Potenza, Tisci: “Ci vuole più lucidità per fare un ulteriore salto di qualità”


Ivan Tisci, allenatore del Potenza, ha commentato in sala stampa il 4-2 sulla Cavese, gara vinta dopo che i rossoblù si erano fatti riacciuffare sul 2-2 nella ripresa: “Partita difficile, lo sapevamo, e quando gli avversari la preparano in una certa maniera devi avere la pazienza e la lucidità di non avere fretta. Ogni squadra ha il suo tipo di atteggiamento, la sua versione della partita: oggi loro l’avevano preparata bene, togliendo tutti gli spazi interni e abbassandosi molto, con un’attesa medio-bassa. Non dovevamo avere fretta. Nello spogliatoio, fino a un certo punto, ero arrabbiato: contenti per il 2-0, dico bene, ma dobbiamo avere più pazienza, lasciando che siano loro a venire a fare qualcosa nella nostra metà campo. Serve quella lucidità per fare il salto di qualità che questa squadra deve ancora fare, perché ha dimostrato di avere grande carattere, la reazione che mi piace, la voglia di andare sempre avanti, e giocatori di qualità che incidono sotto porta. Il salto di qualità è capire i momenti delle partite senza forzare, rispettando l’avversario: si può portare avanti una gara fino al novantesimo, magari non vincerla subito ma nemmeno perderla, e il gol arriva alla lunga, perché è difficile che una squadra riesca a giocare in attesa per novanta minuti senza concedere nulla. Il pertugio, prima o poi, si trova”.

Il tecnico ha aspettato prima di effettuare il cambio sull’out di destra nel momento in cui la squadra era sotto pressione sul 2-2, e la scelta si è rivelata azzeccata visto che è stato proprio Adjapong a battere la punizione del sorpasso: “Spesso, soprattutto sulle situazioni di angolo o quando stai subendo, eviti il cambio perché scombussolare in poco tempo le marcature, visto che marchiamo a uomo, non è semplice: rischi di perdere qualcosa. Poi non c’è una regola precisa: se lo fai e prendi gol ti chiedono perché l’hai fatto, se non lo fai si torna sempre agli stessi discorsi. È vero che ho aspettato, perché sulle palle inattive su cui lavoriamo Adjapong le batteva come le batteva Bruschi, come D’Auria, come lo stesso Dos Santos: sono quelli con più piede per calciarle, e avevamo lavorato in un certo modo. È venuta fuori la perfezione: Castorani è stato bravo, Adjapong ha messo una gran palla e si è tolto anche un po’ del dispiacere che aveva addosso per un episodio precedente. Sono cose che capitano a un giocatore così esperto, che non deve mai abbassare la testa, e gliel’ho detto. Nel calcio qualcosa torna sempre, siamo stati premiati, e sono contento che abbia servito l’assist del gol”.

Le difficoltà mostrate nel primo tempo, con qualche dubbio su chi dovesse coprire le proiezioni di Orlando, e il contropiede da cui è nato il 2-2 dopo un paio di trattenute non sanzionate, sono stati altri due temi toccati in conferenza: “L’atteggiamento, come dicevo, è stato positivo. Sul poco ritmo del primo tempo ha inciso il tipo di approccio dell’avversario: quando una squadra decide di non pressare, di aspettare e chiudere tutti gli spazi in modo ordinato come hanno fatto loro, fa meno fatica rispetto a chi deve muovere palla e trovare gli spazi, quindi un po’ di energie sono venute meno anche per questo, essendo la terza partita ravvicinata. Con lo staff abbiamo cercato di valutare le rotazioni nei cambi, come avevo già anticipato che avrei fatto”.

Tisci riconosce anche i meriti della Cavese: “Cerco sempre di essere lucido e onesto: magari ho delle vedute che tengo per me, ma quando c’è da fare i complimenti all’avversario li faccio, e quando dobbiamo ammettere un pizzico di fortuna lo ammetto. Sul primo gol subito oggi, secondo me, non c’è solo fortuna per loro: c’è anche la bravura nostra nel voler pressare in avanti, perché se il nostro centravanti fosse rimasto con le mani in tasca invece di pressare, quel tipo di rischio non ci sarebbe stato. È chiaro che chi guarda da fuori dirà che non possiamo regalare certe situazioni, ed è vero, ma è successo anche ieri in Serie B, tra Sampdoria e Catanzaro, con un errore difensivo simile. Sono sempre obiettivo: non mi piace cercare l’alibi dell’arbitro o dire che abbiamo perso perché i miei attaccanti non hanno segnato, quando sono gli stessi che in altre partite ci fanno vincere. Cerco di essere rispettoso anche nei confronti dei colleghi: con Masitto ci siamo scambiati i complimenti prima della partita, è un allenatore che viene dalla gavetta, e ho grande stima per chi arriva dalla gavetta, perché non gli hanno regalato nulla. So che farà una bella carriera, come l’ha fatta da giocatore. A volte capita di avere a che fare con colleghi meno obiettivi a fine gara, ma il mondo è bello perché è vario: io non faccio polemiche e vado avanti”.

