Inter e Napoli a zero, la Roma ha guadagnato solo un punto, il Como tre: per gli ottavi diretti, nelle ultime due stagioni, ne sono serviti sedici. Se non si cambia passo, potremmo non avere club nella fase a eliminazione diretta
La cattiva notizia, cercando di interpretare la classifica di Champions League guardando al passato, è questa: delle dodici squadre ancora a zero punti dopo due giornate, nelle due edizioni precedenti con il nuovo formato, soltanto due sono entrate ai playoff, una per anno. Ma una buona notizia c’è: chi ha rimontato dopo una partenza orribile, oltre al Benfica ’25-26, è anche un’italiana, il Milan. Buon auspicio: la Serie A ce la può fare, anche se diventa sempre più dura. Quel Milan vinse cinque gare consecutive dopo le due sberle con Liverpool e Leverkusen: ma il fatto che iniziò la serie stendendo il Bruges 3-1 dimostra che qualcosa è cambiato nella geografia europea. La classe media ha alzato il livello e le italiane non sono capaci di adeguarsi, senza pensare che sottovalutino gli avversari. C’è una crescita fisico-tattica che le nostre squadre faticano ad arginare.
Fame di punti
—L’emergenza Champions viene rappresentata dalla classifica attuale. Inter e Napoli, campione e vice della scorsa Serie A, sono ancora a zero. La Roma ha guadagnato solo un punticino a Istanbul con il Fenerbahce, che mercoledì ha incassato sei gol dall’Aston Villa. Il Como è rimasto la capolista della A, con i tre punti festeggiati al debutto contro il Lipsia, però mercoledì ha mostrato i limiti che ci si aspettavano per un’esordiente: la prima battuta d’arresto passa come inevitabile nel processo di crescita e non deve essere l’ultima arrivata a dover sostenere il nostro torneo in Europa. Però, vista la partenza e l’avversario non terribile, ci si poteva aspettare di più. Anche perché Fabregas chiuderà la fase campionato contro Psg e Barcellona, quindi sulla carta il bottino va raccolto prima. Per la prima volta tutte le quattro rappresentanti italiane hanno perso nella stessa giornata, ma se non cambiano rischiano di passare alla storia, trasformando questa annata nella prima di sempre senza Serie A agli ottavi, dopo l’introduzione di questo turno nella grande Champions, dal 2003-04.
Prossima settimana
—Nelle altre due edizioni, sono sempre serviti 16 punti per iscriversi direttamente agli ottavi. L’aritmetica non è una condanna per Napoli e Inter (oltre che per la Roma), ma la sentenza è vicina, visto che ci sono 18 punti a disposizione. Si arriva al prossimo turno, molto ravvicinato per il discutibile nuovo calendario internazionale, con l’acqua alla gola: lo Shakhtar ritrova l’Inter, con quattro punti di margine; il Bodo arriva a Napoli con la forza del pieno contro il Borussia Dortmund. E il discorso che i norvegesi siano bravi solo in casa è stato smentito lo scorso febbraio, con il sacco di San Siro; la Roma deve guarire dalle ferite della rimonta Real ospitando lo Slovan Bratislava, ultimissimo anche per la differenza reti di -8: il Como ospita il Manchester United che almeno è alla pari, come punti. Tolto questo, ma solo per tradizione e investimenti e non per le ultime esibizioni, gli altri tre scontri sono alla portata della “vecchia” Serie A. Ma lo scorcio iniziale di questa Champions ha indicato come il passato non sia più di casa.
I gol
—Sul banco degli imputati la perdita delle qualità difensive. Martedì e mercoledì Inter, Napoli, Roma e Como hanno incassato 14 reti. Massimiliano Allegri, esperto del ramo protezioni a oltranza, ha spiegato: “Sembra che difendersi sia diventata una vergogna”. La premiata scuola italiana ha perso i suoi poteri blocca-avversari e anche i blackout mentali sono frequenti quanto gli errori marchiani dei singoli. Ma in questo format, con la differenza reti fondamentale negli affollati arrivi alla pari, il rimedio potrebbe essere quello di attaccare di più, con giudizio ma senza atteggiamenti speculativi o troppa fiducia in una resistenza difensiva che per diversi motivi non è più quella dei tempi belli. In questo turno sono stati segnati 78 gol, un record, e nessuno si è fermato quando il risultato era in cassaforte. In Champions fa più strada chi rischia, non chi si copre troppo le spalle. La semifinale dell’edizione scorsa tra Psg e Bayern è finita 5-4; certi risultati, piacciano o meno, non sono più una rarità da primi turni dell’altro secolo. Tutti da noi desidererebbero mantenere pulita la porta e mostrare una prosperità offensiva “quanto basta”, ma coraggio e iniziativa devono far parte del calcio attuale, accettando anche che possa succedere di tutto.
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