McTominay, intervento ok: i tempi di recupero del centrocampista del Napoli

Il centrocampista scozzese si è sottoposto a un intervento di ablazione perfettamente riuscito. Ora due settimane di riposo

Spire Manchester Hospital, ch’è come dire casa sua, 15 anni vissuti lì, non solo nel vecchio, caro Old Trafford ma scalando a centrocampo e nei dintorni partendo dalle giovanili. A Manchester, McTominay c’è arrivato da adolescente per starsene con lo United e con i sogni di chi ha sedici anni, poi l’ha scelta anche per entrare in sala operatoria, che non è mai una passeggiata, anche se ti dicono che è un interventino. È andata, comunque, ed è andata bene, ieri mattina, con “la procedura di ablazione perfettamente riuscita”, un senso di leggerezza e di tranquillità riacquisita e il conto alla rovescia già avviato. Scott ha fretta, l’ha scritto anche sui social ai tifosi del Napoli, che tornerà presto: però, adesso, dovrà osservare un periodo di riposo di…

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Milan, ad Amorim serve il tempo di Sacchi e Capello. Un commento di masala sulla Gazzetta

Il tecnico portoghese non è uomo da “tutto e subito”, la sua proposta di calcio ha bisogno di tempo e automatismi

Che Diavolo, un po’ di pazienza. La stagione è appena partita e c’è già chi alza il sopracciglio, alla maniera di Carletto Ancelotti, per quel Milan attendista contro la Juve. Più che i due punti di distacco dalle battistrada, resta negli occhi la prestazione al limite del rinunciatario, molto distante dal manifesto programmatico di Amorim. Come nelle migliori famiglie, affiorano mugugni attorno al primo responsabile naturale, l’allenatore. Le impressioni di settembre spesso sono ingannevoli, quindi anche e soprattutto nel caso del tecnico rossonero sarà meglio acquisire ulteriori e più pesanti elementi di valutazione. Occorre tempo, sia a chi lavora sul campo sia a chi giudica.

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Milan, gli expected goals contro la Juve: Amorim preoccupato

Il dato degli expected goals rossoneri nella sfida di Torino è clamoroso: 0,11, mai così basso nemmeno nelle peggiori partite della scorsa stagione

Giornalista

“Tutto ciò che dirà, potrà essere usato contro di lei”: un grande classico della filmografia americana quando scatta un arresto. Per sua fortuna Ruben Amorim vive in Italia e non ha pendenze con la giustizia, però in queste ore, dopo lo scialbo pareggio di Torino con la Juve, qualche tifoso ha rispolverato polemicamente il manifesto programmatico che il tecnico esibisce con orgoglio fin dal giorno della sua presentazione: calcio dominante, offensivo, pressione feroce, nel pieno rispetto del dna milanista. Concetti che, appunto, qualcuno sta rinfacciando all’allenatore dopo aver assistito a un’esibizione decisamente più tendente all'”allegrismo”. Lui peraltro è il primo a saperlo, e riconoscere gli errori è il miglior modo di disarmare i critici. Ma intanto, al netto delle chiacchiere da bar, quell’immagine di una squadra incapace di rendersi pericolosa allo Stadium, per di più contro una Juve tutt’altro che trascendentale, resta. Ed è certificata da un dato pesante: 0,11 di expected goals, ovvero il dato che misura la probabilità di un tiro di diventare un gol.

spia rossa

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Una miseria (la Juve si è assestata sull’1,59). È un parametro che illustra abbastanza bene la pericolosità offensiva, a volte utile anche per sbugiardare percentuali ipertrofiche di possesso palla che in realtà non portato a nulla (non è comunque questo il caso del Milan a Torino). Diciamo che una squadra costruita e diretta in modo volutamente offensivo come il Milan, non dovrebbe mai scendere sotto l’1. Ecco perché quello 0,11 è una spia rossa enorme nel cruscotto di Amorim. Per dire: col Torino il dato degli expected goals era stato 2,15, col Venezia 2,21. E, allargando l’orizzonte alla scorsa stagione, quando l’impostazione tattica poggiava su basi opposte, nel peggiore dei casi – la sconfitta col Sassuolo – era arrivato uno 0,24. Per il resto, mai nessuna partita era andata al di sotto dello 0,6.

il paradosso di gonçalo

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Insomma, serve che Amorim analizzi con molta attenzione la pochezza offensiva contro la Juve, nella quale c’è dentro un po’ di tutto: circolazione lenta della palla, una miriade di errori tecnici sulla trequarti e in uscita dalla propria area, esterni bloccati dalle mosse di Spalletti, coppia di trequartisti titolari incapaci di accarezzare i mezzi spazi. Il tutto si è tradotto nell’inutile sbattimento di Ramos, che ha concluso il match con il frustrante paradosso di essere il giocatore dell’intera partita con più chilometri nelle gambe ma senza la soddisfazione di aver potuto gestire almeno una palla gol. L’elenco delle statistiche offensive rossonere allo Stadium è un foglio quasi interamente bianco: un tiro nello specchio (il gol di Cisse), uno fuori (Rabiot, fuori misura). Il dato del baricentro medio è la prova del nove sullo snaturamento tattico di Torino: molto basso, a 45,8 metri al cospetto dei 57,8 della Juve. Un dato che fotografa la mancata pressione rossonera.

