Nella competizione più importante ci ritroviamo a rincorrere: la nostra dimensione ormai è un’altra
Come se il 2010 fosse una data da libri di storia: il confine tra due epoche. Da protagonisti a comparse. La nostra Europa senza più sogni di Champions. L’Inter del triplete di Mou (a volte ritornano a chiudere un cerchio), Eto’o e Materazzi, è stata l’ultima italiana a sollevare la Coppa. Dopo, il vuoto cosmico: quattro finali perse, due dalla Juve di Allegri, due dall’Inter di Inzaghi. Senza più un club nell’élite, anche l’Inter ha ormai abdicato. Il 5 giugno 2027 al Metropolitano di Madrid, giorno della finale, saranno trascorsi diciassette anni. Mai successo, neanche al tempo della gloriosa Coppa Campioni. Dalle prime due giornate di questa edizione sembra leggermente ottimistico immaginare un’italiana a contendersi gli ultimi 90’: non siamo mai partiti così male. Sembriamo un’olandese, una portoghese, una scozzese. Anche Ajax, Porto e Celtic un tempo si giocavano il successo, poi la storia ha svoltato, gli imperi si sono dissolti, e ora rischiamo di doverci accontentare della nostra nuova categoria, tra Europa e Conference League.
confronto
—Questa stagione, per noi, somiglia tanto alla partenza di un GP di Formula Uno nel quale le Ferrari restano al semaforo allo start e non c’è neanche un Antonelli per cui tifare. Otto partite, sei sconfitte, l’unico successo è stato del Como, più un pari della Roma con un Fenerbahçe che poi ne ha presi sei (a zero) dall’Aston Villa. Quattro punti complessivi. Se quella di oggi fosse la classifica finale, avremmo Fabregas ai playoff da testa di serie e tre eliminate subito. Il confronto con i campionati top spaventa. Spagna e Inghilterra hanno raccolto 24 punti, la Germania 16, ma anche Ucraina, Norvegia e Olanda hanno fatto di più. Naturalmente in sei giornate può ancora succedere il finimondo. Non può finire così. Anche per ragioni concrete che convergono su una parola magica: ranking. Non è un rischio imminente ma, continuando così, prima o poi si rischia di perdere la quarta di Champions, altro che sognare la quinta.
categorie
—Che sia una situazione strutturale e non episodica sembra confermarlo un altro dato indiscutibile: la serie di risultati positivi in Europa e Conference League. Con l’implicito sospetto che questa sia diventata la nostra nuova dimensione. Presumere di vincere una Champions oggi è un’eresia, soltanto Spagna, Inghilterra, Bayern e Psg possono aspirare al massimo in Europa. Mamma, si sono ristretti i candidati. Ma discorso diverso per le due altre coppe. La Juve si sta mostrando più concreta e letale di quanto s’immaginasse: prima il Nec, poi il Celta che comunque parla spagnolo, lingua ostica per noi. Il Milan ha almeno tracciato una linea indelebile che lo separa di chi è inferiore, dopo la lezione del Benfica. E l’Atalanta è partita come il suo ruolo richiede.
Obiettivi
—Detto tra noi: Europa e Conference non hanno una lista di iscritte impressionanti. Il Benfica sembra la più forte, quantomeno la più completa considerando esperienza, spessore della rosa, status. Il Milan s’è già fatto male e chissà come se la caverebbe la Juve. Ci sono le tre inglesi, il Leverkusen, il Lione, l’Olympiacos, il Besiktas, ma il gruppo si sta sgranando e non c’è nessuna big veramente da Champions. Stesso discorso al quadrato in Conference dove l’Atalanta è la squadra dal rango più nobile. Sì, le tre italiane sono tra le favorite.
Due successi
—Vietato stupirsi. Dal famoso 2010 interista, abbiamo vinto un’Europa League (Atalanta 2024) e una Conference (Roma 2022). Sempre un niente nell’oceano di successi inglesi e spagnoli. Però in EL ci sono anche le due finali perse da Roma (2023) e Inter (2020) sempre contro il Siviglia, più altre due semifinali dei giallorossi (2024 e 2021) e due della Juve (2023 e 2021). Nelle ultime nove stagioni siamo sempre arrivati almeno ai quarti, il 2017 è l’ultima edizione in cui ci siamo fermati agli ottavi. Non vinciamo, ma siamo competitivi. Anche meglio in Conference: se la Roma s’è aggiudicata la prima finale, nelle due successive la Fiorentina è andata sotto contro West Ham e Olympiacos, poi nel 2025 è caduta in semifinale contro il Betis. Ma è arrivata sempre in fondo.
Niente Slam
—La Champions è un’altra storia, è lo Slam del calcio. L’Europa League è un 1000, la Conference un 500, ma c’è poco da fare gli schizzinosi perché spagnole, inglesi e tedesche lottano per portarsi a casa queste coppe come fossero la più preziosa: dal famoso triplete, la Spagna ha vinto 8 EL, l’Inghilterra 5. Non mollano niente. Il Chelsea s’è preso la Conference e poi è andato in America a vincere il Mondiale per club. A Roma hanno giustamente celebrato il successo sul Feyenoord come uno scudetto. Prendiamola come la sfida per la rinascita.
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