Analisi di Licari: Milan, Amorim ha un problema sui 90 minuti

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Rossoneri in crisi nell’ultima mezz’ora con l’Atalanta: il sospetto è che il calcio dell’allenatore portoghese consumi troppe energie. Ecco dove si giocherà la settimana tra Bournemouth e Udinese

L a strada è quella giusta, il Milan di Amorim comincia a vedersi e sembra anche bello, ma è presto per dire missione compiuta. Almeno finché i finali saranno una sofferenza come ieri: l’Atalanta era stata sepolta di gioco e di gol, si presagiva una disfatta, poi i cambi incomprensibilmente tardivi di Sarri e l’improvviso immobilismo rossonero hanno cambiato una partita che sembrava finita per ko tecnico prima che per il risultato. Più colpevoli i rossoneri: non si spiega il ribaltone tattico, fisico e psicologico rispetto al “movimentismo” esaltante visto contro il Salisburgo e per un’ora ieri. Come se di partite se ne fossero giocate due. La prima finita 3-0. La seconda 2-0 per l’Atalanta trascinata dai nuovi Gaetano e Zalewski: senza il palo di Krstovic, ora la storia sarebbe diversa. Il secondo successo di fila, un posto al sole in zona Champions e un Rabiot ancora mostruoso fanno dimenticare il resto, però Amorim sa che al suo progetto manca ancora qualcosa. Mentre a Sarri manca tanto, forse troppo.

Bellezza ma poi…

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Non è giusto nascondere tutta la bellezza del primo atto, ma il sospetto è che il calcio totale di Amorim consumi più energie di quanto il Milan possa permettersi. Andranno studiate nuove strategie per reggere 90’. Anche il finale di Salisburgo era stato un po’ al risparmio, gli austriaci avevano preso il comando, ma sembrava una comprensibile gestione dei rossoneri. Resta comunque il Milan trasformista che ha finalmente un’identità e momenti di gioco offensivo, scambi di posizioni e azioni in progressione entusiasmanti. Amorim cambia sette interpreti rispetto all’Europa League, quello di Cisse fa un po’ rumore, ma il risultato non cambia. Milan difficilmente decifrabile: la base è il 4-3-3 con Gila perfetto per declinare a destra una linea arretrata “a tre e mezzo”, Musah e Modric si alternano da play, Rabiot mezzala affonda con la sua potenza inaudita, e fronte d’attacco a tre con Ramos tra Chukwueze e Pulisic. Ancora una volta la complessità è solo apparente, ci sono due ali, due mezzali, un terzino più alto, ma nel calcio vivisezionato di oggi si legge anche un 3-1-4-2 che schiaccia l’Atalanta depressa di suo.

Atalanta passiva

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Se il Milan è vivo e Amorim passa probabilmente le notti alla lavagna, l’Atalanta sembra immobile come Sarri che si limita a spostare le pedine come al subbuteo. Dopo tre sconfitte con il 4-3-3, il passaggio vincente al 4-2-3-1 con il Venezia e il Pafos sembrava la svolta. Ma sempre di Pafos, Cipro, si trattava. E poi la tattica conta fino a un certo punto. L’Atalanta era sbagliata negli uomini, con Bernasconi, Pasalic mediano, Rowe ala sinistra, Cdk trequartista e Samardzic a destra uno peggio dell’altro. Non bastava la guerriglia solitaria di Krstovic contro le truppe rossonere: Cdk esanime. Samardzic velleitario, Pasalic trapassato da Rabiot. In più Moreira a sinistra imperversava e Modric dipingeva. Vero che Sarri ha l’alibi di otto assenti, e che subito Kolasinac diventa il nono, ma qualcosa nell’Atalanta non va.

il var dà e toglie

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Decisivo il Var, perché Chiffi non esibisce dieci decimi sulle situazioni d’area. Pulisic segna l’1-0, ma è in posizione di fuorigioco. Obric appena entrato “para” di mano la botta di Musah e Gonçalo Ramos dal dischetto firma l’1-0. Su filtrante immaginifico di Moreira, arriva Rabiot con tutta la sua potenza a infilare il 2-0. A inizio ripresa il Var vede un’altra mano, di Kristensen, sul tiro di Rabiot e assegna il rigore che Ramos si fa parare da Carnesecchi: ma sull’angolo che segue il centrocampista francese s’inventa di testa l’assist per Gila. Partita chiusa?

Risveglio tardivo

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Il senno di poi è la più facile delle discipline olimpiche, però intervenire soltanto sullo 0-3 grida vendetta. Sarri inserisce Zalewski e Gaetano per Pasalic e Rowe e, guarda un po’, giusto il polacco vede l’entrata in area del mediano e lo serve al millimetro: 3-1. Solo che trascorre più di un quarto d’ora per l’entrata di Scamacca e il passaggio al 4-2-4 con doppio centravanti. A spiegare che sia tardi lo dicono il 3-2 di Krstovic, le due occasioni di Zappacosta, sulla prima delle quali Maignan fa un mezzo miracolo, e il capovolgimento del match: Atalanta in controllo, aggressiva, sempre all’attacco, con Bellanova che da destra mette il turbo, e Milan impoverito dai cambi (Hutchinson, Estupiñan, Loftus-Cheek, Jashari) e anche dalla decisione di Amorin di chiudersi nel 5-4-1, messaggio non incoraggiante. Il 3-3 aleggia fino a fine recupero. Ora il Bournemouth, esame d’inglese per le fantasie di Amorim, prima dell’Udinese così in crisi che potrebbe anche cambiare Runjaic e chissà. Una settimana decisiva come quella dell’Atalanta che, tra Ajax e Frosinone, dovrà essere diversa. E da subito.

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