Il miglior attacco della Serie C non ha nascosto qualche fragilità difensiva di troppo, e proprio dopo il gol del 3-2 il tecnico è apparso nervoso in panchina, soprattutto con Selleri appena entrato: “Questo è un dato che mi piace, ma non nego che non mi piaccia aver subito qualche gol di troppo, anche se non sono tantissimi: cercheremo di lavorarci. Il modo in cui interpretiamo le partite ci porta anche a rischiare qualcosa. Per essere obiettivi, la Cavese ha fatto una buona partita per atteggiamento e organizzazione: non ricordo molte parate di Cucchietti, sono arrivati poco nella nostra fase di attesa bassa, ma siamo stati bravi a limitare le loro conclusioni, così come oggi forse abbiamo concluso meno noi rispetto ad altre volte. Sul 3-2, quello che non mi è piaciuto è che stavo cercando di stimolare i giocatori a capire che era il momento di dare qualcosa in più, soprattutto chi era appena entrato: i cambi si fanno apposta. Uno dei subentrati, per un paio di volte, si è preoccupato più di protestare per qualche trattenuta subita che di pensare a giocare, e quando invece lo ha fatto è stato premiato. Abbiamo anche provato ad abbassare un po’ i nostri trequartisti, allargandoli di più, per far arrivare meno cross, perché loro avevano centimetri in area. È normale che in quei momenti, dove la disattenzione può costare cara, io debba cercare di essere il più utile possibile dalla panchina”.

Nessuno si aspettava di vedere il Potenza a tredici punti dopo sei giornate, e la gestione dell’abbondanza offensiva resta un tema centrale in vista del prossimo impegno di Barletta: “Ho più volte sottolineato quanto sia felice di avere attaccanti così forti, e spero di continuare ad avere questo tipo di problema. Se proprio voglio togliermi un dubbio a Barletta, faccio giocare Petrungaro davanti e li lascio fuori entrambi, così faccio arrabbiare tutti e due – scherzi a parte, sono contento perché in quasi tutti i ruoli abbiamo doppie soluzioni, e se tutti capiscono che la competizione alza il livello della squadra, possiamo farli giocare tutti: sono le mie scelte, e loro devono cercare di mettermi in difficoltà, non sbagliare loro. Oggi sono stato molto contento di come ha interpretato la gara Petrungaro, che ha fatto un gol da vero attaccante, sacrificandosi anche senza palla, correndo e lavorando come chiediamo. Selleri, appena entrato, ha fatto altrettanto e ha segnato: cosa dobbiamo chiedere di più? Se volete, la prossima settimana vi mando i dati sul minutaggio, e vedrete che è molto simile tra i due, al di là di chi parte titolare e chi no. A centrocampo ho riproposto sia De Marco che Bando dall’inizio, senza aver preparato nulla di diverso: dopo la staffetta di 45 minuti a testa a Bari, e avendo recuperato un giorno in più, ero convinto potessero reggere un’ora di partita, ed è stato così, anche se qualche lucidità è mancata nel finale. Mi interessava coprire bene il centrocampo, che per me resta la zona nevralgica del campo: ho giocatori bravi, oggi sono entrati anche Ghisolfi e Franzolini, e volevo blindare quella zona sapendo che poteva essere decisiva. È andata bene”.

Chiudendo su chi in queste prime settimane ha mostrato i maggiori progressi tra gli attaccanti: “Nel modo in cui spingono, Selleri come tutti quanti, fin dal primo giorno di ritiro: l’atteggiamento è quello giusto, la voglia di migliorarsi, il venire spesso a chiedere a me e ai miei collaboratori su cosa lavorare durante la settimana. È un segnale importante, e lavoriamo molto sui dettagli. Conta anche la competizione con Murano, il nostro capitano: sapere di dover spingere quando arriva l’opportunità, e farlo con serenità, senza ansia, come sta succedendo. Sa che sotto di lui c’è chi non vede l’ora di giocare, come è successo oggi con il gol. Sono tante le componenti, e non vedo solo lui partecipe: tutti gli altri lo sono. So che c’è chi viene utilizzato meno e può dispiacersi, ma deve mettere da parte quel dispiacere e continuare a viverla come stanno facendo. Con questo gruppo e queste risorse possiamo continuare a fare un campionato in grado di divertire la nostra gente”.

Fonte: TuttoC.com

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