Nella cittadina francese il tifo non è una scelta, ma un’eredità: il Racing è il cuore di una comunità che ha costruito la propria identità attorno al club
Per capire la passione per il calcio degli abitanti di Lens basta passare un minuto su un taxi e fare la fatidica domanda: “Lei per quale squadra tifa?”. La risposta è sempre la stessa: “Se nasci qui non hai scelta, siamo tutti Les Sang et Or” (il rosso e il giallo oro sono i due colori del club). Insomma, non esiste possibilità di decidere. Per capire da dove nasce questa passione bisogna fare un salto indietro nel tempo: siamo nel 1929. Il Racing Club de Lens ha già 23 anni di vita ma non decolla, mancano fondi e voglia di investire, ed è allora che Félix Bollaert, direttore della Compagnie des mines de Lens, decide di sostenere economicamente la squadra. Il motivo? Migliorare la vita dei minatori combattendo i loro due demoni, il gioco d’azzardo e l’alcol, con il calcio.
UNO STADIO UNICO
—L’esperimento funziona e nel 1933 arriva lo stadio, eretto grazie al lavoro dei dipendenti della compagnia. Ovviamente il nome non può che essere uno solo: Stade des Mines, lo Stadio delle Miniere. Un impianto dalla forma ovale con un’unica grande tribuna principale da dodicimila posti. Troppi pochi però per Félix Bollaert, che voleva non uno stadio per la città di Lens, ma per tutta la regione dell’Alta Francia, per cui chiese di ampliare le tribune (oggi i posti a sedere sono 38000, seimila in più rispetto agli abitanti di Lens). L’illuminato imprenditore francese però non poté mai assistere ai lavori ultimati: venne infatti a mancare tre anni dopo l’inaugurazione e la società decise di dedicargli la nuova struttura. C’è però un altro nome a tenere compagnia a Bollaert nel nome dello stadio, quello di André Delelis, storico sindaco della città francese dal 1966 al 1998, che se ne innamorò a tal punto da salvare il club dalla crisi acquistando le mura dello stadio — per proteggerle dalla speculazione edilizia — alla simbolica cifra di un franco, dopo il fallimento seguito alla chiusura delle miniere di carbone. Il passaggio di proprietà consegnò ai Sang et Or il momento più alto della loro storia: la vittoria del campionato francese nel 1998, proprio l’anno dell’ultimo mandato da primo cittadino di Delelis, che forte del successo decise di uscire in grande stile lasciando la guida del comune.
LA SQUADRA
—Oggi l’oro nero (qui il carbone è ancora chiamato così) a Lens non c’è più. Quello che rimangono sono le colline nere, dune artificiali di scarto formate da decenni di attività mineraria, e al posto delle miniere c’è il Louvre-Lens, museo che simboleggia la rinascita della città e permette ai cittadini francesi di vedere i capolavori del celebre museo parigino a casa loro. Quello che è rimasto è il legame indissolubile tra comunità e squadra, ora guidata da Joseph Oughourlian che, proprio come il sindaco Delelis, ha riportato il club in Ligue 1 dopo una serie di anni difficili che ora sembrano finiti, come dimostra il secondo posto in campionato della scorsa stagione. Insomma, la società vive di alti e bassi, ma una cosa è certa: se sei nato qui non avrai altra squadra all’infuori del Lens.
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