Var, troppi errori in Serie A, serve riaccenderlo

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Gli arbitri sono centrali ma gli errori restano tali: si è passati da troppe “on field review” a quasi nulla

La domanda da porsi è una: quel che è “tutto bello” alla quinta giornata sarà altrettanto apprezzato dal Mondo Calcio quando i punti attorno alla trentesima (e oltre) varranno scudetto, Champions, Europa o retrocessione? Domandona dalle cento pistole e ovviamente legata al Var che… non va. Forse si è passati dal troppo al nulla: e gli interrogativi salgono. Ogni rivoluzione comporta rischi. Perché un conto sono lo scorrere del gioco e il tempo effettivo aumentato; un altro sono gli errori non corretti. 

Da Oristanio a Taylor

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Ultimo esempio, il rigore non assegnato per il contatto Heggem-Oristanio: Guida fa correre e Santoro (al Var) non apre l’interruttore della chiamata ma la chiamata a video sarebbe potuta scattare quantomeno per studiare fino in fondo l’episodio. Oristanio frena e sterza; e il primo porta il gambone sull’avversario spostandogli sostanzialmente il piede destro. Era rigore. Guida magari è stato “ingannato” dal fatto che Oristanio compie un altro passo che lo induce a supporre che lo sgambetto (chiaro) non sia stato efficace. Ma quell’arto destro dell’attaccante granata viene semplicemente e palesemente spostato. Conseguenze dinamiche. Ma niente. Silenzio. Ai vertici pensano che la decisione di Guida è quella e va rispettata: si poteva dare o no rigore e se lo avesse concesso, beh, massimo riguardo per la scelta di campo. Vabbé, ma l’errore resta. Altro episodio, ben più lieve nella sua dinamica, quello Yeboah-Taylor in Venezia-Lazio. Prima Sozza non aveva giustamente assegnato rigore in una situazione fra Juan Jesus e Cancellieri, poi dà il rigore al 5’ st (dopo check del Var): Yeboah incrocia la gamba ma è certamente tutto più lieve rispetto a Heggem-Oristanio. A Bologna non rigore, a Venezia sì: quanto è alta la soglia? Quanto vale una botta? 

Da De Bruyne a Rowe

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Insomma tutti a discuterne, come accadrà oggi a Lissone. E come ancora – volendo – si discute su altri episodi di questo campionato. Si è partiti dalla spinta di De Bruyne a Vasquez alla prima giornata (Di Bello in Genoa-Napoli), oppure al braccio di Vlasic in Torino-Milan considerato non-rigore, decisione poi replicata in Coppa Italia – e coerentemente – nel match fra Toro e Monza (mano di Lucchesi); si è passati al tocco di mano di Lobotka in Inter-Napoli, episodio nel quale è stato detto che le telecamere non hanno dato chiarezza totale anche se molte immagini evidenziano un “cambio di giro” del pallone che per questo va verso il petto di Barella. O ancora: Alajbegovic-Keita (non è stato dato rigore e rigore in effetti non era), il doppio pugno di Jimenez a Bracaglia in Fiorentina-Frosinone, evidente condotta violenta non sanzionata; ma poi il rigore “saltato” nel colpo che Gagliardini dà a N’Dri per Cagliari-Lecce. Ieri, poi, Kalulu che trattiene in maniera reiterata la maglia di Rowe, direzione-uomo, l’inglese va giù a maglia già lasciata ma l’ostacolo iniziale è stato evidente e continuato: Zufferli non assegna alcun rigore, il Var tace e non va bene. Alla fine dovremo veramente segnarci una data sul calendario: 12 settembre, quarta giornata, Genoa-Frosinone, mani di Cittadini, “on field review” con chiamata del Var Camplone, rigore assegnato dall’arbitro Rapuano alla trentaduesima partita dell’anno. E’ stata la prima volta di questo campionato e forse va segnata come rarità.

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