Di Gregorio, Juventus: il portiere torna a disposizione, ma è fuori dal progetto
Lunedì il tecnico gli parlerà, però aspetta Dibu Martinez. L’Aston Villa fa muro: 12 milioni
…Milan, Jashari e il progetto di Amorim per lui
Lo svizzero, ancora impegnato con la Svizzera ai Mondiali, ha respinto tutti gli assalti di club stranieri e italiani. Dopo aver sofferto i nuovi metodi nel suo primo anno rossonero, vuole rilanciarsi col nuovo tecnico
Tra i rossoneri che Ruben Amorim accoglierà solo in estate inoltrata c’è anche Ardon Jashari a cui spetterà, come agli altri, un periodo di riposo dopo le fatiche mondiali. A 23 anni è già alla sua seconda Coppa del Mondo con la Svizzera e nell’ultima partita, gli ottavi di finale contro la Colombia, era stato schierato dal ct Yakin nell’undici titolare. Esperienze che fortificano, ed è ciò di cui Jashari ha più bisogno dopo la prima deludente stagione al Milan. Può consolarsi sapendo che altre ancora ne seguiranno: nonostante l’interesse di club stranieri e italiani (Atalanta su tutte) Ardon resterà sicuramente rossonero. Ha un contratto che lo lega al Milan ancora a lungo, fino all’estate 2030, e solo undici mesi fa era stato il secondo acquisto più caro del mercato del club: 34 milioni più bonus al Bruges, solo Nkunku dal Chelsea aveva richiesto un investimento più alto.
incedibile
—Non è però per semplici ragioni di opportunità economica che Jashari resterà in squadra: c’è la stima dell’allenatore e un progetto tecnico che lo vuole al centro del nuovo Milan. Ci sono infatti delle ragioni se l’ex miglior giocatore del campionato belga, alla sua seconda partecipazione ai Mondiali, cercato da tanti club nell’estate precedente e in quella in corso non ha reso secondo le aspettative: come altri stranieri al primo campionato italiano, Jashari ha sofferto i nuovi metodi. Il passaggio dal Bruges, realtà più modesta, al Milan può essere faticoso. E a complicare tremendamente i piani ecco l’infortunio dell’agosto scorso, la frattura del perone subita in uno sfortunato scontro in allenamento con Gimenez. In più, considerato un regista dall’ex allenatore, Max Allegri, Jashari avrebbe dovuto scalare la montagna più alta e battere la concorrenza di un Pallone d’oro, Luka Modric. Compito arduo. Il futuro si presenta diverso: se anche Luka resterà, e ci sono ottime chance, il suo utilizzo non potrà essere continuo come lo è stato nella scorsa stagione. Jashari avrebbe inevitabilmente più spazi: da Modric, in allenamento, potrà continuare a imparare. In più l’arrivo di un nuovo allenatore apre altri scenari: il dominio che Amorim intende esercitare sugli avversari richiede in campo più giocatori di qualità, e Jashari ha certamente buonissime capacità tecniche. Lo stesso Amorim si è presentato manifestando il desiderio di valorizzare le risorse a disposizione, specialmente i giocatori più giovani e di talento: Ardon rientra nella categoria. C’è poi la grande voglia di riscatto che lo anima e che l’allenatore e il club non possono sottovalutare: solo l’estate scorsa Jashari aveva fatto di tutto perché il Bruges accettasse l’offerta rossonera e non altre, magari anche più redditizie per il club belga. Quest’anno la situazione si è riproposta: a chi lo ha corteggiato Ardon ha fatto sapere di volersi affermare a Milano. Una scelta condivisa con la società, che crede in lui e non intende privarsene. Il centrocampo che intorno si rinnova, lo vede tra le poche certezze: se Fofana e Loftus-Cheek sono destinati alla cessione, Modric a un ruolo meno impegnativo, lui e Rabiot sono tra i punti fermi. Un atto di fiducia non banale. Ora toccherà a lui fare il massimo per imporsi: le condizioni ci sono.
