Il nuovo esterno nerazzurro, dopo il primo allenamento di ieri alla Pinetina, ha dovuto volare nella capitale inglese per ottenere il permesso di lavoro
“Vado e torno”. Probabilmente la frase con cui Djed Spence ha comunicato all’Inter la necessità di rientrare a Londra per qualche ora è stata questa. Nessun allarme, ovviamente, per un colpo già ufficiale che ieri ha svolto il primo allenamento insieme al resto dei compagni nerazzurri e domani tornerà regolarmente ad Appiano Gentile, anzi piuttosto una questione burocratica. Perché l’esterno ex Tottenham si trova nella capitale inglese a causa del visto lavorativo, una pratica da ultimare e necessaria per permettere a Djed di avviare pure formalmente la sua nuova vita da professionista a Milano. Un pit-stop obbligatorio ma allo stesso tempo rapido, che una volta superato darà il via libera a Spence per avviare il dualismo con Diouf e puntare…
Parte con una sconfitta la prima uscita ufficiale del Lecce che a Palermo subisce un perentorio 2-0 da parte dei padroni di casa, salutando così la Coppa Italia Frecciarossa. Una gara che ha sancito l’inizio del Di Francesco bis sulla panchina dei giallorossi dopo la salvezza conquistata la passata stagione. Una (ri)partenza amara per l’allenatore abruzzese che subisce subito l’eliminazione nella competizione ai danni di un Palermo che ha sfruttato a pieno l’entusiasmo del pubblico di casa, vero trascinatore per i rosanero. Il Lecce ha il demerito sicuramente di aver lasciato un tempo agli avversari, subendo nei primi 45′ minuti il doppio vantaggio grazie ai gol messi a segno da Vavassori al 14′ e da Pohjanpalo al 42′ minuto che ha permesso ai ragazzi di Pippo Inzaghi di poter giocare più tranquilli e gestire il risultato. Nella ripresa i giallorossi, grazie all’ingresso in campo di Stulic, si sono dimostrati più propositivi andando spesso vicini al gol e sprecando anche abbastanza nonostante il risultato fosse sfavorevole.
Da questa gara emergono alcune considerazioni, la prima riguardo al fatto di aver affrontato una squadra in un ambiente dove vi è una grandissima passione e fame di calcio, dove l’entusiasmo è alle stelle e pertanto ha rappresentato sicuramente uno stimolo e una spinta in più per i rosanero. Il secondo dato che emerge è che il Lecce è una squadra ancora incompleta ad oggi, forse più “leggerina” rispetto allo scorso anno, considerando anche il fatto di aver perso un giocatore come Lameck Banda. A una settimana dall’esordio in campionato contro il Venezia neopromosso, è questo il principale nodo che devono affrontare i giallorossi cn mister Di Francesco in prima linea e bisogna necessariamente fare di necessità virtù, magari puntando su chi questa categoria l’ha garantita mettendoci il timbro.
L’attaccante nerazzurro ha giocato tutte e 5 le sfide del precampionato da titolare ma non ha mai trovato la rete. A causa di una naturale questione… fisica. Ed è tutto pronto per il prolungamento fino al 2031
In Nazionale a 19 anni, Fonseca a Lione stravedeva per lui, a Gasperini può portare dribbling e imprevedibilità
Quando a ottobre è arrivato il responso degli esami medici, sulla stagione del Lione è calato una coltre di pessimismo. Non solo per via della lesione dei legamenti della caviglia destra di Malick Fofana, ma soprattutto perché senza il giovane belga in campo, inevitabilmente tutto sarebbe stato molto più difficile per la squadra di Paulo Fonseca. E anche molto meno prevedibile. Perché il 20enne è diventato rapidamente uno dei talenti più in vista della Ligue 1, dove è approdato due anni e mezzo fa, in provenienza da La Gantoise, facendo valere il suo gioco offensivo fatto di dribbling, accelerazioni e spunti preziosi. Doti che gli hanno permesso di entrare rapidamente nel giro del Belgio con un esordio dalle tinte premonitrici.
