Dilettanti Per Passione, Stagione 2026-2027: 1ª Puntata.
Programma realizzato in collaborazione con: Calciowebpuglia; Codice Bianconero; Global Broadcaster Television; Mitico …
Fonte: Spontina Prencipe Official youtube channel
Top & Flop di AZ Picerno-Inter Under 23
Che partita al “Curcio”!
L’AZ Picerno fa sua una partita pazza e piena di emozioni, dove è presente praticamente tutto quello che concerne il calcio: gioco, azioni, cattiveria, cartellini e, ovviamente, gol. E sono tanti quelli che la squadra di De Luca rifila all’Inter Under 23: ben 4!
Un poker (4-1) che forse è ancora più pesante di quanto emerso veramente dal terreno di gioco, dove la compagine di Vecchi ha sì meritato la sconfitta (ed era inevitabile data la gara ai limiti della perfezione rossoblù, ndr), ma decisamente non con un divario così ampio. Quella neroazzurra non è stata indubbiamente la versione migliore del suo essere, ma va dato a Cesare quello che è di Cesare. I lucani hanno dimostrato idee e gioco in tutto l’arco della prestazione, eccelsa praticamente in tutti i reparti. il trascinatore? Quell’Emmanuele Esposito che non caso è il capitano dei potentini che, anche senza gol, trascina i suoi ed il suo pubblico alla vittoria (con primo posto in classifica annesso, ndr) ed agli applausi finali.
TOP:
ESPOSITO (AZ Picerno): Da buon capitano vede l’orizzonte e porta i suoi fino al porto. La sua prestazione è superba per tutti i 76′ in cui opera. E che operazioni! Le azioni più pericolose, gol compresi, passano tutti dai suoi piedi. E che piedi! Gli manca solo il gol, ma la standing ovation del “Curcio” dice tutto. CLAMOROSO.
CHARLYS (Inter Under 23): Il suo ingresso regala nuova linfa ai neroazzurri che, fino a quel punto, pareva in netta sofferenza. POSITIVO.
FLOP:
MANCUSO (Inter Under 23): Totalmente assente dagli schemi interisti dal primo all’ultimo minuto in cui è chiamato in causa, ossia solo un tempo. ABULICO.
MASELLI (AZ Picerno): Eravamo ad un passo da scrivere “Nessuno” nella casella “Flop”, ma la sua ingenuità a tempo ormai scaduto ed in pieno recupero fa iscrivere di diritto il suo nome in essa. Una leggerezza davvero grave, specie in ottica futura. SCIAGURATO.
Clicca qui per rivivere le emozioni della diretta scritta della gara a cura di Roberto Della Corna
Altamura, Memushaj: “Stanchezza è solo scusa: tema che non deve esistere”
Il tecnico biancorosso do po il ko interno contro il Savoia: “Se ci siamo rilassati, la colpa è mia. Non deve succedere più”.
Ledian Memushaj, tecnico dell’Altamura, analizza in conferenza stampa il ko interno contro il Savoia, il primo di questa stagione.
Mister, si è accusata un po’ di stanchezza dopo la gara di mercoledì in Coppa o è mancato altro?
«Secondo me è mancato altro. La stanchezza è solo una scusa: anche loro hanno giocato mercoledì, in trasferta, una partita dispendiosa. Il tema della stanchezza non deve esistere. È chiaro che ci sono partite in cui non puoi essere al 100%, perché non lo si è mai davvero, ma bisogna essere bravi a interpretarle in maniera diversa. Oggi (domenica, ndr) siamo venuti a mancare sotto tanti punti di vista. Penso che questa sconfitta possa farci bene e aiutarci nel percorso».
I cambi hanno dato la scossa che cercava? E ha pensato al quinto cambio, magari inserendo Bocic che mercoledì aveva mostrato gamba?
«I cambi ci hanno aiutato: chi è entrato lo ha fatto bene. Avrei forse dovuto togliere Grande per mettere Bocic o qualcun altro, ma oggi i cambi erano l’ultimo dei problemi. Siamo venuti a mancare già dal primo tempo nei duelli individuali. Al di là di come si può giocare tatticamente, i numeri sono numeri: il calcio è semplice, chi corre di più vince, chi ha più fame vince. Se mancano queste cose, diventa difficile. Però ci sta: è una sconfitta che ci farà tornare con i piedi per terra. Venerdì si rigioca, fortunatamente: dobbiamo metterla subito da parte e preparare un’altra battaglia».
Forse proprio nei duelli individuali e nell’intensità loro hanno messo qualcosa in più rispetto a noi, quella fame che ci aveva portato a vincere le partite precedenti.
