I tedeschi vogliono riprendere l’ala venduta solo tre anni fa. E le resistenze dell’Al-Ittihad non aiutano in questa fase ma i nerazzurri sono lì
Dove eravamo rimasti? In tema mercato, la più recente fotografia in nero e azzurro di Cristian Chivu si può riassumere con tre sue parole: «Bisogna scegliere bene». È per questo che, in una sessione estiva a tratti da montagne russe per la questione fascia destra, l’Inter non si è mai snaturata, forte della sua rosa di partenza, e, anzi, dalle difficoltà (Palestra e Khalaili) ne è uscita con una lucidità tale da non farsi prendere da alcun tipo di fretta o frenesia per riempire quella casella che sembra sotto incantesimo. In questa sorta di partita a scacchi con gli eventi, una delle prime mosse l’ha fatta proprio l’allenatore. L’anima di campo che trova soluzioni il più immediate possibili. Piazzare lì Andy Diouf nel precampionato ha regalato gioie e (ri)manifestato alcune lacune che un elemento volenteroso ma non nel suo ruolo naturale inevitabilmente ha. Ma il bene dell’Inter viene sempre prima di tutto, quindi si gioca e si cresce (anche) così. Tutto messo in preventivo nella soffice cornice del calcio d’estate, quello senza conseguenze. Ma lì a destra l’uomo giusto dovrà arrivare. Chivu lo sa, la società che continua a lavorarci pure. E oggi parla francese, ha i contorni dell’esterno più offensivo che difensivo ed è una vecchia conoscenza: Moussa Diaby.
Esterno offensivo
—È lui il profilo ideale al momento (ben più di Molina, terzino più “puro” del francese, che alla fine si è accasato alla Roma), perché per caratteristiche tecniche può dare quel qualcosa in più a una squadra che vuole essere ancora più verticale, propositiva, aggressiva. Sulla proiezione in avanti Chivu adesso non transige. Si sale, si spinge, si domina così. In Italia ma anche in Europa. La visione è chiara, gli interpreti quasi. Mancano un paio di settimane all’inizio del campionato, ma poco più di tre al gong del calciomercato. Il tempo c’è e l’altro ingrediente che non manca nel borsone nerazzurro è quella sana cautela che porta il club a restare fino all’ultimo sempre e comunque vigile su qualsiasi opportunità possa palesarsi da qui al primo settembre.
Cautela perché…
—I motivi di questa prudenza sostanzialmente sono due. Il primo è storico, il secondo più attuale. L’Inter innanzitutto non dimentica che a gennaio, dopo aver ottenuto l’ok del giocatore (già da allora in uscita dal club saudita), le resistenze dell’Al-Ittihad fecero naufragare una trattativa che avrebbe fatto felici tutti. E adesso tornare a trattare con gli arabi non è che sia meno semplice rispetto a sei o sette mesi fa; i nerazzurri hanno anche provato ad aprire alla possibilità di inserire una contropartita (ovvero l’esubero Asllani) nell’operazione ma da Gedda nicchiano. Questo perché su Diaby c’è anche il Bayer Leverkusen — tra l’altro sua ex squadra — che non molla la presa e può affondare il colpo da un momento all’altro per riprendersi il francese che soltanto tre anni fa aveva venduto all’Aston Villa. In questo quadro comunque i nerazzurri continueranno a provarci. La situazione è in divenire e la concorrenza non manca ma l’Inter è lì.
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