Galeati e il furto in Jugoslavia-Svizzera. Serie A noir

 Jugoslavia-Svizzera all’Estadio Sete de Setembro di Belo Horizonte, un arbitro bolognese poco prima del fischio d’inizio scopre che la partita non può iniziare. E allora chiama la Fifa…

Era tutto pronto per il fischio d’inizio. Quasi tutto. Il 25 giugno 1950 all’Estadio Sete de Setembro di Belo Horizonte, con le due squadre, Jugoslavia e Svizzera, già schierate in campo, il primo ad accorgersi che qualcosa non andava fu l’arbitro, un italiano. Si chiamava Giovanni Galeati, aveva quarantanove anni ed era originario di Castel Bolognese. Nessuna ricostruzione storica può dare contezza di un’esclamazione che invece a noi, oggi, piace pensare gli fosse uscita di bocca – un’esclamazione dialettale anche piuttosto greve – nel momento in cui, alzando lo sguardo, aveva notato che ai confini del campo mancava un elemento essenziale, poiché le bandierine del calcio d’angolo erano senza la stoffa che all’epoca…

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Inter, classe 2008: chi sono le stelle e dove arriveranno

Dal 2022 al 2026 sono diventati tricampioni d’Italia: nessuno come loro. Alla scoperta di una generazione super: La Torre ha istinti da gran regista, Carrara fa gol e non disdegna le botte, Lissi e Sorino invece…

Anno domini 2008. Barack Obama diventa presidente degli Stati Uniti d’America, Jovanotti fa innamorare con “A Te”, esce Twilight e il mondo si divide: team Edward o team Jacob? Il primo Wimbledon di Nadal e il primo Mondiale di Hamilton, El Nino Torres fa cantare la Spagna e CR7 lo United di Ferguson. Anno domini 2008, versione interista. Il festone per il centenario, la doppietta di Ibra sotto il diluvio di Parma, l’arrivo del Mou e “Io non sono pirla” ovunque, dalle prime pagine dei giornali alle magliette della salute dei cuori nerazzurri. A 18 anni di distanza, ecco un’altra buona notizia perché, mentre l’Inter gettava le basi per prendersi il mondo, nasceva una generazione di talenti…

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Il Manfredonia Calcio ufficializza la conferma di Genny Rondinella

Il Manfredonia Calcio comunica la conferma di Genny Rondinella, profilo che continuerà a rappresentare un elemento importante all’interno del progetto tecnico biancoceleste per la stagione 2026/2027 nella rosa a disposizione di mister Andrea Ciaramella.

Classe 2001, cresciuto nei settori giovanili di Benevento e Casertana, Rondinella ha costruito il proprio percorso tra Serie C e Serie D, maturando esperienza con le maglie di Savoia, Pistoiese, Messina, Giugliano e Pompei prima dell’approdo a Manfredonia. In carriera può vantare 122 presenze ufficiali e 9 reti, numeri che testimoniano continuità di rendimento e affidabilità nel corso delle stagioni. 

Nella scorsa stagione con la maglia del Manfredonia, Rondinella ha disputato 31 gare ufficiali, mettendo a segno 1 rete e confermandosi come uno degli elementi più continui dell’organico biancoceleste. 

Le sue prestazioni hanno evidenziato affidabilità, duttilità tattica e una costante capacità di incidere sia nella fase difensiva sia nello sviluppo della manovra sulle corsie esterne.

Proprio nel corso della sua esperienza in biancoceleste, Rondinella si è distinto per la capacità di interpretare più ruoli sulla fascia destra, garantendo equilibrio e intensità nelle due fasi di gioco. 

Terzino moderno ed esterno di corsa, abbina struttura fisica, aggressività positiva e notevole capacità di lettura delle situazioni difensive. Le sue caratteristiche gli consentono di essere un riferimento nelle transizioni, nelle coperture preventive e nello sviluppo della manovra sugli esterni.

La conferma di Rondinella rappresenta un’importante garanzia per la società del patron Gianni Rotice e lo staff tecnico, che potrà contare su un calciatore esperto della categoria, dotato di personalità, duttilità e senso di appartenenza, qualità fondamentali per affrontare al meglio la nuova stagione.

Bentrovato al “Miramare” Genny. 

Beppe Bergomi, intervista su Palestra

La bandiera interista: “Il club stava per svenarsi per l’azzurro. Non è facile imporsi subito in Inghilterra, i nerazzurri erano perfetti per lui”

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Acque agitate in casa Fasano Calcio

Acque quanto mai agitate in casa Fasano Calcio. Un appello unanime è stato lanciato dagli amministratori comunali, in sinergia con la dirigenza del club di Via Salvo D’Acquisto, rappresentata da Totò Carparelli, Vito Fasano e Donato Potenza, insieme all’ex presidente e fondatore del sodalizio biancazzurro, Franco D’Amico.

Il Fasano Calcio rappresenta una delle realtà sportive più importanti del territorio. Partendo dai campionati regionali e dalle categorie più difficili, grazie a vittorie, sacrifici e una programmazione lungimirante, la società è riuscita a conquistare la Serie D, campionato nazionale pienamente all’altezza del blasone calcistico cittadino. Nel corso degli anni il club si è consolidato nella quarta serie nazionale, diventando un punto di riferimento per numerosi atleti e tecnici che hanno vestito i colori biancazzurri.

La situazione è però precipitata nel corso dell’ultima stagione. L’imprenditore di origini napoletane Ivan Ghilardi aveva rilevato il progetto calcistico con grandi ambizioni e promesse di crescita. Tuttavia, con l’arrivo dell’estate, ha deciso improvvisamente di abbandonare la società, lasciando il Città di Fasano alle prese con una situazione economica estremamente complessa e con debiti che rischiano di compromettere seriamente il futuro del club.

A pochi giorni dalla scadenza per le iscrizioni al prossimo campionato di Serie D, l’allarme è massimo. Le istituzioni, la dirigenza e l’intera tifoseria rivolgono un accorato appello affinché imprenditori, cordate o investitori interessati possano intervenire per salvare una categoria conquistata con anni di sacrifici e preservare una delle realtà calcistiche più importanti della Puglia.
In assenza di un intervento concreto, il rischio di una scomparsa dell’attuale società appare sempre più reale. Ciò significherebbe dover ripartire dalle categorie provinciali o regionali attraverso una nuova realtà calcistica, affrontando un percorso lungo, difficile e pieno di incognite per tornare ai livelli raggiunti oggi.

La rabbia e l’amarezza sono profonde. In poco più di un anno, una gestione che aveva alimentato speranze e aspettative ha lasciato il club in una situazione drammatica, costringendo amministratori, tifosi e un’intera città a interrogarsi sul proprio futuro sportivo.
Ora più che mai serve unità, sostegno e senso di responsabilità. Fasano non può permettersi di perdere un patrimonio sportivo costruito nel corso di decenni.

Forza Fasano!