«Come dico sempre ai ragazzi, al di là dei moduli e degli schemi, quello che conta sono le motivazioni. Se vengono a mancare, è dura. Se pareggiamo le motivazioni o ne abbiamo più degli altri, allora possono subentrare schemi e numeri. Ma se mancano le basi, diventa difficile. Non possiamo permettercelo. Dopo quattro‑sei partite fatte in una certa maniera si tende a rilassarsi: se ci siamo rilassati, la colpa è mia. Non deve succedere più».
Nel primo tempo sembrava si potesse riprendere la gara, anche perché mercoledì avevate rimontato due gol. E all’inizio della ripresa ci sono state due occasioni che hanno infiammato lo stadio.
«Molto probabilmente, se la sblocchiamo con l’occasione di Malcore o con quella di Peschetola, cambia l’inerzia della partita. Però non posso basarmi su questo: devo fare un’analisi più ampia. Bisogna lavorare, come ho sempre detto, anche nelle vittorie e nelle buone prestazioni. Siamo all’inizio: dobbiamo continuare su questa strada, sempre di più. Oggi è giusto dare merito all’avversario: è stato più bravo di noi. Da domani bisogna resettare e preparare la partita di Bari».
Dopo una sconfitta si riparte: forse arrivare subito al Bari darà motivazioni immediate.
«Sì, è una partita che non ha bisogno di presentazioni: le motivazioni vengono da sole. Dobbiamo prepararla bene: abbiamo cinque giorni per farlo. Dobbiamo recuperare energie e livello fisico. Ripeto: la sconfitta di oggi può esserci d’aiuto».
8 SETTEMBRE 2026 ECCELLENZA – IL CANOSA VINCE IN RIMONTA DI PIAZZA “ABBIAMO FATTO UNA GRAN PARTITA”
Real Madrid-Inter: Sky, Prime o Dazn? Dove vederla in streaming e in tv
Stasera alle 21 va in scena il primo turno di League Phase di Champions: nerazzurri impegnati al Santiago Bernabéu di Madrid. Fischia l’arbitro Oliver
Dopo il successo per 3-2 a San Siro ai danni del Napoli, l’Inter torna in campo per il primo turno di League Phase di Champions League. Appuntamento stasera al Santiago Bernabéu, contro il Real Madrid: fischio d’inizio alle ore 21 italiane. L’arbitro dell’incontro è l’inglese Michael Oliver.
come ci arriva l’inter
—La squadra di Chivu, campione d’Italia, arriva al Bernabéu con tre vittorie su tre gare ufficiali in Serie A. Ad attendere i nerazzurri ci sarà José Mourinho, l’ultimo allenatore che ha fatto alzare la coppa dalle grandi orecchie alla compagine ambrosiana nel 2010, guarda a caso, proprio a Madrid, nello stadio in cui stasera andrà in scena la partita tra gli spagnoli contro gli italiani. Lo…
Fiorentina, Paratici e l’esonero di Grosso. La sveglia di Garlando
Dopo un mercato ambizioso, il direttore sportivo della Fiorentina ha dimenticato una cosa da dare al suo ex allenatore: la fiducia
Vent’anni fa Fabio Grosso segnò all’ultimo minuto il gol della sua vita alla Germania. E pochi giorni dopo, in finale, il ct Lippi gli disse: “Tu calcerai l’ultimo rigore”. Questo gli è mancato a Firenze: tempo e fiducia. Tempo: Grosso ha commesso degli errori, ma un licenziamento dopo 3 giornate è sempre un atto isterico, difficilmente giustificabile. Nel 2016-17, avessero cacciato Gasperini dopo 4 sconfitte nelle prime 5 giornate, l’Atalanta non avrebbe fatto storia. Fiducia: Gasp ha avuto la libertà di plasmare non solo la squadra, anche la società (Ranieri, Massara, D’Amico…) e oggi si vedono i frutti.
Alla Fiorentina, invece, Paratici, fin dalla prima ora, è stato il dominus sovrano. Ha scelto Grosso e poi ha fatto un mercato a prescindere dal gioco che ha reso bello il Sassuolo. Il nuovo tecnico ha ricevuto una manciata di trequartisti (Mastantuono, Atta…), una torre (Pellegrino) senza esterni per servirlo e l’ordine: “Mettili in campo”. Impossibile con l’amato 4-3-3. Poi la sterzata: sono piovuti gli esterni (Gonçalves, Gnonto…) . E i talentini? Questo è il nocciolo del pasticcio: è mancato un progetto tecnico chiaro e condiviso. Leonardo, nel Trattato della pittura, suggeriva: “Studia prima la scienza e poi seguita la pratica”. Una squadra non è un museo dove puoi ammassare tele, ma una casa da costruire con pazienza, seguendo un disegno preciso. Ma Paratici, che non ha crisi di autostima ed è portato a uno spregiudicato gigantismo edilizio (CR7), ha comprato di tutto in allegria, ascoltando il gaudente Magnifico più che il saggio Leonardo. E infatti del doman non c’è certezza.