talenti
—
Il suo, comunque, è stato un percorso lineare, indotto da un talento innato in campo. Sempre accompagnato dai genitori, papà di origini guineane e mamma belgo-filippina, che dopo la firma con il Lione nell’inverno del 2023-24, si sono trasferiti pure loro in Francia. Continuando la routine che li ha sempre visti molto presenti nella gestione del figlio unico, per seguirne allenamenti e partite fin dall’infanzia. Un equilibrio che ha permesso a Fofana di esprimere il suo calcio che non ha mai perso la spensieratezza delle sfide con gli amici: “Giocare per strada o in grandi stadi per me è lo stesso, non sento la pressione”, ha dichiarato il ragazzo. Anche così il belga sa trovare con facilità la porta avversaria, senza mai dimenticare il lavoro di copertura. Con la stessa coerenza con cui tutti gli allenatori che l’hanno avuto in rosa ne apprezzano le capacità di fare la scelta giusta nel momento giusto. Che si tratti di difendere come, soprattutto, di attaccare. E in attacco, Fofana sa rendersi molto pericoloso, con quell’imprevedibilità che piace molto ai tecnici e ai tifosi.
Non può sostenere il contrario Paulo Fonseca, per esempio, che ne ha fatto un elemento indispensabile della sua formazione titolare, come Pierre Sage prima di lui. Per questo, quando lo scorso dicembre Fofana è rimasto a terra dolorante, dopo una brutta entrata da dietro a Strasburgo, la preoccupazione è andata anche oltre il dover constatare il brutto infortunio. L’esterno, che privilegia la fascia sinistra alla destra, è rientrato poi solo per gli sgoccioli della stagione e probabilmente, con un suo apporto più consistente, il Lione avrebbe convalidato direttamente la qualificazione in Champions League, senza dover passare per i preliminari estivi imposti dal quarto posto. Comunque, lo stop prolungato in infermeria non dovrebbe condizionare la traiettoria ascendente dell’attaccante che ha integrato la prima squadra de La Gantoise a 17 anni, con un gol al debutto da professionista, spianandosi la strada per un trasferimento a Lione a 18, e una prima convocazione con la nazionale belga a 19. Già nel segno dell’Italia e della Roma, entrando in gioco nel 2-2 con gli Azzurri nell’ottobre del 2024, al posto di Jeremy Doku, uno dei suoi idoli. E guarda caso all’Olimpico, la sua nuova casa.
L’esterno portoghese del Manchester United sabato ha affrontato la sua ex squadra a Breslavia e ha parlato degli ex compagni tra i quali Gonçalo e Rafa
Giornalista
Dal 2020-21, quando indossava la maglia del Milan, sono passati già 6 anni, ma Diogo Dalot è rimasto legato alla maglia rossonera. Sabato a Breslavia ha sfidato il Diavolo in amichevole con il suo Manchester United e ha rivisto alcuni ex compagni come Leao, con il quale ha condiviso anche l’esperienza al Mondiale. Con loro oltre Oceano c’è pue Gonçalo Ramos che il Milan ha comprato e sul quale Dalot è pronto a scommettere: sarà lui a spingere il Milan in alto in Serie A.
Cosa ricorda del tuo periodo al Milan e di Milano?
“Ricordo che quella al Milan è stata ovviamente una delle stagioni più importanti della mia carriera. Il modo in cui il club mi ha accolto e quanto mi sono sentito benvenuto in un anno per me importante, in cui avevo bisogno di ritrovare fiducia nel mio calcio, e il club mi ha aiutato a tornare a quei livelli. Perciò Milano sarà sempre una città e un club che rimarranno con me per sempre. Ricordo tutte le esperienze vissute a Milanello, in città, il tempo passato in centro e ovviamente le partite a San Siro, che hanno un posto speciale nel mio cuore. E ricordo la città e la squadra come qualcosa di veramente, veramente importante nel corso della mia carriera”
E’ rimasto in contatto con qualcuno dei suoi ex compagni rossoneri?
“Ho ancora dei contatti, ovviamente con i compagni e parte dello staff. All’epoca Pioli era il mio allenatore e ci siamo scambiati qualche messaggio, e ora ho avuto l’opportunità di parlare con Donnarumma quando ha firmato per il Manchester City. Quindi ora condividiamo di nuovo la stessa città. Tonali, come sappiamo, è arrivato in Premier League. Quindi sì, lì ho costruito dei buoni rapporti e da allora sono in contatto con alcuni dei miei compagni”.
Dopo aver lasciato il Milan, c’è mai stata la possibilità di tornare? Perché non è successo?
