Ogni giorno trascorso al Mondiale vale qualche piccolo incasso per i club. La Fifa, infatti, riconosce un indennizzo alle società che mettono a disposizione i propri giocatori per le nazionali: il compenso matura dal giorno del rilascio del calciatore fino al giorno successivo all’ultima partita disputata dalla sua selezione. Più convocati e più lungo il cammino della nazionale, maggiore sarà l’incasso finale: secondo le stime della Fifa si parla di circa 5mila dollari al giorno per giocatore, contributo versato alla società proprietaria del cartellino durante la stagione 2025/26. Considerando che la conclusione del torneo è dietro l’angolo, ecco quanto incasseranno i club, italiani e non solo.
Quanto incassano i club per i giocatori ai Mondiali: la classifica
Inchiesta arbitri: nulla di fatto. Un commento di Ravelli sulla Gazzetta
Ora gli atti passano alla giustizia sportiva: un’archiviazione bis sembra la soluzione più logica
L’inchiesta sugli arbitri, che era partita con degli improvvidi paragoni con Calciopoli, è finita in nulla. Per mesi il racconto è stato quello di un nuovo possibile terremoto che potesse scuotere dalle fondamenta il mondo del calcio. L’Inter solo evocata (ma non indagata, poi indagata last minute per essere contestualmente archiviata), il sistema arbitrale sotto osservazione, Gianluca Rocchi costretto ad autosospendersi e a perdere il proprio ruolo. L’ombra era quella delle grandi inchieste che hanno cambiato la storia del nostro calcio. Niente di tutto ciò.
Inter tifa Lautaro per Argentina-Spagna
I nerazzurri fanno il tifo per il Toro prima della finale. E dopo il gol all’Inghilterra il suo valore va alle stelle…
Pepo Martinez, strana figura di valenciano introverso, dovrà farsene una ragione: il cuore dell’Inter ha sempre avuto un ritmo argentino, l’antico battito non cambierà certo domani. Il nuovo portiere titolare andrà pure in giro in ritiro con la maglia spagnola e il nome di Pedri dietro alle spalle, ma anche lui ormai conosce l’epica nerazzurra: niente e nessuno potrà mai pesare come il capitano di questa era, che segna anche dall’altra parte del pianeta. Lautaro Martinez, bomber Mundial, non smette di essere ciò che è sempre stato dentro l’Inter: l’uomo a cui affidare i destini della squadra e del club. Il Toro aveva già segnato in semifinali da leggenda, sia in quella del 2023, nell’euroderby contro il Milan, sia nell’altra di Champions del 2025, quando riuscì a domare Lamine Yamal: è proprio il giovane alieno che ritroverà contro domani nel catino del MetLife, cresciuto di un anno e più affamato. Entrambe le reti in Europa sono cucite sul suo cuore argentino, restano tra le gioie più grandi di una carriera già riempita di trofei di ogni tipo, ma niente può essere paragonato a quanto accaduto mercoledì nel pomeriggio di Atlanta.