Un Lecce spento cede al Cagliari: all’Unipol Domus termina 1-0 per i sardi
di Danilo Sandalo
Il Lecce esce malconcio dall’ Unipol Domus dove i padroni di casa si impongono per 1-0 grazie al gol messo a segno da Daniel Maldini al 29′ minuto del primo tempo.
Al di là del risultato negativo però a preoccupare è il modo di interpretare la gara da parte della squadra, spesso privo di sostanza e carattere eccezion fatta per Coulibaly, l’unico che si è dimostrato propositivo, è parzialmente per Stulic che, nonostante si porti dietro un’ aura di critiche piuttosto pesanti ed esagerate, si è mosso discretamente riuscendo ad impegnare seriamente Caprile nel primo tempo.
Anonimi o quasi i nuovi innesti, in particolar modo Monteiro il quale è sembrato parecchio spaesato.
Per il resto, come già detto in precedenza, si è vista una squadra spenta e priva di idee che solo nel finale ha alzato il ritmo alla ricerca di un pareggio che sarebbe potuto arrivare se l’arbitro avesse concesso il rigore per un fallo in area su N’Dri.
Per Di Francesco ci sarà parecchio da lavorare, soprattutto sotto il profilo mentale, magari cercando di alleggerire le idee a tanti giocatori liberandoli da superflui tatticismi che ne potrebbero compromettere il rendimento e con esso il risultato.
Foggia, Auteri: “Abbiamo pagato a caro prezzo due errori”
Gaetano Auteri, allenatore del Foggia, ha analizzato in sala stampa la sconfitta interna contro l’Audace Cerignola nel derby di Capitanata, partendo dalle difficoltà mostrate nella fase iniziale della gara: “Il nostro approccio è stato buono: loro inizialmente hanno provato a giocare, mettendosi anche in un modo leggermente diverso rispetto al solito, ma è durato quattro o cinque minuti – poi non sono più riusciti a palleggiare, sono sempre entrati nella nostra morsa. Dopo pochi minuti, però, abbiamo commesso un errore in una chiusura difensiva, regalando il primo pallone: nasce un contrasto, un rimpallo favorevole a loro. C’è poi l’episodio di Gallo, che stava recuperando la posizione: se lo si rivede, resta tanto rammarico, perché l’aveva recuperata, si frappone, ma la posizione dell’arbitro gli rallenta la corsa e non gli permette di intervenire sull’ultimo passaggio – si toccano pure, ma l’arbitro non se l’è sentita di interrompere il gioco. Comunque, quella chiusura l’avevamo preparata: dovevamo essere più risoluti. Loro hanno creato veramente poco, quindi il risultato nasce da due errori nostri, più i palloni lunghi di quaranta-cinquanta metri che abbiamo lasciato vivi troppe volte, permettendo loro di accompagnare l’azione o guadagnare falli: su questo dobbiamo migliorare. Detto questo, la squadra ha messo in campo tanti aspetti importanti, ha creato molto – a volte è mancata l’ultima scelta, l’ultimo passaggio. Nel secondo tempo abbiamo attaccato con le due punte centrali in un modo diverso e anche lì abbiamo creato tanto: nei primi venticinque minuti abbiamo messo una grande pressione, in cinque-sei situazioni aggredivamo bene, tenevamo il campo, bastava un piccolo episodio per rimettere la partita in equilibrio. Poi è stato un continuo spezzettamento, con qualche prestazione individuale sotto le nostre possibilità. Il risultato è stato determinato da due errori, ma la squadra, nell’economia della gara, la prestazione l’ha fatta: sono partite poco ripetibili, lo so, e so che dobbiamo migliorare tante cose – stasera, nel secondo tempo, abbiamo anche provato soluzioni mai testate in allenamento. Siamo un divenire, siamo all’anno zero: questo grande pubblico che ci ha sostenuto fino alla fine non deve portarci a spostare gli equilibri, a dover garantire cose che in questo momento non siamo ancora in grado di garantire – non perché siamo scarsi, anzi, questa è una buona squadra che crescerà. Il risultato di stasera non deve frenare questa considerazione: è una partita ripetibile, dove non abbiamo commesso errori gravi a parte quei due, e dove abbiamo anche seminato discreti meriti nell’arco dei novanta minuti, cento contando i recuperi. Evitiamo di commettere errori, cerchiamo di essere più risoluti, e miglioreremo anche sul piano della lucidità e delle situazioni create in area, che sono state tante”.
