Home Gazzetta dello Sport Inter-Shakhtar, i cambi di Chivu e Bastoni flop: l’analisi di Vernazza

Inter-Shakhtar, i cambi di Chivu e Bastoni flop: l’analisi di Vernazza

Inter-Shakhtar, i cambi di Chivu e Bastoni flop: l’analisi di Vernazza

L’Inter si conferma pazza: contro lo Shakthar vince quando tutto sembra perduto, in 10, grazie a un invenzione di un 37enne (Mkhitaryan) per un Carlos Augusto che sta superando i limiti. Bastoni invece finisce espulso in una posizione non sua, come con l’Italia in Bosnia

Che Inter sarebbe, se non vincesse così, in 10 contro 11, quando tutto sembra perduto? Viva l’Italia del 20 e del 21 ottobre, che alla terza giornata di Champions ha centrato quattro vittorie su quattro e ha lavato l’onta delle quattro sconfitte nel turno precedente. L’Inter, contro gli encomiabili ucraino-brasiliani dello Shakhtar, ci è arrivata per la via più tortuosa. Ha giocato un brutto primo tempo e per paradosso, ma neppure troppo, ha ritrovato se stessa, la sua anima di squadra folle, mai banale, quando, nel cuore della ripresa, si è ritrovata in dieci per il rosso a Bastoni, schierato al centro di una difesa a tre come nell’Italia dello spareggio con la Bosnia e come allora espulso.

martinez decisivo

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Per essere chiari, mai più Bastoni in quella posizione, porta sfortuna. I tre punti raddrizzano la classifica Champions in chiave playoff, ma Chivu farà bene ad analizzare la prestazione nel complesso. Se guardiamo al gioco, non ci siamo ancora, e alcuni giocatori non performano, restano sotto standard. Altri, come Carlos Augusto, esplorano i propri limiti e li superano, però i rendimenti vanno equilibrati, per una media che deve essere superiore, pena altre sofferenze. Menzione speciale per Josep Martinez. La vittoria è in gran parte sua. Tre bellissime parate di “Pepo” hanno salvato l’Inter, una alla fine del primo tempo e altre due nei pressi del 90’. Criticatissimo fin qui per certi svarioni, forse ieri sera Martinez ha convinto gli interisti. “Pepo” è pazzo come l’Inter, non conosce medietà, tutto o niente.

inter inibita

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L’Inter è partita forte grazie a un regalo dello Shakhtar, un passaggio sbagliato di Ocheretko ha innescato una combinazione che ha liberato Bonny al tiro, bravissimo il portiere Riznyk a deviare. Un fuoco di paglia. Più scorrevano i minuti più si capiva come l’Inter rispettasse un po’ troppo i palleggiatori brasiliani dello Shakhtar e perdesse il controllo del gioco, fino a rattrappirsi, a sfilacciarsi, a perdere i collegamenti tra i reparti. L’Inter si è intruppata nel solito 3-5-2, con la novità di Bastoni centrale difensivo e con un atteggiamento meno spavaldo rispetto al Bruges. Sembrava inibita, timorosa di rischiare. Lo Shakhtar ha trascorso i primi venti minuti a difendersi con un 4-4-2 diligente, poi ha fiutato il vento, ha capito che non era contrario e ha acquisito fiducia. Fino a distendersi nel 4-1-4-1 o 4-3-3, dipendeva dai momenti e delle situazioni. Fino a prendere il comando, non per caso il primo tempo si è chiuso con un possesso a favore dello Shakhtar per 55 a 45, ucraini a un passo dal vantaggio poco prima dell’intervallo. Su un angolo da destra, Bondar è svettato di testa e ha costretto Martinez a un intervento prodigioso e riparatore dei vari errori compiuti fin qui dal portiere spagnolo. Nell’Inter, non funzionava il solito melenso palleggio e non si capisce perché si continui a insistere su un giro-palla stanco. Le rare volte in cui si puntava sulla verticalizzazione, si creavano dei pericoli. Per esempio, un lancio di Akanji ha pescato Bonny in area e il franco-ivoriano ha costretto Riznyk a un’altra parata di spessore. Spence, titolare a destra in luogo di Diouf, ha creato confusione, non ha spinto come ci si aspettava e ha difeso male, disorientato dalle scorribande centrali di Pedro Henrique, suo teorico dirimpettaio, di fatto quasi un trequartista aggiunto per i suoi inserimenti da sinistra al centro. Un’Inter prevedibile, a ritmi bassi e lontana dal livello di calcio che la Champions esige.

così ha battuto lo shakhtar

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L’Inter ha approcciato la ripresa con più convinzione. Immaginiamo che, come a Bologna, Chivu abbia sbraitato in spogliatoio durante la pausa. Per ottenere qualcosa di più, però, l’allenatore ha dovuto operare tre cambi. Fuori Spence, Dimarco e Calhanoglu, sostituzione quest’ultima che ha provocato una piccola crisi diplomatica, il turco non ha gradito. Dentro Zielinski, Bisseck e Diouf. E come era accaduto a Bologna, proprio Diouf ha subito innervato la fascia destra. Peccato che nel giro di due minuti Bastoni si sia fatto ammonire due volte, la prima per proteste e la seconda per una stupida manata a Ocheretko. Rosso inevitabile e karmico, Bastoni ha detto che la Champions non è un obiettivo dell’Inter ed è subito stato punito dagli dei della coppa più bella. Sotto di un uomo, Chivu ha deciso di togliere Bonny per inserire Mkhitaryan e lì ha vinto la partita, perché l’armeno con una giocata da fuoriclasse ha spedito Carlos Augusto in porta per la rete del successo. Poi Mkhitaryan si è divorato il 2-0 a porta aperta, ma che cosa si può rimproverare a un 37enne che dipinge ancora assist del genere? Il resto lo ha fatto Martinez — Pepo, non Lautaro, fuori per infortunio — con gli interventi straordinari su Newerton e Matviyenko nel finale, specie il secondo, un riflesso superlativo con un volo a ritroso. Notti simili alimentano il mito e la mitologia della pazzia dell’Inter e va bene così, come canta l’interista Vasco Rossi.

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