Milan, da Amorim le ultime su Pulisic, Cisse e Hutchinson

Conferenza stampa per Amorim alla vigilia del match contro i biancocelesti, valido per la 4ª giornata di Serie A 2026-27

Consueto appuntamento con la conferenza stampa pre-Serie A per Ruben Amorim, che ha affrontato tanti temi di grande interesse per i fantallenatori alla vigilia dell’anticipo che il suo Milan giocherà all’Olimpico contro la Lazio (sabato 12 settembre, ore 18) per la 4ª giornata di Serie A. Tra questi: il possibile impiego di Pulisic, il processo di crescita di Cisse e il ruolo ideale di Hutchinson.

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Pulisic domani lo vedremo in campo. Non so se sarà titolare o entrerà dalla panchina, ma lo utilizzerò. Ora come ora non ha ancora ancora giocato neanche un minuto, lui tiene il muso per questo motivo e a me la cosa non dispiace. Per come la vedo io, anche se si tratta del calciatore più forte del mondo, non vado a discapito di chi fino a quel…

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Gonzalo Rodriguez intervista: “Fiorentina, dai tempo a Mastantuono”

L’ex difensore si racconta tra presente e passato. “Vedo una squadra con tanti giovani e con un grande potenziale, sono fiducioso”. E poi sulla sua Fiorentina dice: “Giocavamo un calcio spettacolare, il capitano ero io ma ce erano altri tre o quattro nello spogliatoio” 

Quando riguarda la curva si emoziona ancora. Tutto quel viola, tutta quella passione. Gonzalo Rodriguez, 42 anni, ha quasi gli occhi lucidi. Firenze è casa sua e i tifosi della Fiorentina occupano ancora un posto speciale nel suo cuore. “Qui ho trovato una famiglia. Una piazza che mi ha adottato e trattato come un figlio”. L’ex difensore spagnolo ha giocato in viola dal 2012 al 2017 ed è tornato in città per la festa del centenario e i tifosi non hanno perso occasione per fargli sentire il loro affetto. Non solo allo stadio, anche tra le vie del centro o al Viola Park.

Gonzalo, partiamo da qui. Che effetto le fa tornare a Firenze?

“È stata un’emozione bellissima. Incredibile. Non provavo certe sensazioni da tanto. Porto la Fiorentina e i suoi tifosi nel cuore. Se posso dirlo, mi considero uno di loro. E c’è una cosa che mi ha lasciato a bocca aperta: ti salutano sia i grandi, che si ricordano di me come giocatore, sia i più piccoli. La passione viene trasmessa di generazione in generazione. Non solo verso la squadra, ma anche verso noi giocatori. Ognuno ci tiene a ricordarti un episodio accaduto nei cinque anni passati insieme. Insomma, in un attimo sono riaffiorati tanti ricordi”.

“Guardi, io qui sono stato capitano e credo di essere stato un simbolo. E per me non c’è più grande orgoglio. In più, vorrei aggiungere che la fascia la portavo io, ma che in spogliatoio c’erano altri tre o quattro capitani”.

E se dovesse scegliere un momento?

“Senza dubbio il 4-2 alla Juve, in rimonta, con tripletta di Pepito Rossi. Una giornata storica. La gente ancora mi ferma per strada e me lo ricorda. Mi chiamano “capitano”. E sono passati tredici anni… eppure sembra successo ieri”.

Oggi, invece, come la vede la Fiorentina?

“Penso che sia una squadra in costruzione. Un po’ un cantiere aperto. Sono arrivati tanti giocatori, devono trovare la giusta alchimia per poter funzionare insieme. Ci vuole tempo. Io sono positivo, ho fiducia nella società e nelle scelte fatte. Bisogna solo avere pazienza”.

In particolare, è arrivato un argentino che lei conosce bene, ovvero Franco Mastantuono. Che giocatore è?

“È un ragazzo di 18 anni, molto forte e molto maturo. Sembra molto più grande dell’età che ha. Va lasciato libero di giocare e di esprimere il proprio talento, che è tanto e molto presto lo vedremo tutti”.

Se gli potesse dare un consiglio? Lei che la piazza la conosce discretamente bene…

“Gli direi di stare sereno e giocare come sa. Ha colpi importanti, può fare la differenza. Il calcio italiano è difficile, più fisico rispetto a quello spagnolo. Sarà importante per la Fiorentina. Se posso, però, direi una cosa ai tifosi”.

