L’ex rossonero, ospite al Festival di Trento, ripercorre gli anni al Milan. Poi il Brasile, Ancelotti, Leao. E su Gonçalo Ramos…
Il ragazzino che a 18 anni arrivò in Italia e infiammò subito il popolo rossonero all’esordio con la maglia del Milan è diventato un uomo, si è sposato e ha avuto un figlio, Benjamin, che è al centro della sua vita. Sono passati quasi venti anni (era il 2007) da quando Alexandre Pato divenne un giocatore del Milan e con i suoi gol fece innamorare di lui Siro. Era il Milan di Kaka e Ronaldo, con lui formavano un tridente tutto brasiliano. Pato in impeccabile doppio petto sul palco del Festival di Trento ha raccontato le emozioni del passato e la sua vita di oggi. “Giocare al Milan è stata un’esperienza incredibile, entrai in uno spogliatoio di fuoriclasse e per me giocare con Ronaldo il Fenomeno era il massimo. Poi arrivò anche Ronaldinho e a Milanello l’unica musica che si sentiva era il samba”.
Cuore diviso tra il rossonero del Milan e il verdeoro del Brasile. “Il Milan ha cambiato proprietà e bisogna dare tempo a Gerry Cardinale, l’ho incontrato qualche giorno fa e sono sicuro che raggiungerà i traguardi che si è posto”. E vedere Ancelotti sulla panchina del Brasile che effetto fa? “È stato un po’ strano, Carlo è arrivato poco tempo prima del Mondiale e non è andata come speravamo, il Brasile ad ogni Mondiale è sempre considerato il favorito, ma forse questa volta non poteva fare di più considerando anche i tanti infortuni che ha avuto”. Un pensiero per Leao: “A me è sempre piaciuto, dispiace che al Milan non sia riuscito a far vedere quello che vale”. E uno per Goncalo Ramos: “È un buon giocatore, ma come tutti gli attaccanti ha bisogno di essere aiutato dalla squadra”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
