COMUNICATO UFFICIALE N. 3/INT del 6 Giugno 2023
LEGA PROLucio e Raimi, dalla stessa parte del campo giocando per l’integrazione
Lucio e Raimi, un pugliese e un nigeriano, un difensore e un centrocampista, che si incontrano in campo davanti a un pallone. Sono due giocatori della squadra creata dal Monopoli per Integration League, due storie di vita che hanno in comune solo una passione, quella per lo sport più conosciuto e seguito al mondo. La stessa che gli ha permesso oggi di incontrarsi e condividere un percorso di gioco che forse potrà diventare anche una nuova amicizia.
Lucio viene da Fasano ma ormai da quattro anni vive a Monopoli, dove studia Scienze motorie proprio per fare dello sport anche la sua professione.
Raimi invece è nato in Benin ed è arrivato a Monopoli nel 2015 e da quel momento si è impegnato in diversi lavori, dall’agricoltura alla panetteria, fino a quello attuale in un laboratorio di analisi.
Più di 5000 chilometri di distanza tra il campetto di cemento dell’oratorio di Fasano in cui Lucio ha trascorso insieme ai suoi coetanei pomeriggi interminabili di corse, calci a un pallone, ferite e risate, e il campo in cui ha iniziato a giocare Raimi ispirato dalla voglia di diventare un grande giocatore come Jai-Jai Okocha – l’ex-centrocampista nigeriano inserito da Pelé all’interno della FIFA 100, la lista dei 125 migliori calciatori viventi della storia del calcio.
«Quando si condivide uno spogliatoio, il tempo nel campo da gioco, nasce per forza qualcosa di bello» – ci racconta Lucio, alla fine di uno degli allenamenti di Integration League, il progetto promosso da Lega Pro con il supporto di Project School e UNHCR Italia.
«Stare insieme e condividere sono due parole importanti, in questi giorni di allenamento abbiamo avuto a che fare con ragazzi che vengono da diverse parti del mondo ed è bello perché abbiamo diverse culture, diversi modi di pensare, tutto diverso. Ma poi si va in mezzo al campo e si parla una sola lingua, quella del calcio».
«Siamo tutti insieme, felici di giocare. E’ questo ciò che mi piace», sono le parole di Raimi per raccontare l’emozione di far parte di questa nuova squadra, opportunità che ha scoperto grazie a un amico.
Le scelte di vita e di viaggio di Lucio e Raimi nascono dalla stessa voglia di avere qualcosa di più, di poter studiare e costruirsi un futuro per Lucio, di avere una vita dignitosa per se stessi e la famiglia per Raimi.
Per lui ovviamente il viaggio è stato più lungo, ha attraversato il Niger, l’Algeria, il deserto, la Libia per poi arrivare a Lampedusa dopo quattro giorni in mare e da li raggiungere la Puglia.
E forse l’inizio della vita in Italia è di per se un nuovo viaggio fatto di studio, di impegno, di immersione in una cultura nuova in cui la differenza la fanno le occasioni di scambio reciproco, quelle in cui è possibile portare il proprio valore e non fermarsi solo a ricevere. Proprio come succede in campo, dove ognuno porta il suo contributo e il gioco funziona solo se ci si muove in squadra. Non è forse anche questo il senso della parola integrazione?
«Integration League racchiude tutto ciò che il calcio può dare. Questo sport ha un potere che a volte sottovalutiamo pensando solo all’aspetto economico, ma il calcio vero si riscopre in queste manifestazioni – conclude Lucio. – Mi aspetto che il messaggio fondamentale, quello del calcio, dello stare insieme, che davvero siamo tutti uguali, venga preso in considerazione. Grazie al calcio questo si può fare».
Il 5 luglio del 1994, agli ottavi di finale dei Mondiali, Italia-Nigeria si concluse 2-1 al 102’ con un rigore di Baggio dopo una partita combattuta in cui l’Italia era data ormai per sconfitta e che probabilmente in molti ancora ricordano.
Chissà se quel giorno Lucio e Raimi avrebbero mai immaginato che anni dopo non sarebbero stati più ai lati opposti del campo ma avrebbero vestito la stessa maglia giocando non per un mondiale ma per un obiettivo ancora più importante.
Integration League, una seconda opportunità per sognare con il pallone
C’è chi ad Integration League è arrivato per caso, ma c’è anche chi ha sperato con fiducia di rientrare in questa squadra perché è qui che vedeva la propria nuova possibilità.
E’ il caso di Mariano e Samiullah, due destini che per caso si sono ritrovati uniti nella voglia di vincere questo torneo con la loro squadra: il Cesena.
Samiullah ha 22 anni, viene dall’Afghanistan ed è nel nostro paese da soli 17 mesi. Ha lasciato la sua terra d’origine per la guerra, dopo l’arrivo dei talebani che in quasi due anni ha cambiato totalmente la quotidianità e il futuro di un paese e di uomini, donne e bambini per cui quel paese era casa.
Samiullah disegnava vestiti, abiti eleganti per cerimonia, e li vendeva nel suo negozio.
Anche in Italia lavora nell’industria della moda, per un’azienda che produce borse.