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Napoli-Arsenal: Sky, Prime o Dazn? Dove vederla in streaming e in tv

Inizia il cammino europeo della squadra di Allegri che dovrà affrontare subito una delle candidate alla vittoria finale come i Gunners di Arteta

Dopo due sconfitte di fila in Serie A, per il Napoli adesso si aprono le porte della Champions League. Questa sera gli azzurri ospitano, allo stadio Maradona, i campioni d’Inghilterra dell’Arsenal con calcio d’inizio in programma alle ore 21. Per questa sfida del primo turno della League Phase, la Uefa designato l’arbitro svedese Glenn Nyberg.

come ci arriva il napoli

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L’avvio di stagione del Napoli non è stato semplice perché dopo il successo al debutto in campionato sul campo del Genoa, sono arrivati due ko. La squadra di Massimiliano Allegri ha infatti perso due scontri diretti contro Como, in casa, e in trasferta a San Siro contro l’Inter. Per gli azzurri ora il cammino di Champions League prevede subito un ostacolo…

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Ginosa Calcio – ANTONIO LAGHEZZA PREMIATO CON IL PREMIO MONDIALE DI FAIR PLAY 2026.

La scorsa stagione indossava la maglia del Ginosa, e in occasione della vittoria in campionato dei Biancazzurri ✌️per 1-0 sul Sava al Teresa Miani, ha compiuto un gesto da Fair Play verso il suo collega Pierluca Pizzaleo, portiere del Sava. In occasione della rete “sfortunata” subita da Pizzaleo, Laghezza lasciò la sua porta facendosi tutto il campo andando a rincuorare il suo collega per il gol subito.

E per uno scherzo del destino, in questa stagione giocano addirittura insieme nella Virtus Erchie. E domenica scorsa insieme sono ritornati a Ginosa al Teresa Miani dove hanno vinto🏆 proprio nello Stadio 🏟️ dove la scorsa stagione c’è stato questo gesto che è valso il Premio Fair Play 2026.

Il gesto fu immortalato con una splendida fotografia scattata dal nostro fotografo Tonino DiDio che è diventata Mondiale. Grazie a questa foto, Antonio Laghezza è stato premiato in occasione della 9ª edizione della Giornata Mondiale Fair Play 2026, svoltasi il 7 settembre nella Repubblica di San Marino.

🎖️Un riconoscimento che celebra i valori più autentici dello sport: rispetto, correttezza e lealtà. Valori che Antonio porta con sé dentro e fuori dal campo e che la scorsa stagione con la maglia del Ginosa ha compiuto un gesto incredibile che ha fatto il giro del Mondo. I successi sportivi sono importanti, ma essere riconosciuti per ciò che si rappresenta come uomini e come sportivi ha un valore ancora più grande.

Complimenti Antonio, da parte di tutta la famiglia dell’A.S.GINOSA.👏 🤍💙





Fonte: Facebook official page

COMUNICATO STAMPA: IL CORATO CALCIO DICE BASTA

GIOVEDÌ LA SQUADRA NON SCENDERÀ IN CAMPO

«Non sappiamo dove giocare e neppure dove allenarci. Gli atti del Comune raccontano una
realtà diversa dalle dichiarazioni pubbliche dell’Amministrazione»
La U.S.D. Corato Calcio 1946 comunica che giovedì la Prima Squadra non scenderà in campo per la prevista
gara di Coppa Italia.
È una decisione grave, sofferta e dolorosa, ma inevitabile di fronte ad una situazione che ha ormai superato
ogni limite di tollerabilità.
A poche ore dalla gara, il Corato Calcio non ha certezza di dove poter giocare le proprie partite e non sa
neppure dove potersi allenare regolarmente.
Non sono queste le condizioni nelle quali può essere gestita una società sportiva.
Il Presidente Francesco Colabella ha investito ingenti risorse economiche e personali nel progetto Corato
Calcio. Ha costruito una squadra, assunto impegni nei confronti di calciatori, tecnici, collaboratori e fornitori e
sostenuto costi importanti con un solo obiettivo: restituire dignità, entusiasmo e prospettiva al calcio coratino.
A questo enorme sforzo, però, non è corrisposto un adeguato sostegno dell’Amministrazione comunale.
Al contrario, la Società deve oggi prendere atto di quello che considera un sostanziale e persistente
disinteresse dell’Amministrazione nei confronti delle sorti del Corato Calcio.
E i risultati sono sotto gli occhi di tutti: una squadra della città che non sa dove giocare e non sa neppure
dove allenarsi.

