Euro 2032, gli stadi di Milano e Napoli: un commento di Ravelli sulla Gazzetta

Lo Juventus Stadium avrà bisogno di pochi ritocchi, l’Olimpico idem, Firenze dovrebbe essere pronto nel 2029… ma le due città ai vertici del nostro calcio rischiano di non ospitare partite. I motivi

Provate a fare un gioco. Prendete una cartina dell’Italia e chiedete a un appassionato straniero di indicare le capitali del calcio italiano. Non avrà molti dubbi. Partirà da Milano e Napoli, le città che sono state in vetta negli ultimi anni. Poi Torino, Roma, Bologna, Bergamo. Ma le prime due arriveranno automaticamente. Adesso provate a dirgli che quelle stesse città rischiano di non ospitare una partita degli Europei del 2032. La domanda successiva sarà inevitabile: perché? Ci sono i soldi, ci sono i progetti (a Napoli addirittura due), ci sono le proprietà solide che possono sostenerli. C’è tutto, meno gli stadi. O, meglio, sono ancora sospesi in quella dimensione tutta italiana in cui i progetti vivono da…

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Rowe intervista: “Il Bologna, Tedesco, la Premier e…”

L’attaccante rossoblù: “Il nuovo allenatore mi chiede profondità ma parla sei lingue e quindi bisogna stare attenti a parlare perché capisce tutto. Il più forte della A? Nessuno ha la qualità di Yildiz. Scudetto all’Inter, noi siamo da top 5”

La lodevole ostinazione con cui Jonathan Rowe vuole rispondere in italiano sgonfia il sospetto di un attaccante con la valigia in mano. “Parliamo lento, domanda e risposta, ce la possiamo fare”. Poi l’inglese sgorga inconscio, è ovvio, quando c’è da ricamare i dettagli. Specie quelli sul suo futuro. L’Everton ha bussato alla porta del Bologna che ha detto no a 35 milioni. Nella natìa Premier, Jonathan è un nome che gira di continuo. Prima o poi andrà. Ma non ora. Almeno un altro anno in rossoblù e poi si vedrà. Ed è pure la sensazione che si ricava dalle riflessioni dell’attaccante. Che pensa più a imparare le canzoni di Dalla che a preoccuparsi di chi bussa alla porta. 

Da Vincenzo Italiano a Domenico Tedesco: differenze?

“Tante. Un nuovo modo di lavorare, puntando su idee altrettanto valide. Tatticamente mi piace la sua filosofia, mi permette di essere più libero per dare sfogo alla mia creatività. Avere meno vincoli mi consente anche di essere sempre dentro al match”. 

“Tedesco mi chiede di cercare sempre l’uomo libero, di lavorare anche per i compagni. E poi attaccare in verticale, in uno contro uno, mettendo pressione sui difensori. Vuole poi anche un grande lavoro nel pressing, recuperare palla velocemente è fondamentale”. 

Il mister parla italiano, inglese, tedesco, francese, un po’ di spagnolo e anche il russo. Bisogna stare attenti a quel che si dice, capisce tutto…

Jonathan RoweSu Tedesco

Spesso lo si vede in campo con una lavagnetta a spiegarvi. 

“È molto meticoloso. Anche perché si sta aprendo un nuovo corso e dobbiamo cercare di assorbire i suoi principi il più in fretta possibile. Siamo però sulla buona strada”. 

Più facile capirsi con chi parla sei lingue. 

“Sì. Quest’anno va molto meglio rispetto all’anno scorso quando comunicare a volte non era immediato e ho trovato delle difficoltà. Il mister parla italiano, inglese, tedesco, francese, un po’ di spagnolo e anche il russo. Il lavoro scorre via liscio con un unico problema: bisogna stare attenti a quel che si dice, capisce tutto…”. 

L’impatto a Bologna non è stato facile. Poi una seconda parte di stagione top. Qual è il vero Rowe? 

“Quello che, una volta ambientato, ha cominciato a crescere e non si vuole fermare. E che ora deve diventare molto più concreto, specie sotto porta”. 

Un Bologna senza coppe europee la disturba? 

“Un po’ sì, ovvio, tutti noi vogliamo giocare le coppe, specie dopo la bella esperienza della passata stagione. Quello è il nostro obiettivo primario: tornare in Europa. Lavoriamo per quello”. 

Come ha preso la partenza di Castro? 

“Sono felice per lui. Gli auguro di crescere ancora alla Roma perché è un ottimo giocatore e un amico. Affrontarlo sarà molto strano, speriamo faccia bene tranne che contro di noi”. 

Intanto è arrivato Dovbyk. 

“Per me è un top player. Ha fisico, tecnica, vede la porta. Ha tutto per fare bene e prendersi le sue rivincite. Sono molto felice che sia tra noi”. 

Tornando a lei. La vogliono in tanti, ma il Bologna l’ha tolta dal mercato. Discorso chiuso? 

“Direi di sì. Ora sono un giocatore del Bologna, questo è un grande club con idee chiare e un nuovo progetto su cui sono concentrato al cento per cento. Mi sento parte di questo mondo, non penso ad altro e non mi interessa altro. Anzi, sa cosa le dico?”. 

“Sto imparando il testo di “Caro amico ti scrivo” di Lucio Dalla (“L’Anno che verrà”, ndr). Sono a buon punto. Quest’anno al Dall’Ara la voglio cantare anche io”. 