Il 23 agosto 2021 è il giorno in cui inizia la sua nuova vita in Italia ed a fare da collante tra la vita precedente e quella attuale c’è una grande passione che ha sempre guidato il percorso di questo 22enne, il calcio.
E sempre il calcio è ciò che fa battere il cuore di Mariano, 46 anni, originario di Napoli.
Mariano arriva a Cesena 14 anni fa ed oggi si occupa di sales management per un’azienda di retail.
Ha iniziato a giocare a calcio a 10 anni, grazie ad un torneo di calcetto organizzato dall’azienda in cui lavorava il papà. Da qui alla scuola calcio del Napoli il passo è veloce.
Poi inizia a giocare in promozione e va avanti, finché le possibilità e il tempo iniziano a mancare e il calcio diventa amatoriale.
Samiullah invece inizia a tirare calci a un pallone a 16 anni, nella squadra della sua città e dopo un pò di tempo viene selezionato dal Pamir, squadra afgana con cui vince anche un’importante competizione.
«Ci sono tanti giocatori che mi piacciono ma più di tutti mi ispiro a Ronaldo. Era molto povero e in un’intervista gli chiesero: chi è il giocatore più bravo del mondo? Ha risposto di essere lui. Tutti hanno riso, ma ora lo è diventato» – è fiero lo sguardo di Samiullah mentre ci ricorda questo aneddoto fatto di riscatto, di capacità di credere in se stessi.
Anche Mariano ci ricorda un’altra colonna portante del Manchester United, che per uno scarto di pochi anni non ha incontrato Ronaldo: «Peter Schmeichel, uno dei più grandi portieri che ha iniziato a giocare anche con la palla al piede. E poi mi ispiro al mitico Garella, grande portiere del Napoli, che con le sue parate coi piedi ha portato il Napoli a vincere lo scudetto”.
Per Mariano e Samiullah Integration League è un torneo che racchiude la bellezza di giocare insieme. L’incontro di culture diverse, la possibilità di presentarsi e conoscersi, l’opportunità di ritrovarsi a fianco di persone che sono arrivate da paesi lontani con difficoltà, scappando da razzismo ed emergenze sanitarie. La parola chiave che li unisce è la fiducia. Quella da dare a se stessi ,per credere nei propri sogni. E quella da dare a chi ci sta vicino, per permettergli di mostrarci chi è e cosa può donarci.
Per Mariano integration League è l’occasione per ritornare a giocare. Per Samiullah è l’opportunità per dimostrare cosa sa fare con un pallone e costruirsi un nuovo futuro. Ognuno con il proprio obiettivo, entrambi uniti dalla voglia di vincere ma prima ancora dal desiderio di giocare.
13 Giugno 2023 Virtus Francavilla parte il Primo Summer Camp
Malagò: “Il caso Juve ha dimostrato che la giustizia sportiva funziona”
Il presidente del Coni ne ha parlato oggi in Giunta: “Una riforma? C’è un documento ma è chiaro che ogni eventuale novità varrebbe per la prossima stagione”. Sul tavolo anche la legge sui mandati e la possibilità di togliere il tetto attualmente previsto per liberare la ricandidabilità dei presidenti
“La vicenda Juventus, per come si è conclusa, è sicuramente la dimostrazione che la giustizia sportiva ha funzionato a fronte di una collaborazione con la giustizia ordinaria”. Giovanni Malagò riferisce del confronto di oggi in Giunta Coni e delle diverse posizioni che convergono su questo tema: c’è un problema di velocità, peraltro di non facile risoluzione, non di credibilità della giustizia sportiva. “È già pronto un documento – spiega il presidente del Coni nella conferenza stampa al termine dei lavori – ma è chiaro che ogni eventuale novità sarebbe proiettata verso la prossima stagione agonistica. C’è un problema di tempi morti, che poi non sono morti perché…
SERIE C | Cerignola, prosegue casting panchina: Tabbiani e Taurino in pole, spunta l’idea Birindelli
Fonte: Telesveva Official Youtube channel
Inter, Lukaku su Instagram: “Sensazione di m…”
L’attaccante dell’Inter affida ai social network i suoi commenti per la finale di Champions League persa a Istanbul: “Ma abbiamo ancora fame”
Sospeso tra un recentissimo passato decisamente amaro e un futuro tutto da definire, Romelu Lukaku chiude l’esperienza della finale di Champions League persa a Istanbul con un post su Instagram a cuore aperto: “Prima di tutto voglio ringraziare tutti i tifosi dell’Inter – si legge sull’account del belga – per l’amore e il sostegno per tutta la stagione. Voi ragazzi ci siete stati accanto in ogni momento e personalmente voglio ringraziarvi per questo”.
Il post
—Poi la lettera di Big Rom ai suoi follower prosegue con l’evidente delusione che il 30enne non ha intenzione di nascondere: “Non doveva succedere… Abbiamo dato tutto. È una sensazione di m… per tutti noi che amiamo questo bellissimo club…”. E infine la chiusura del messaggio passando dall’amarezza alle promesse: “Ma l’Inter ha ancora fame e torneremo a combattere…
