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Milan, Amorim e tutti i dubbi da Moreira al turnover e i moduli

Milan, Amorim e tutti i dubbi da Moreira al turnover e i moduli

Tre gare in una settimana, qualche infortunio di troppo e il pesante ko con il Bournemouth: il tecnico rossonero si interroga in vista del trittico che porta al derby

Giornalista

Se Salisburgo aveva spinto Ruben Amorim a credere che il turnover fosse una via percorribile per il suo Milan, la debacle di Bournemouth ha fatto riaffiorare tutti i dubbi. La rosa rossonera è attrezzata per il doppio impegno settimanale? Una domanda assolutamente di attualità nel weekend che apre una serie di tre partite in sei giorni. Primo appuntamento domani a Udine, ultimo sabato nel derby contro l’Inter. In mezzo, l’infrasettimanale con il Bologna a San Siro. Il tecnico portoghese ci arriva con qualche infortunato di troppo (oltre ai lungodegenti Saelemaekers e Gabbia, pure Chukwueze salterà il trittico), ma anche con una buona notizia, fresca di ieri: Gonçalo Ramos si è allenato in gruppo ed è pienamente recuperato già per la sfida con l’Udinese. Il centravanti ex Psg è convinto di poter riprendere il suo posto al centro dell’attacco già domani sera, sebbene con il polpaccio sia sempre meglio andarci con le pinze. Visto il momento, però, possibile che Amorim ne forzi il rientro a Udine, concedendo a Camarda la vetrina di San Siro nell’infrasettimanale. 

Intuizioni e cambi

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Al di là dei dubbi legati alle condizioni fisiche di questo o quell’interprete, Amorim è alle prese con altri interrogativi, soprattutto di natura tattica. A Bournemouth, per esempio, si è rivisto Moreira a destra. Sarà un caso, ma il belga non ha inciso, esattamente come contro la Juventus al suo debutto da titolare in Serie A. A sinistra, invece, tutta un’altra musica: gol (contro Lazio e Lecce) e assist (con l’Atalanta). L’infortunio di Chukwueze, però, impone all’allenatore ex Sporting scelte complicate, con Hutchinson ancora non calato perfettamente nella parte. Amorim potrebbe inventarsi qualcosa di nuovo, come già fatto in stagione, quando dopo la prima sconfitta contro il Benfica presentò un Milan rivoluzionato alla gara successiva in campionato con il Lecce: difesa a quattro, Pulisic finalmente titolare, Rabiot riportato in mediana. Le esigenze di turnover, combinate con la necessità di proteggere Modric a centrocampo, hanno poi spinto Amorim a passare al 4-3-3 a Salisburgo in Europa League, dove si è visto un Diavolo con ben otto uomini diversi rispetto alla partita precedente di Serie A in casa del Sassuolo. Allora, le ampie rotazioni funzionarono alla grande, con i rossoneri che calarono addirittura un poker in Austria. Il 4-3-3 è stato riproposto con delle varianti anche in campionato contro l’Atalanta (successo per 3-2), mentre è naufragato a Bournemouth con una formazione simile a quella di Salisburgo (tre cambi: Estupinan per Bartesaghi, Musah per Rabiot e Moreira per Camarda). 

Livello

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È chiaro che il rebus più enigmatico riguarda l’adattabilità di certi calciatori al calcio di Amorim e, più in generale, agli standard richiesti al Milan. Tomori, reintegrato a pieno regime in rosa a fine mercato e tornato a giocare da poco più di una settimana, può essere impiegato da quarto di difesa? Pavlovic e De Winter centrali rendono come nella retroguardia a tre? Jashari è solamente un vice Modric? Loftus-Cheek, sballottato tra trequarti e fascia, ha un ruolo o è semplicemente un tappabuchi, peraltro con le solite incognite di rendimento? Su Estupinan non pare avere dubbi, invece, Amorim, nonostante le critiche dei tifosi rossoneri. Se poi a tradire sono le certezze come Maignan – vedi il rosso di Bournemouth – allora il discorso si fa davvero più complicato. E non c’è scelta tecnica che tenga.

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