“Sì, ovviamente c’era questa opzione e il club voleva davvero che restassi. Lì ho fatto un’ottima stagione e mi sono trovato benissimo nel club. Ma allo stesso tempo volevo davvero tornare a Manchester e vivere il momento che sto vivendo proprio ora. Quindi avevo questo pensiero in fondo alla mente. Volevo davvero tornare e avere successo al Manchester United”.
Gonçalo Ramos è un suo compagno in nazionale. Il Milan ha fatto un grande acquisto prendendolo? Può fare la differenza in Serie A?
“Penso che Gonçalo sia un giocatore fantastico da avere in squadra. Per come lavora, per come si allena, per come si comporta, per come è sempre pronto ad aiutare la squadra. Credo che sia stato un acquisto fantastico per il club e sono davvero felice che abbia avuto questa opportunità, perché è una società fantastica. Penso che si godrà molto il tempo a Milano e spero che possa aiutare il club ad avere successo e a lottare per ogni trofeo in questa stagione”.
Conosce bene anche Leao. Cosa gli augura?
“Conosco Leao da quando avevo 15 anni e ho parlato tante volte di lui. È una grande persona, un grande essere umano con un cuore grande, oltre ad essere un calciatore fantastico. Questo lo rende speciale, e penso che anche i tifosi del Milan lo riconoscano. Per tutti gli anni in cui è stato lì a giocare per il club, credo sia importante per lui sentire anche che piace ai tifosi e che tutto l’ambiente intorno a lui gli vuole bene. E penso che negli ultimi anni sia stato un binomio fantastico. Quindi spero davvero che possa continuare ad avere successo lì, a vincere altri trofei e ad essere uno dei migliori giocatori che il club abbia mai avuto”.
Con tre portoghesi in squadra come Amorim, Ramos e Leao, farà un po’ il tifo per il Milan quest’anno?
“Penso sia più che naturale. Quando hai molti giocatori portoghesi o anche solo alcuni in un club, gli dai sempre un’occhiata in più. Ma per quanto mi riguarda, ho sempre seguito il Milan. Questo di per sé non significa che, solo perché c’è più Portogallo, lo seguirò di più, ma naturalmente rende la cosa ancora più speciale. Avere giocatori portoghesi e l’allenatore in un club che amo così tanto mi porterà ovviamente a guardare lo schermo e a seguire le partite più spesso in questa stagione”.
Il modo in cui è finito il Mondiale è un rammarico per lei e il Portogallo?
“Penso che il modo in cui è finito sia stato ovviamente deludente perché puntavamo a qualcosa di più. Credo che avessimo la qualità per fare molto di più di quello che abbiamo fatto. Ma a volte questo fa parte del calcio. Avere molto talento e molta qualità non è sufficiente per vincere questo tipo di tornei. Serve sempre qualcosa in più, e penso che questo sia ciò che dobbiamo scoprire. Cos’è quel pezzettino che ci manca per poter arrivare a lottare per una competizione del genere. Ma è anche un processo di apprendimento e uno spunto di riflessione per noi come Paese e come squadra, e spero che potremo migliorare nelle prossime competizioni, andare più avanti e vincerle”.
Quali sono le sue aspettative per la stagione allo United?
“Sempre le stesse: riuscire a essere la versione migliore di me stesso, cercare di aiutare il club il più possibile ed essere nella migliore condizione mentale e fisica per aiutare la squadra, per poi cercare di costruire intorno a me l’energia di cui il club ha bisogno per permetterci di lottare per ogni competizione e per ogni trofeo. Penso che questo sia il minimo per questa società: affrontare ogni stagione pensando di poter vincere tutte le competizioni. E credo che stiamo creando qualcosa di speciale. Spero che potremo farcela in questa stagione e arrivare alla fine dell’anno a lottare per quei traguardi”.
“Insomma, tutti abbiamo dei sogni, tutti abbiamo degli obiettivi nelle nostre carriere, sia nella vita professionale che in quella personale. Ma ovviamente, parlando di calcio, il mio obiettivo è vincere qualcosa con questo club, vincere un trofeo importante con questa maglia. Quindi spero di poterlo ottenere quest’anno e di riportare il club dove merita di stare, e penso che abbiamo una buona opportunità per farlo”.