Il ‘Pek’ parla della sua esperienza in viola. “Il Franchi è speciale, merita di vedere bel calcio. I giocatori ci sono, serve…”
Per David Pizarro il tempo sembra non essere passato. Il “Pek” è ancora in forma, gioca a Padel, corre, non si ferma mai. Un po’ come faceva in campo. Per il resto è un tipo di poche parole, schivo, dritto al punto, essenziale. Anche quando analizza la situazione della Fiorentina, squadra a cui è rimasto legato per tre anni dal 2012 al 2015. Adesso è tornato a Firenze per il centenario, ricevendo tanto affetto da parte dei tifosi viola.
Pizarro, intanto le emozioni. Che effetto fa tornare?
“Guardi il mio braccio! Sta tutta qui la mia risposta. Ho la pelle d’oca anche se sono passati undici anni da quando sono andato via. Il Franchi è speciale, così come lo è Firenze. Si fidi di me, che di piazze calde me ne intendo…”
Ci fidiamo. E se le nominano la “sua” Fiorentina cosa le viene in mente?
“Penso al modo spettacolare in cui giocavamo. Questa è una tifoseria che merita di divertirsi e di vedere bel calcio. È bene farlo presente a chi viene qui a giocare. Ci vuole rispetto per questa società storica e questa maglia fantastica. Ha un peso e va onorata”.
Si aspettava un’accoglienza del genere? Non solo allo stadio ma anche in città, tra le vie del centro…
“È bellissimo, davvero. Lo è quando ti fermano, ti riconoscono e ti ricordano un momento vissuto insieme. Sono felice di aver fatto parte della storia di questo glorioso club. Poi, qui è nata mia figlia Emma, che è fiorentina. Sarà sempre un posto del cuore per me e per la mia famiglia”.
Prima parlava di responsabilità, si riferiva a qualcuno in particolare?
“Sono anni che soffro per la Fiorentina. Io tifo, seguo, mi arrabbio. Ci vuole una mentalità vincente. A volte mi viene paura… di rivivere le sensazioni dello scorso anno. Non è accettabile che si venga a Firenze a passeggiare. Che tu sia il Real Madrid o l’ultima neopromossa”.
Il mercato le è piaciuto? Sono arrivati tanti giocatori di qualità: Mastantuono, Pedro Gonçalves, Atta e così via
“Sì, penso che la squadra si sia rinforzata e abbia del potenziale, ora andrà messo in ordine. Gli va data un’identità. Poi i mezzi ci sono, d’altronde sono stati spesi più di 160 milioni, facendo acquisti importanti. Credo che però, oltre al talento, si debba parlare di personalità. È questo che dovranno insegnare ai ragazzi nuovi. Sono giovani e l’esempio di chi c’è stato prima può aiutarli a far capire l’importanza di vestire questa maglia. Ci vogliono testa e coraggio, non bastano i piedi buoni”
In chiusura, la lasciamo con una battuta. L’abbiamo vista in forma, alla Fiorentina farebbe comodo uno come Pizarro?
“Me lo deve dire lei! Scherzi a parte, io vado per i 47, i calciatori di oggi potrebbero essere miei figli. È vero che sto ancora bene, il Padel aiuta. In più è un’occasione per rivedere tanti amici, sfidarsi e tenersi in contatto. Anche Borja Valero, mio vecchio compagno a centrocampo, vedo che è in gran forma. Anche lui corre come un ragazzino. Se dovessero fare una squadra di leggende, noi ci siamo. Ancora lì, a dettare i tempi in mezzo come una volta”.
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