Focus TC
Il tempo di un contropiede che si spalanca, di un pallone recuperato e subito lanciato in verticale. Il Potenza ha segnato 24 gol in nove giornate: 2,67 a partita, miglior attacco del girone C e, allargando lo sguardo ai cinque grandi Paesi europei, un dato superato soltanto dal Barcellona, fermo a 34 reti nella Liga.
L’ultima prova allo Zaccheria, 3-1 al Foggia con D’Auria, Petrungaro e l’autogol di Smeraldi. Quarta vittoria di fila, 22 punti, primo posto. D’Auria, Selleri e Petrungaro sono i riferimenti offensivi, ma le soluzioni arrivano da più parti. I dati di FotMob raccontano una squadra più particolare di quanto dica il solo conto dei gol.
Il Potenza non possiede la partita. Il possesso medio è del 48,3%, 39° dato della categoria, i passaggi riusciti sono 300 a gara (38°), i cross precisi appena 3,3 (56°). Non palleggia, non allarga, non bombarda l’area dalla fascia. Eppure è primo per gol a partita e per tiri in porta, 6,9 contro i 6,4 del Trento. La strada è un’altra: attaccare lo spazio appena si apre, andare dritti, arrivare in tanti. Più verticalità che costruzione.
Ne vengono 29 grandi occasioni create, seconde solo a quelle del Cerignola. Quindici sprecate, quinto dato del campionato: il margine per crescere c’è ancora. Dall’altra parte il conto è meno brillante: 1,3 gol subiti a partita (30° dato su sessanta) e solo due porte inviolate. Il Potenza segna molto, ma lascia aperte molte partite. Finché davanti si colpisce con questa frequenza, il rischio se lo può permettere.
Il banco di prova più chiaro è stato lo 0-0 di metà settembre a Bari: tiri in porta 9 a 3 per i lucani, secondo TuttoPotenza, fermati solo dalle parate di Cerofolini. Il 27 ottobre, al Viviani, in Coppa Italia di Serie C, ci sarà la rivincita.
Il paragone con l’Europa andrà aggiornato strada facendo. Intanto resta l’identità: il Potenza non controlla le partite, le attraversa. E finora, a questa velocità, in pochi sono riusciti a fermarlo.