Sull’episodio arbitrale nel secondo tempo, con alcune interruzioni di gioco che secondo il tecnico hanno spezzato il ritmo della pressione del Foggia: “Dopo venticinque minuti di grande pressione nostra nella ripresa, in cui eravamo sempre lucidi, recuperavamo palla e riuscivamo a entrare in area, l’arbitro ha preso alcune decisioni un po’ cervellotiche – fermare il gioco per far entrare i fisioterapisti per crampi che sembravano simulati, quel genere di cose – forse non riusciva a tenere il ritmo della partita. Non è questo il motivo per cui abbiamo perso, ma è stato un peccato, perché stavamo continuando a essere martellanti e incisivi, e vedersi interrompere per certi episodi lascia interdetti, oltre a far perdere tempo. Ma questa è la Serie C, dobbiamo imparare anche questo: il motivo della sconfitta resta comunque quello che ho già indicato”.
Sul possesso palla giudicato positivo ma sterile ai fini del risultato, con il Cerignola capace di sfruttare al massimo le proprie occasioni: “Ce ne capiteranno altre di partite così, in cui l’avversario si chiude nella densità, si schiaccia negli ultimi venticinque metri con un 5-3-2 o un 5-4-1: sono gare in cui dal punto di vista tattico dobbiamo essere più bravi a destabilizzare gli altri. A volte l’abbiamo fatto, a volte abbiamo sbagliato le scelte – abbiamo appena cominciato. Faccio un esempio: la posizione di Panico in quelle situazioni è determinante, perché deve giocare alle spalle della punta centrale, con questi movimenti a elastico che possono creare la combinazione veloce per inserirsi negli spazi. A volte abbiamo sbagliato gli smarcamenti, altre volte i posizionamenti, sia nel primo che nel secondo tempo: è normale, sia perché siamo in Serie C e si sbaglia anche ai livelli più alti, sia perché abbiamo iniziato da poco e impareremo a destabilizzare avversari di questo tipo, così come dovremo imparare a gestire chi, a un certo punto, rinuncia a giocare e cerca solo di allontanare il pallone e accorciare sulle seconde palle: quei palloni lunghi verso i difensori o verso qualunque attaccante non devono più restare vivi, perché lasciarli vivi permette all’avversario di prendere campo. Dobbiamo essere più bravi, più esperti, più risoluti su questi dettagli, e ce ne occuperemo”.
Sull’inserimento delle due punte centrali insieme nella ripresa: “Nel secondo tempo abbiamo provato la doppia punta centrale: anche Ravasio, arrivato da poco e non ancora al cento per cento, era alla prima volta in campo insieme a Luciani, e tutto sommato hanno fatto bene, con grande presenza in area, cambiando anche il modo di attaccare. Questa partita l’abbiamo persa per due errori che non dovevamo commettere, ma in mezzo ci abbiamo messo anche tanti meriti che miglioreremo. Mi dispiace per il pubblico, ma vorrei che non ci abbandonasse: se qualcuno ora ha già dei giudizi negativi e vuole allontanarsi, noi lo faremo tornare allo stadio, perché la linea l’abbiamo tracciata. Adesso dobbiamo lavorare sui dettagli, e non sempre andrà così come nelle ultime due gare: abbiamo creato situazioni al limite dell’incredibile, la palla che ballava quattro-cinque volte in area, grandi mischie, due-tre parate importanti. A volte basta un piccolo dettaglio in più per crederci ancora di più, ma la squadra ci ha creduto fino alla fine”.
Sulla scelta tattica del finale, con quattro attaccanti in campo e Bigonzoni schierato come esterno sinistro di una difesa a tre: “Bigonzoni è un giocatore che, se gioca a tre, diventa un quinto importante: non è eccellente sul piano difensivo e fa fatica a migliorare in questo, ma saremo perseveranti con lui come con altri. Smeraldi ha chiesto il cambio per un piccolo affaticamento muscolare, ma anche lì è più un fatto emotivo che fisico: si allena con noi dal 25 luglio ed è uno dei giocatori messi meglio fisicamente, ma certi crampi nascono anche dall’emotività, specialmente per un 2007 come lui. In quel momento della partita, il Cerignola non ha praticamente più provato a costruire con un minimo di logica o pericolosità per tutto il secondo tempo: era una scelta ponderata da parte nostra, visto che ci creavano davvero pochi problemi. Erano usciti una sola volta, sulla punizione dal limite poi trasformata, ma erano circondati, avevamo raddoppiato e triplicato la marcatura: l’arbitro ha scelto di fischiare un fallo lì, mentre invece non ha fermato l’azione, chiaramente irregolare, in cui si è frapposto sulla corsa di Gallo senza che lui riuscisse a intervenire”.
