad alzare il livello e a ripartire con questo piglio dopo una sosta per lui insolita, passata ad Appiano con quel manipolo rimasto sin dall’inizio con Chivu. “Sarei voluto andare in nazionale, ma il ct ha fatto le sue scelte e le rispetto, io sono rimasto alla Pinetina e ho lavorato benissimo”, ha detto alla fine. E sulla vittoria rotonda ha pure aggiunto: “Si diceva che iniziavamo prendendo sempre gol, le voci su di noi ci saranno sempre, ma entriamo in campo solo per vincere”.
trasversale
—Ieri Marcus era l’unico sicuro di un posto a San Siro, mentre l’allenatore ha tenuto a bagnomaria fino all’ultimo secondo Lautaro ed Esposito junior: quando sembrava voler lanciare il capitano, ha deciso di puntare sull’azzurro, che ha poi riempito la sua partita delle solite giocate intelligenti e si è confermato decisivo pur senza segnare. Respingere l’assalto del compagno più giovane è la missione di Thuram da qua alla fine e, intanto, contro il Bruges è lui il candidato a tornare negli undici per riconnettersi alla cara vecchia ThuLa. In fondo, un Marcus così continuo non si era visto mai, soprattutto in casa, visto che la mette dentro da sei uscite di fila a San Siro: è il quinto interista della storia a segnare per più di 5 partite consecutive dopo Vieri (11), Lukaku (7) e alla stessa altezza di Ronaldo e Ibra. Il punto, per Chivu, è però quanto il francese contribuisca all’economia interista: nell’ultimo quarto di campo offre meno riferimenti dei colleghi, calpesta molte più zolle e riesce ad arrivare in porta con un feeling un tempo sconosciuto. Ieri, ad esempio, ha trasformato in oro una giocata magnifica e un passaggio di Mkhitaryan, il suo assist-man preferito. In generale, il tecnico sta sfruttando l’elettricità di Marcus per dare più soluzioni, indipendentemente dal partner d’attacco e dalle mezzali di turno. Il resto, invece, ha a che fare con gli affetti del cuore e con la nostalgia: anche se è nato nella città emiliana il 6 agosto 1997, quando papà vestiva di gialloblù, Marcus continua a trattare senza riguardi la squadra della sua infanzia. L’aveva affrontata quattro volte in Serie A e aveva segnato in tutte e quattro. Ora è salito a 5, compreso il gol che il 3 maggio scorso aveva aperto la partita dello scudetto. Anche così intende tenersi l’Inter più a lungo possibile, in fondo è questo il più trasversale dei messaggi spediti da San Siro.
