Gattuso intervista: “La Lazio, Frattesi, l’Italia, il cortisone e…”

data

L’allenatore della Lazio si racconta al Festival dello Sport: “Davide ha fatto una scelta incredibile venendo da noi, non poteva accontentarsi di 15′ a partita. Al mondo c’è un solo altro terzino al livello di Nuno Tavares…”

Rino Gattuso a Trento incontra Giacobbe Fragomeni, ex campione del mondo dei pesi massimi leggeri, e più che un abbraccio è uno scontro tra corpi: manate sulla schiena che si sentono a Bolzano. Un’ora dopo, Gattuso è su un palco a parlare di sé e si commuove a ripensare alla sorella Francesca, che non c’è più dal 2020. La persona è la stessa e non c’è incoerenza, ci mancherebbe. Un finto burbero, se volete. Meglio, un uomo che vive le sue emozioni e in un pomeriggio al Festival dello Sport parla di rancore, gratitudine, ammirazione, soddisfazione, rimpianto da star male.

Il tema dell’anno qui è “Invincibili”. C’è un giorno in cui Rino Gattuso si è sentito invincibile?

“Il giorno della finale di Champions del 2003 contro la Juventus. Era il mio sogno da bambino, essendo sempre stato tifoso milanista ricordavo la finale del 1989 con la Steaua a Barcellona, quando andammo a fare la sfilata per festeggiare. Pensavo non potessimo perdere”.

Questa Lazio invece ha almeno l’1% di vincere lo scudetto?

“È un errore che non dobbiamo commettere. Dobbiamo andare partita per partita e, quando arriverà qualche musata, continuare con la stessa voglia”.

Il primo posto però è clamoroso. È ancora molto presto, ma quando avete capito che sarebbero successe cose buone?

“Io in estate, a Formello, in ritiro. Faceva caldissimo e i ragazzi non si lamentavano mai. Ho intuito che il gruppo era speciale”.

Due singoli su tutti. Davide Frattesi.

“Ho avuto la fortuna di allenarlo in Nazionale e gli ho sempre detto che non poteva accontentarsi di giocare 15 minuti. Doveva prendersi le sue responsabilità. La scelta di venire da noi è stata incredibile”.

“Solo Nuno Mendes del Psg, tra i terzini, è al suo livello. Nuno ha tutto ma all’inizio c’è stata tensione tra me e lui. Io non voglio chi ha talento e non fa nulla per migliorare, perché io ero il contrario, ero più scarso degli altri”.

A proposito, che effetto fa rivedersi nelle vecchie partite?

“Non mi piace, cambio subito, non riesco. Vivevo le partite con una adrenalina incredibile e mio figlio, che ha 19 anni, da piccolo mi faceva vedere quello che combinavo in campo. Era difficile essere un buon educatore, non ero credibile… Io comunque un Gattuso, nella mia squadra, oggi non lo vorrei”.

Questo Gattuso in panchina invece è il migliore di sempre?

“Sì, è possibile perché nella vita c’è sempre di imparare. A livello di gestione, si migliora sempre e l’esperienza non si compra al supermercato. Ho fatto un libro intitolato ‘Se uno nasce quadrato, non muore tondo’ ma devo dire che oggi sono più tondo di una volta”.

E allora, da uomo saggio, con Lotito come va?

“Il fatto che noi si litighi sempre è una leggenda. Lui è un genio, con un’intelligenza incredibile. Ha 4-5 telefoni, è difficile da gestire ma dice le cose in faccia e questo mi piace. Io sono un suo dipendente ma mi piace lavorare con gente vera. E poi in passato gli avevo detto no due o tre volte, per questo ho scelto la Lazio”.

Proposta: perdere 4 punti in altre partite ma vincere il derby. Prendere o lasciare?

“Lascio. E anche stare davanti alla Roma per un turno non conterebbe niente. Al derby penseremo quando arriverà”.

Che rapporto c’è con Gasperini?

“Quando ero in difficoltà al Milan, mi chiamò. ‘Rino, tieni duro’. Mi ha fatto sentire la vicinanza e io non ho dimenticato. E poi ci somigliamo un po’, abbiamo caratteri forti. Dopo Sacchi, Gasperini è l’allenatore che ha cambiato di più il calcio. Tutti noi proviamo a fare quello che fa lui, ma difficilmente ci riusciamo”.

Un nome: un giocatore o un allenatore che ha colpito Rino Gattuso in questo mese di Serie A?

“Gli arbitri. Hanno cambiato il modo di arbitrare e così il campionato è più divertente”.

La domanda più difficile. Che effetto fa vedere una Nazionale che si rigenera senza Gattuso?

“Brucia. Se vai ad analizzare il mio percorso da ct, vedi che i rimpianti sono pochi ma… brucia lo stesso. È stata una delusione pazzesca. Nei primi mesi, ho faticato a addormentarmi, poi mi sono detto ‘massì…’ e sono anche riuscito a vedere la seconda fase del Mondiale. La cicatrice però rimarrà per sempre”.

Per sempre cioè all’infinito, come il numero 8 sulla maglia: per Gattuso che cosa rimane per sempre? L’amore, la passione per il calcio, anche il rancore?

“Sì, anche il rancore può essere infinito ma è sbagliato, non ti porta da nessuna parte. Io col tempo ho imparato: domani è un altro giorno”.

È cambiato anche il rapporto con Dio?

“Da 15 anni faccio uso di cortisone per il mio problema agli occhi, un altro al mio posto sarebbe 200 chili. C’è stato un momento in cui volevo smettere, invece si va avanti, fin quando Dio ci darà la forza”.

Qual è stato il momento più difficile?

“Ho perso una sorella molto giovane, sei anni fa (aveva 37 anni, ndr). Il fatto di non riuscire a sognarla mi dà enorme fastidio. Pagherei tutto quello che ho per stare un’ora con lei”.

E allora, fin quando andrà avanti Rino Gattuso?

“Fin quando sentirò il formicolio e le emozioni”.

“E poi spero che i miei figli mi faranno diventare nonno”.

[continua a leggere sulla Gazzetta dello Sport ]

Altro dalla Gazzetta dello Sport
Related