L’acquisto del 9 portoghese, lo scatto sullo spagnolo: ora si crea una base per Amorim. E se restassero Modric, Maignan e Rabiot…
Avviso ai naviganti, rossoneri e non: c’è un Milan all’orizzonte. Più che una squadra, è un progetto che comincia ad avere contorni definiti. Niente a che vedere con la nebulosa che si stentava a riconoscere appena un mese fa. Atteniamoci ai fatti, non alle impressioni, che potrebbero spesso trarre in inganno: ora c’è una guida in panchina, Amorim, piaccia o no si riparte da lui dopo il tabula rasa con Allegri. La linea dirigenziale interna fa capo a Calvelli, amministratore delegato, con Scaroni confermato presidente, Almstadt e Gardiner nell’area tecnica, Lamonte capo scout. C’è chi obietta: ancora troppi stranieri. Ma nella società fondata da Kilpin non è il caso di sottilizzare, tanto meno adesso. L’importante è che si capisca chi si occupa di cosa. Ibrahimovic sarà ancora consulente, come uomo di RedBird. Nella sala comandi milanista siedono altri dirigenti. Guarda caso, con il nuovo assetto, qualcosa si muove. I più scettici dicono: per forza, viste le ultime stagioni era difficile fare peggio. Comprensibile lo scetticismo che tuttora serpeggia nel popolo rossonero, che per esempio si domanda attonito come mai gli investimenti che avrebbero dovuto sostenere la corsa di Allegri nella passata stagione, con la squadra al secondo posto in Serie A, si facciano ora.