Sulla lettura difensiva della fascia sinistra, apparsa in difficoltà anche nella gara precedente con la Salernitana, e sull’impressione di una certa inferiorità numerica a centrocampo nel primo tempo: “Qualche prestazione individuale è stata un po’ sotto tono, può stare. Loro hanno sempre giocato con un 3-4-3, scegliendo di portare braccetto ed esterno proprio su quel lato sinistro: ma francamente, se non gli davamo noi il pallone, non ci hanno mai creato problemi. Solo nei primi tre-quattro minuti costruivano in un certo modo, poi lo abbiamo capito – il calcio è fatto di piccole variazioni rispetto a quanto preparato. Da lì in poi non hanno mai creato reali pericoli: tenevano qualche pallone solo su nostri errori, come nel primo tempo con Smeraldi, quando abbiamo regalato una transizione perdendo palla sui piedi – ma poi ci siamo ricompattati e non è successo nulla. Oppure sfruttavano quei palloni lunghi di trenta-cinquanta metri che quasi sempre lasciavamo vivi, invece di sovrastarli fisicamente: con poco, così, riuscivano a ottenere tanto. Sono queste le cose da migliorare, impareremo a destabilizzare anche avversari di questo tipo, perché siamo nati da poco. Sono dispiaciuto, certo che lo sono: alcune prestazioni sono state sotto tono, non saprei spiegarne bene il motivo – forse la presenza di un pubblico così importante, qualcuno che deve ancora abituarsi a certi palcoscenici e alle responsabilità che comportano, puntando sul concreto invece che sulle giocate a effetto. In alcune cose abbiamo sbagliato, ma nel mezzo della gara abbiamo messo anche tanta positività: abbiamo riaggredito, siamo stati corti, e semplicemente non siamo stati bravi né risoluti nelle tante situazioni che siamo riusciti a creare. Miglioreremo”.
Auteri commenta la prova di Coulibaly, entrato nella ripresa e apparso subito rassicurante nella gestione del possesso: “La qualità migliore di Coulibaly non è distribuire il gioco, ma l’impatto fisico. Gallo e Haoudi hanno fatto fatica a cambiare passo nel primo tempo e ad andare ad aggredire, come se giocassimo timorosi – non che loro abbiano dimostrato chissà quale qualità nel palleggio. Avrei voluto un atteggiamento più aggressivo fin da subito, cosa che poi abbiamo fatto: non mi so spiegare il motivo di questa timidezza iniziale, perché ci alleniamo per giocare un certo tipo di calcio. A un certo punto abbiamo iniziato a farlo proprio con Coulibaly, che ha quella caratteristica come qualità principale, e siamo cresciuti. Al di là delle piccole valutazioni, può capitare qualche prestazione sotto tono, ma non è mancato l’impegno, il senso di appartenenza, il sacrificio o la determinazione: vi garantisco che negli spogliatoi i ragazzi sono rimasti davvero male. Ma si va avanti, si reagisce, il campionato è lunghissimo: gli obiettivi non si cambiano in corsa, sarà il campo semmai a farci capire se vanno rivisti, ma sono sicuro che sul campo acquisiremo tanti meriti. Non stiamo cercando il pelo nell’uovo, sono cose importanti quelle sollevate stasera e le sottolineo anch’io: non ci andrà sempre così male, non è normale costruire sette-otto occasioni importanti, sfiorare il gol e regalare la partita. A volte il calcio è strano: analizziamo gli errori e cerchiamo di valorizzare anche le cose buone fatte, senza spostare gli obiettivi di campionato – anche se questo pubblico meriterebbe la Serie C, se non la Serie A. Ci arriveremo piano piano: non è tutto nero stasera, così come non sarebbe stato tutto rosa e passione se avessimo vinto 3-2 in rimonta, perché poteva capitare anche quello, a volte sono piccoli dettagli. L’unica cosa certa è che i punti persi non tornano più. Ma questo è un buon gruppo, e faremo meglio in futuro migliorando le cose che ho detto: evitando gli errori e cercando di essere più lucidi e risoluti nelle situazioni importanti”.
Fonte:TuttoC.com
