L’ultima dal primo minuto in rossonero per il fantasista risale a fine aprile. E in questo anno solare non ha mai segnato in gare ufficiali, nemmeno in nazionale. Amorim lo schiererà dall’inizio, e il Lecce in A è la sua vittima preferita
Se sta bene – e ora sta bene -, non ci sono ragazzi di belle speranze (Cisse), senatori adattati (Rabiot) o prestiti da decifrare (Hutchinson) che tengano: l’unico vero docente di ruolo, là sulla trequarti, resta lui. Christian Pulisic, l’uomo dei mezzi spazi come piace ad Amorim, il fantasista a cui bastano tre passi per saltare l’uomo e cinque metri per andare al tiro. Gli ultimi spezzoni nei quali è stato chiamato in causa sembrano fatti apposta per dimostrarlo. Non che ci fossero dubbi. Quelli semmai erano sulle sue condizioni fisiche – l’ex Capitan America bussa un po’ troppo spesso alla porta dell’infermeria – e atletiche. Che è poi la spiegazione fornita dall’allenatore dopo le prime tre giornate di campionato in cui Christian è rimasto soltanto a guardare.
quei primi tempi
—Adesso c’è un altro vento che muove la sua maglietta numero 11. Vento – anche – di necessità, perché Cardinale d’ora in avanti si aspetta ragionevolmente di veder giocare i migliori. Senza troppi altri calcoli derivanti dalla “democrazia” del minutaggio utilizzata sin qui da Amorim. Poi, certo, il discorso atletico resta comunque un tema perché Pulisic arriva da un’estate tormentata e trascorsa ai box per oltre un mese a causa della microfrattura rimediata a luglio al Mondiale. Non ha sicuramente i 90 nelle gambe, ma perché continuare – è la riflessione di Cardinale – a inserire a gara in corso i giocatori migliori quando si potrebbe provare l’ebbrezza di fare qualche gol nel primo tempo?
incertezza
—Pulisic in rossonero non gioca dal primo minuto da una vita: era il 26 aprile contro la Juve, e il Milan aveva già imboccato il vicolo cieco che avrebbe portato allo schianto nell’ultima di campionato. In generale, questo al momento resta un annus horribilis per il fantasista americano: guai fisici in serie, la delusione cocente al Mondiale casalingo terminato agli ottavi contro il Belgio, il nuovo e lungo infortunio e, soprattutto, un 2026 senza la gioia di un gol in partite ufficiali. Né col club, né in nazionale. L’unico centro è arrivato a fine maggio in amichevole col Senegal. Christian ha finito con l’accartocciarsi su se stesso e di certo la situazione in casa rossonera non ha agevolato tra l’incertezza estiva sulle modalità con cui Cardinale avrebbe dato vita al nuovo corso e un rinnovo contrattuale che continua a rimanere un’incompiuta. Tutto sempre in stallo, con una scadenza che adesso inizia davvero a incombere – 2027 -, sebbene il Milan abbia la facoltà di esercitare un prolungamento sino al 2028. Ma sono quelle opzioni a cui diventa difficile dare corso se non sono d’accordo entrambe le parti. Servirà, in queste settimane, riannodare i fili delo dialogo perché la storia (soprattutto quella recente rossonera) insegna che andare troppo in là nella stagione con un giocatore in scadenza, non è mai una cosa saggia. Intanto Christian attende il Lecce con un comprensibile sorriso: in Serie A i pugliesi sono il suo bersaglio preferito: 5 gol in altrettanti incroci.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
