Inter, Ausilio fuori e le domande in sospeso

L’addio dopo quasi trent’anni apre una nuova fase per l’Inter e lascia sul tavolo interrogativi sulle ragioni di una separazione maturata in modo diverso dal previsto

Con Ausilio se ne va uno dei protagonisti dell’ultimo periodo di storia interista. È entrato nella società nerazzurra quando era poco più che un ragazzo, a ventisei anni, e la lascia dopo quasi tre decenni durante i quali molte cose sono successe: sono arrivate grandi vittorie (era il vice ds nella stagione del Triplete, è stato il direttore sportivo degli ultimi tre scudetti), sono stati presi campioni di livello internazionale, è stata ovviamente sbagliata qualche scelta com’è naturale che sia. Di sicuro l’Inter perde un uomo che conosce alla perfezione il club in ogni sua sfaccettatura e che sa muoversi nel mercato internazionale grazie a un’esperienza ormai ampia. Lo sostituirà Baccin, cresciuto assieme a Marotta e allo stesso Ausilio: per lui sarà una prova del fuoco. Era noto che Ausilio dovesse rinnovare il contratto e che la situazione per arrivare alla firma non fosse lineare come in passato, ma forse nessuno pensava che si sarebbe davvero arrivati al divorzio: alla fine vedrai che rimane, si diceva. Ci sono stati invece motivi più rilevanti del previsto che hanno portato all’addio immediato. È noto che un ostacolo è stato rappresentato dalla durata del contratto, che Ausilio avrebbe voluto triennale anziché annuale, ma pare che abbia inciso anche la consistenza dei rapporti che il ds aveva creato in tutti questi anni sia nel mondo del mercato che in quello dei media. Un peso che a qualcuno avrebbe dato fastidio.

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Zvonimir Boban intervista: “Il Milan, Ramos, la Fifa, la Dinamo e…”

L’ex centrocampista: “Non vedo passi avanti in rossonero, se non la voglia di giocare un calcio offensivo. Mi è piaciuta la storia di Cisse. Caos Nazionale, Maldini non ha responsabilità”

Giornalista

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Juve-Milan è il derby degli esuberi reintegrati. La Sveglia di Garlando

Juve-Milan di domenica è tante cose: sfida tra aspiranti anti-Inter, evocazione dell’antica Santa Alleanza, ma è anche il derby del riciclo o, meglio, l’incrocio tra club che hanno messo in vetrina alcuni esuberi che poi non si sono dimostrati tali: Fikayo Tomori per i rossoneri, Teun Koopmeiners e Nico Gonzalez per i bianconeri. “Ma non dovevamo vederci più?”. Il 17 agosto, con una certa sorpresa, Tomori venne inserito tra gli esuberi e imbarcato sulla scialuppa messa in mare da Amorim: allenamenti separati dal gruppo, il numero 23 rimesso in gioco, trattativa aperta col Fulham. Fikayo era pronto a lasciare Milanello con lo scatolone delle sue cose, come un impiegato della Lehman Brothers nel 2008. Invece succede che il nuovo difensore del Milan non arriva, Gabbia si fa male, il passaggio al Fulham salta e Tomori torna improvvisamente utile. Amorim, con un filo d’imbarazzo, cala la scaletta sulla scialuppa e lo rimbarca. 

Idem alla Juve. L’arrivo del talentino Alajbegovic, ennesimo esterno, e la rifioritura di Douglas Luiz hanno rosicchiato l’utilità di Nico e Koop che hanno cominciato a fare le valige: Atletico Madrid? Besiktas? Roma? Poi succede che gli infortuni di Yildiz e Thuram si complicano e che i due partenti segnano entrambi al Parma. Spalletti sterza: “Ma io li tengo…”. Capita anche a noi di trattenere un vecchio vinile, che volevamo buttare via, e trasformarlo in un vezzoso orologio da parete. Roger Daltrey, voce e chitarra degli Who, litigò con la band e fu cacciato. Tornò e incisero ‘My Generation’, diventata hit generazionale. La vita è piena di seconde vite. Anche per questo è bella.

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