nella storia
—È stata una testata alla storia, un urlo per la patria. Aver marchiato a fuoco una semifinale di Coppa del Mondo e disarcionato gli inglesi lo ha portato a galleggiare nella mistica che tanto amano a Buenos Aires. Con toni più sobri, ma altrettanto orgoglio, i compagni interisti hanno abbracciato a distanza il loro campione: messaggi da quasi tutti, a partire dagli italiani che avrebbero voluto passare un’estate simile a quella del Toro e, invece, già sudano nella Foresta Nera. Nessuno è rimasto lontano dal capitano in questo momento di gloria, né il suo allenatore Cristian Chivu che l’aveva visto da vicino a Miami durante le proprie ferie americane, né i dirigenti che se lo coccolano, a partire dal presidente Beppe Marotta e dal direttore sportivo Piero Ausilio. Lo hanno ripetuto in coro: Lautaro è l’orgoglio di tutti, un’altra vittoria mondiale rende grande di riflesso anche il suo club. Questione di prestigio, ma anche valore, che non smette di crescere in questi anni di reti in sequenza: a furia di impilarli uno sull’altro, Martinez è arrivato a 173 gol in nerazzurro, terzo di ogni tempo con la gloriosa maglia dell’FC Internazionale. Ha davanti due leggende del club, come Spillo Altobelli, ormai a tiro a quota 209, e Giuseppe Meazza più su a 284: perfino il primato dell’eterno Pepín non è al sicuro con Lautaro in giro per Milano ancora per qualche altro anno. Non c’è solo un lauto contratto da 9 milioni a stagione fino al 2029 che lo lega alla sedia, ma anche la valutazione che ne fanno i manager nerazzurri: dopo aver vinto il secondo titolo di capocannoniere con il terzo scudetto della vita, i siti specializzati quotavano l’argentino intorno ai 90 milioni, ma dal club alzano l’asticella ancora più su. L’importanza della rete all’Inghilterra, la terza nel torneo dopo quella alla Giordania e l’altra alla Svizzera ai quarti, lo portano a sfondare la tripla cifra: per l’Inter il capitano argentino oggi non vale meno di 120 milioni. Un modo scientifico per dire al mondo che, sì, è incedibile.
la bandiera
—Dopo complimenti e carezze per la semifinale, sarà tempo di abbracci a distanza in attesa della finale, dove l’argentino onora la storia del club. C’è, infatti, un filo nerazzurro che attraversa la storia del Mondiale e che neppure il tempo è riuscito a spezzare: il 2026 non ha fatto differenza, l’Inter porta infatti un proprio giocatore nell’ultimo atto per la dodicesima edizione consecutiva della Coppa del Mondo, come nessun’altra squadra sul pianeta. La striscia iniziava nell’estate 1982, quella dei sogni azzurri, dello zio Bergomi con i baffoni, della vita da mediano di Oriali e di Spillo che ora Lautaro insegue. In mezzo scorrono campioni senza età come Rummenigge, Matthäus, Brehme, Klinsmann, Ronaldo, Sneijder o nerazzurri di cuore come Nicolino Berti e Materazzi, e pure sorprese inattese come Campagnaro, Palacio, Brozovic, Perisic. La parentesi si chiude proprio con il capitano, che c’era nel 2022 e ripianta la bandiera adesso negli Stati Uniti: quattro anni fa era già nella storia del suo club, ma adesso ha pure una fascia al braccio che lo rende più grande, per Chivu e per i compagni. L’altro Martinez, Pepo, tiferà contro, ma non dovrà prendersela: sarà l’unico in ritiro senza una bandiera argentina.
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Milan, Modric non si ferma: vacanze di corsa, i rossoneri lo aspettano
Relax in Croazia, ma senza mai staccare dal lavoro. Attesa a breve la firma sul prolungamento annuale
Nella sua prima Serie A rossonera Modric ha giocato più che in tutti i tornei spagnoli giocati con il Real, più che nei campionati croati con la Dinamo Zagabria, agli esordi della carriera, e quasi più che in tutte le edizioni di Premier a cui aveva partecipato con il Tottenham. Solo una volta ha trascorso più minuti in campo rispetto a quanto fatto nell’ultima stagione con il Milan: 3216’ con gli Spurs in Inghilterra, stagione 2011-12, contro i 2816 dell’ultimo anno italiano, a cui sono stati forzatamente sottratti quelli in cui era stato costretto a fermarsi per la frattura allo zigomo di fine aprile scorso. A giudicare dalla tenuta fisica e dalla resistenza, si può dire che Luka sia come ringiovanito di quindici anni. Fu in quella stagione anche la sua ultima volta in Europa League: due partite del girone prima di diventare una leggenda del Real Madrid, con cui ha partecipato (e spesso anche vinto) solo e soltanto alla Champions. L’anno prossimo Modric tornerà a competere in Europa League e se mancano le motivazioni – ma non è il caso di un campione come lui – può sempre decidere di voler aggiungere il trofeo alla sua già ricchissima bacheca.