“Dico di dargli tempo e aspettarlo. Alla squadra in generale e in particolare a lui. Non abbiate fretta. Aspettate Mastantuono e lui vi stupirà. In più, ce ne è un altro che mi ha colpito parecchio”.

“Pellegrino. È giovane, ma ha qualità e talento. Ha un colpo di testa devastante. Trovo sia un attaccante vecchio stile, con caratteristiche uniche. Centravanti di quel tipo non ce ne sono tanti in giro per l’Europa eh…”.

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Intervista David Pizarro: “Indossare la maglia della Fiorentina è una responsabilità”

Il ‘Pek’ parla della sua esperienza in viola. “Il Franchi è speciale, merita di vedere bel calcio. I giocatori ci sono, serve…” 

Per David Pizarro il tempo sembra non essere passato. Il “Pek” è ancora in forma, gioca a Padel, corre, non si ferma mai. Un po’ come faceva in campo. Per il resto è un tipo di poche parole, schivo, dritto al punto, essenziale. Anche quando analizza la situazione della Fiorentina, squadra a cui è rimasto legato per tre anni dal 2012 al 2015. Adesso è tornato a Firenze per il centenario, ricevendo tanto affetto da parte dei tifosi viola.

Pizarro, intanto le emozioni. Che effetto fa tornare?

“Guardi il mio braccio! Sta tutta qui la mia risposta. Ho la pelle d’oca anche se sono passati undici anni da quando sono andato via. Il Franchi è speciale, così come lo è Firenze. Si fidi di me, che di piazze calde me ne intendo…”

Ci fidiamo. E se le nominano la “sua” Fiorentina cosa le viene in mente?

“Penso al modo spettacolare in cui giocavamo. Questa è una tifoseria che merita di divertirsi e di vedere bel calcio. È bene farlo presente a chi viene qui a giocare. Ci vuole rispetto per questa società storica e questa maglia fantastica. Ha un peso e va onorata”.

Si aspettava un’accoglienza del genere? Non solo allo stadio ma anche in città, tra le vie del centro…

“È bellissimo, davvero. Lo è quando ti fermano, ti riconoscono e ti ricordano un momento vissuto insieme. Sono felice di aver fatto parte della storia di questo glorioso club. Poi, qui è nata mia figlia Emma, che è fiorentina. Sarà sempre un posto del cuore per me e per la mia famiglia”.

Prima parlava di responsabilità, si riferiva a qualcuno in particolare?

“Sono anni che soffro per la Fiorentina. Io tifo, seguo, mi arrabbio. Ci vuole una mentalità vincente. A volte mi viene paura… di rivivere le sensazioni dello scorso anno. Non è accettabile che si venga a Firenze a passeggiare. Che tu sia il Real Madrid o l’ultima neopromossa”.

Il mercato le è piaciuto? Sono arrivati tanti giocatori di qualità: Mastantuono, Pedro Gonçalves, Atta e così via

“Sì, penso che la squadra si sia rinforzata e abbia del potenziale, ora andrà messo in ordine. Gli va data un’identità. Poi i mezzi ci sono, d’altronde sono stati spesi più di 160 milioni, facendo acquisti importanti. Credo che però, oltre al talento, si debba parlare di personalità. È questo che dovranno insegnare ai ragazzi nuovi. Sono giovani e l’esempio di chi c’è stato prima può aiutarli a far capire l’importanza di vestire questa maglia. Ci vogliono testa e coraggio, non bastano i piedi buoni”

In chiusura, la lasciamo con una battuta. L’abbiamo vista in forma, alla Fiorentina farebbe comodo uno come Pizarro?

“Me lo deve dire lei! Scherzi a parte, io vado per i 47, i calciatori di oggi potrebbero essere miei figli. È vero che sto ancora bene, il Padel aiuta. In più è un’occasione per rivedere tanti amici, sfidarsi e tenersi in contatto. Anche Borja Valero, mio vecchio compagno a centrocampo, vedo che è in gran forma. Anche lui corre come un ragazzino. Se dovessero fare una squadra di leggende, noi ci siamo. Ancora lì, a dettare i tempi in mezzo come una volta”.

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