Così tranquillizzerà i tifosi che, dopo l’espulsione con l’Arminia Bielefeld in amichevole, hanno pensato: “Ecco, vuole andar via”. 

“Niente di tutto questo. Voglio chiarire quell’episodio. È nato da un brutto fallo subito e un mio nervosismo legato a questioni personali. Chiedo ancora scusa alla squadra, non volevo mettere in difficoltà nessuno, né tantomeno dare l’idea di voler andar via perché non è affatto così”. 

Superati i 20 mila abbonati. I tifosi ci credono. 

“E li ringraziamo. Loro sono una parte fondamentale: ci sono sempre, in casa come in trasferta. Speriamo di condividere delle gioie tutti insieme”. 

Il lavoro scorre liscio con un allenatore che parla sei lingue: va meglio rispetto all’anno scorso

Jonathan RoweSull’allenatore rossoblù Domenico Tedesco

Dei suoi compagni chi l’ha colpita? 

“Pessina in primis, ha un grande futuro. E poi Marco Libra: ha solo 18 anni ma tanto, tanto talento”. 

Del vostro gruppo si dice un gran bene. 

“È il nostro segreto, c’è un legame forte. Io e Ferguson siamo i più strani e non sto a spiegare il perché. Siamo andati in vacanza insieme, con noi c’era anche El Azzouzi. Odgaard è il più serio, Dominguez il più casinista”. 

“Vado ovunque: il centro, i portici, i locali dove si mangia benissimo e i colli. Adesso ho solo un problema: un caldo così non l’avevo mai sentito in vita mia”. 

Chi vincerà lo scudetto? 

“L’Inter penso sia ancora davanti a tutti. Mi sembra che anche il Como si stia rinforzando molto. Poi le solite”. 

Il Bologna dove lo mette? 

“Credo in questa squadra. Abbiamo qualità un po’ ovunque. Il nostro obiettivo resta entrare in Europa ma ho buone sensazioni, c’è grande fiducia tra noi e non vogliamo porci limiti. Perché no?”. 

Lei, Orsolini, Dovbyk, Bernardeschi e Cambiaghi: davanti la qualità non manca. 

“Abbiamo tante soluzioni, tutte di livello. Anche per questo sono ottimista”. 

Il giocatore più forte della Serie A? 

“Yildiz. Ha tanto talento, mi piace parecchio”. 

Lei è cresciuto vicino a Wembley e sembra averlo nel destino. Febbraio 2013: amichevole Inghilterra-Brasile e… 

“Vengono nella mia scuola a chiedere chi volesse accompagnare i giocatori in campo. Io dico sì, avevo nove anni. Entro con David Luiz, il capitano del Brasile. Poi vinciamo 2-1, la giornata perfetta”. 

Sa dove si gioca la finale dell’Europeo 2028? 

“A Wembley. La nazionale è uno degli obiettivi. Un sogno che voglio realizzare. Giocare a Wembley avrebbe un sapore veramente particolare”.

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Sebastiani, il figlio di Amadeus gioca nell’Udinese

Figlio del noto showman, si chiama José in onore di Mourinho ed è cresciuto col mito di Julio Cesar, a 17 anni l’Udinese l’ha chiamato in prima squadra. E quando ha tempo libero diventa J$ e scrive canzoni

WAY 45 aka Rafael Leao, KMB aka Moise Kean, J$ aka José Alberto Sebastiani. Cantanti, autori… giocatori: è il calcio moderno. Di Rafa e Moise si sa vita, morte e miracoli, così come di Daniel Osvaldo che ha detto addio al calcio a soli trent’anni per firmare coi Barrio Viejo, band di cui è frontman, capitano e numero 9. Meno nota la storia di José Alberto Sebastiani, conosciuto ai più come il figlio dello showman Amadeus: quando si traveste da J$ – il suo nome d’arte – scrive e pubblica canzoni “senza però cantarle”, il resto del tempo sogna la Serie A e la strada sembra quella giusta visto che Runjaic se l’è portato in ritiro con l’Udinese. E considerando che ha solo 17 anni… Prima di tutto la…

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SPECIALE CALCIOMERCATO DEL 7 AGOSTO 2026

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Fonte: AntennaSud Official Youtube channel

Inter, Romero: Zanetti e Lautaro lo chiamano per convincerlo

I due argentini hanno telefonato al centrale del Tottenham per dirgli di venire a Milano. Si tratta sull’ingaggio, ma occhio all’Atletico…

A un certo punto, sul display, è spuntato un numero stranoto: “Cuti, allora che fai? Dai che ti aspettiamo all’Inter…”. Era Lautaro Martinez. Il capitano dell’Inter, spalleggiato da Javier Zanetti, ha chiamato Cristian Romero per convincerlo a virare su Appiano Gentile. I due hanno vinto un Mondiale insieme, due coppe America e la “Finalissima” contro l’Italia. Un pressing tutto argentino per riuscire a strappare il sì definitivo per il centrale richiesto da Chivu. Un’operazione tutt’altro che semplice, però: su Romero c’è l’Atletico Madrid di Simeone. 

la situazione

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L’Inter e i Colchoneros hanno raggiunto l’intesa col Tottenham – circa 40 milioni -, ma manca quella col giocatore, il cui…

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