incontri sportivi
—Sarà per questo che anche mentre si gode un meritato periodo di riposo in famiglia, Luka non smette di allenarsi. Dopo le fatiche mondiali si rilassa a Punta Skala, nella Dalmazia settentrionale. Dalla Croazia affaccia sul Mar Adriatico e guarda all’Italia, dove sarà di casa anche nella prossima stagione. In vacanza ha incontrato anche Filip Ivic, altro nazionale croato: stavolta, la specialità è la pallamano. Per Modric è fondamentale la cura del fisico, provato da altre quattro partite ai mondiali (tutte da titolare, le tre del girone e i sedicesimi con il Portogallo che hanno segnato l’eliminazione della Croazia) ma anche tenere il ritmo degli allenamenti e, per questo, non ha mai davvero spento il motore.
nuovo ruolo
—Anche perché se non ci saranno sorprese, Luka firmerà il nuovo contratto rossonero, un ulteriore accordo annuale, e si unirà alla squadra alla fine del mese. Il programma verrà definito contestualmente al rinnovo. Quel che più interessa sarà la stagione vera e propria in cui a Modric non verrà comunque chiesto di ripetere i numeri straordinari del 2025-26. Nel Milan di Amorim, tutto intensità e possesso, avrà un ruolo diverso: fisicamente sarà molto meno sollecitato ma, per le qualità che ha, avrà comunque un ruolo determinante. Quando sarà in campo o anche quando non lo sarà, magari come guida e maestro dei colleghi di reparto più giovani, come Ricci e sopratutto Jashari a cui la squadra del prossimo anno potrebbe affidare la regia.
la decisione
—La risposta definitiva alla proposta di permanenza rossonera è attesa a breve, e dopo il pressing di Cardinale e Amorim ma anche di Ibra (retroscena svelato dai giornali croati) sembra proprio che Luka abbia scelto di cedere. Non vuole lasciare Milano con il ricordo spiacevole della mancata qualificazione alla Champions e misurarsi di nuovo con l’Europa League, si è capito, non è un problema neppure per un ex Pallone d’oro (tra l’altro il cimelio è rimasto esposto a Casa Milan). Altro indizio sulla prossima permanenza è che su Instagram, dove Modric è seguito da quasi 40 milioni di persone, continua ad avere nella biografia il riferimento al Milan e alla nazionale croata. Non c’è bisogno di trattativa, dato che nel precedente contratto era già stata inserita un’opzione di rinnovo. Opzione che il club avrebbe esercitato d’accordo con Luka. E Luka ora lo è.
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Osvaldo Bagnoli: il socialista e operaio che vinse lo scudetto. La sveglia di Garlando
Gianni Brera lo chiamava Schopenhauer per quel suo pessimismo ironico. E per la sua fede politica Berlusconi non lo chiamò al Milan. Fece grande il Verona e con il Genoa vinse ad Anfield. Non riuscì a decifrare Bergkamp. E a 58 anni si fece da parte
Gianni Brera lo chiamava Schopenhauer per quel suo pessimismo ironico. Cosa diceva il vero Schopenhauer? “Il grande dolore per la morte di un amico deriva dalla consapevolezza che in ogni individuo v’è qualcosa che è solo suo, e che va perduto per sempre”. Mai più un Osvaldo Bagnoli. L’Osvaldo della Bovisa, quartiere operaio, mica il design e le fighetterie di oggi. Nell’87 Berlusconi pensò di affidargli il Milan, ma evitò: “Comunista”. L’Osvaldo precisò: “Socialista come mio padre, perché di lui mi fido”. Da ragazzo costruì cinture, sanitari e lavorò al tornio.
il calcio
—Poi il calcio, a partire…
Roma-Juventus, da Boniek a Celik: tutti gli sgarbi di mercato
Il terzino turco è l’ultimo di una serie di operazioni saltate per l’inserimento dei due club durante le trattative
…Inter, ritiro nella foresta nera. Chivu e Zielinsky: “Abbiamo fame di trofei”