Evelina Christillin, intervista: “Pochi big nella Juve, ad Agnelli piacerebbe Yildiz”
L’ex delegata Uefa: “La squalifica di Balogun revocata un precedente pericoloso, in Italia si fa fatica a fare le riforme, ma Malagò sposta le montagne. Fifa troppo politicizzata, via dal board per scelta”
Un anno fa Evelina Christillin chiudeva la sua esperienza nel board Fifa, dopo due mandati e mezzo e nove anni da delegata Uefa. “Devo ammettere che un po’ mi manca — racconta la presidente del Museo Egizio, da sempre appassionata di sport e nazionale di sci —, soprattutto la Uefa e i legami che avevo stretto. Abbiamo condiviso battaglie toste come quella per la Superlega, infatti sono stata felice di accettare l’invito di Ceferin e Marchetti per la finale di Champions femminile. Però lasciare è stata una mia scelta, mi sembrava il momento giusto. Alcune cose non mi erano piaciute e avevo fiutato l’aria”.
“L’eccessiva politicizzazione della Fifa. Dall’inedito premio per la pace dato a Trump dalla Fifa al legame stretto con lui da Infantino: tutte manovre politiche”.
L’affaire Balogun, da lei definito “calcicidio”, è la conseguenza di questa situazione?
“Purtroppo, sì. Quello che abbiamo visto negli Usa con la revoca della squalifica è inconcepibile. Finora nessuno aveva mai toccato le regole. Nel calcio ci sono cose in cui non è permesso entrare, neppure a Trump o al presidente della Fifa. Si è creato un precedente pericoloso. Per fortuna ci ha pensato il Belgio a eliminare gli Stati Uniti, ma il vulnus resta. Se fossero andati avanti sarebbe stato molto difficile gestire la situazione, ci sarebbero state altre polemiche. Peccato perché è un bel Mondiale, anche la formula con le 48 squadre sta funzionando. Gli stadi sono quasi sempre pieni, non c’era motivo di inquinarlo”.
Senza l’Italia per chi fa il tifo?
“Per l’Inghilterra, perché grazie alla Uefa sono diventata amica della presidente della federazione inglese, Debbie Hewitt. Però la nostra eliminazione fa ancora male. Mentre guardo una partita ogni dieci minuti mi viene da pensare: Ma porca miseria, perché noi non ci siamo?”.
A proposito di Italia, da noi la rifondazione è iniziata con Malagò: è l’uomo giusto?
“Io e Giovanni ci conosciamo da una vita, faceva parte della cerchia di Montezemolo e Agnelli, abbiamo passato tante estati insieme. Montezemolo è stato il mio primo datore di lavoro quando facevo l’addetta stampa alla Fiat, Malagò è sempre stato un grande appassionato di sport, è simpatico e piaceva molto all’Avvocato. Siamo entrati insieme al Coni quando io fui la prima donna in giunta, poi gli ho dato una mano con la candidatura di Milano Cortina e la sua Olimpiade è stata un successo. E’ un entusiasta, uno che pensa sempre positivo. Quando ci siamo visti gli ho detto “Vedrai che sposterai le montagne e ce la farai”. Però gli ho detto pure che non sarà facile, perché il nostro calcio è renitente ai cambiamenti. Se non fossimo arrivati al disastro della terza eliminazione di fila da un Mondiale non sarebbe cambiato nulla, eppure da tempo si parla di riforme che vanno assolutamente fatte. Gli stadi e i giovani sono questioni che vanno affrontate in maniera seria. Malagò è atteso da una grande sfida”.
Come d.t. la sua prima scelta è Maldini. Condivide? “Assolutamente. Paolo è un amico e una grande persona, molto competente, ha tutta la mia stima. Però dopo l’esperienza al Milan non so quanto abbia voglia di rimettersi in gioco. Arriva in un momento di down della Nazionale, non avrebbe un compito facile”.
Conte è il primo nome per la panchina. Come vede un suo ritorno?
“Io e Antonio abbiamo un rapporto antico e unico. Credo che nessuno meglio di lui potrebbe aiutarci a tornare ai nostri livelli. E’ tosto e ha carattere, così come Mancini”.
Passiamo alla Juventus, dove c’è stato il terzo ribaltone dirigenziale in un anno, con l’arrivo di Carnevali.
“Anche Giovanni lo conosco bene, in Qatar abbiamo passato molto tempo insieme, lui era con Arrigo Sacchi e quando non eravamo allo stadio abbiamo girato il paese in lungo e in largo, dai musei al deserto. E’ un uomo di grande cultura e sono sicura che farà bene, anche se la situazione non è rosea. Senza la qualificazione alla Champions ci mancheranno entrate importanti, in più siamo sotto la lente della Uefa per il settlement agreement. Alcuni acquisti estivi come Openda e David sono stati deludenti, bisognerà vendere e sperare che arrivi qualche buon giocatore”.
All’Avvocato chi sarebbe piaciuto?
“Sicuramente Yildiz, perché rappresenta il genio, quello che piaceva a lui, ma con poca sregolatezza. E poi Bremer, perché è un lottatore e non si lamenta mai. All’Avvocato piacevano i fuoriclasse, nella Juventus di oggi non ce ne sono molti”.
Come ha vissuto da tifosa la retrocessione in Europa League?
“Dopo aver fatto un anno senza coppe per la squalifica mi sono abituata a tutto… è stato un dispiacere, ma noi juventini siamo abituati a cadere e rialzarci”.
Avrebbe confermato Spalletti anche con il sesto posto?
“Assolutamente sì, è un allenatore top, è vero che la Juventus ha avuto un finale di stagione disastroso, pareggi e sconfitte con squadre già retrocesse che ci sono costate la Champions, ma la mancata qualificazione non può essere imputata a lui. E poi c’erano evidenti contrasti con Comolli, con la nuova gestione anche lui sarà più sereno e potrà incidere di più”.
Vlahovic è un capitolo chiuso?
“Io vado in controtendenza: un altro tentativo lo farei, perché per me ne vale la pena. Ma pure lui deve dimostrare di tenere alla Juventus riducendosi l’ingaggio”.
Uno juventino del passato che le è rimasto nel cuore?
“Platini. Sono legatissima a Michel, ha subito una profonda ingiustizia, per questo mi piacerebbe vederlo rientrare nel mondo del calcio con un incarico importante”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sedute brevi, niente tempi morti, uno contro uno: come allena Amorim
La parola chiave è intensità: si lavora così in settimana in modo da replicarla in partita. Le sessioni non superano mai l’ora e mezza ma ce ne possono essere alcune persino da tre quarti d’ora
…Carnevali: “No a Kessie e Brahim Diaz. Su Vlahovic e Dibu Martinez…”
ll neo ad e dg della Juventus ha fatto il punto sulle trattative, mandando un messaggio chiaro all’ambiente
Un inno alla calma e al realismo. A poco più di due giorni dall’inizio del ritiro estivo, con il solo Ekhator come volto nuovo, il neo ad e dg della Juve, Giovanni Carnevali manda un messaggio chiaro all’ambiente. “Abbiamo varie trattative in corso e abbiamo del tempo perché dobbiamo pensare, riflettere, fare le cose senza essere presi dalla frenesia – esordisce a margine della 28ª edizione del Premio nazionale Sportilia “Sport e non solo” di Santa Sofia -. Stiamo facendo tante valutazioni perché oggi opportunità ce ne sono, ma è anche un mercato difficile perché basta affacciarsi o iniziare a pensare a qualche giocatore e ci sono delle cifre molto molto elevate. Bisogna avere un po’ di tempo ed essere un po’ più realisti con quello che possiamo fare sotto l’aspetto economico”.