LE DICHIARAZIONI DELL’ASSESSORE E GLI ATTI DEL COMUNE
A rendere la situazione ancora più grave sono state le dichiarazioni pubbliche dell’Assessore Giuseppe
Sciscioli, che hanno offerto alla città una ricostruzione che, in alcuni passaggi fondamentali, non coincide con
quanto emerge dagli stessi atti ufficiali dell’Amministrazione comunale.
Il Corato Calcio non intende rispondere alle parole con altre parole. Risponde con le date e con gli atti del
Comune.
È stato fatto riferimento alla necessità per la Società di regolarizzare una posizione debitoria.
Il Corato Calcio aveva però richiesto la dilazione già il 31 agosto; il 3 settembre aveva formalmente accettato
il piano predisposto dagli uffici e il 4 settembre, con determinazione dirigenziale n. 1027, il Comune aveva
formalmente approvato la rateizzazione.
La stessa determinazione stabiliva che, con l’adozione del provvedimento, lo stadio comunale poteva essere
utilizzato dalla Società e precisava che, in assenza dell’autorizzazione necessaria per la presenza degli
spettatori, la struttura poteva essere utilizzata senza pubblico.
Pertanto, quando il 6 settembre sono state rese le dichiarazioni pubbliche, la posizione economica era già
stata oggetto di un piano di rateizzazione formalmente approvato dal Comune.

IL PROBLEMA DELLO STADIO NON È STATO CREATO DAL CORATO CALCIO
C’è poi un’altra verità, ancora più importante, che emerge direttamente dagli atti.
Proprio il 4 settembre, il Comune adottava l’ordinanza dirigenziale n. 175.
Da quell’atto risulta che il Comune aveva precedentemente affidato ad ASIPU S.r.l. la custodia, la gestione
amministrativa e la pulizia dell’impianto.
Nei giorni immediatamente precedenti la gara erano insorte gravissime problematiche relative all’occupazione
di alcuni locali e all’esercizio delle funzioni di custodia e gestione.
Vicende completamente estranee al Corato Calcio.

COMUNICATO STAMPA • U.S.D. CORATO CALCIO 1946
Ed è lo stesso Comune, non il Corato Calcio, ad affermare nella propria ordinanza che quanto accaduto
aveva determinato «l’effettiva interruzione dell’esercizio delle funzioni di custodia, gestione e pulizia
dell’impianto», provocando un «concreto pregiudizio» alla programmata ripresa delle attività sportive.
L’ordinanza indica espressamente la partita della Prima Squadra del Corato Calcio prevista per il 6 settembre
alle ore 17.00.
Sempre il 4 settembre, ASIPU comunicava inoltre di essere costretta a sospendere le attività di presidio e
gestione del campo, non potendo il proprio personale operare in condizioni di sicurezza.
Questi non sono giudizi della Società. Sono atti ufficiali del Comune di Corato.
IL CORATO NON HA «PREFERITO» ANDARE VIA DA CORATO
Per queste ragioni contestiamo con fermezza qualsiasi rappresentazione secondo la quale il Corato Calcio
avrebbe semplicemente «preferito» giocare altrove per poter avere il pubblico.
Il problema del pubblico era una questione. La concreta disponibilità e gestione dello stadio era un’altra.
E gli atti dell’Amministrazione dimostrano che, a due giorni dalla gara, esisteva una gravissima criticità nella
gestione e nel presidio dell’impianto, derivante da circostanze estranee alla Società, che lo stesso Comune
indicava come pregiudizievoli proprio per la partita del Corato.
Il Corato Calcio, quindi, non ha creato il problema dello stadio: lo sta subendo.
Non è accettabile che problematiche sorte nella gestione di un impianto comunale possano essere
rappresentate pubblicamente in maniera tale da far apparire la Società responsabile della scelta di giocare
altrove.
LA «GESTIONE GRATUITA» DEL CAMPO
Anche l’affermazione secondo la quale al Corato Calcio sarebbe stata concessa gratuitamente la «gestione
del campo» necessita di essere chiarita.
Gli atti esaminati dicono che custodia, gestione amministrativa e pulizia dell’impianto erano state affidate dal
Comune ad ASIPU S.r.l.
Al Corato Calcio la determina n. 1027 riconosce invece l’utilizzo dell’impianto.
Gestire un impianto e utilizzarlo sono due cose profondamente diverse.
Anche su questo sarebbe stato opportuno fornire alla città una rappresentazione precisa.
OGGI NON SAPPIAMO NEPPURE DOVE ALLENARCI
Ma la situazione ha ormai superato la vicenda della singola partita.
Il Corato Calcio non dispone oggi neppure della certezza di un campo sul quale la Prima Squadra possa
allenarsi regolarmente.
Una società non può vivere alla giornata.
Non può tesserare calciatori, costruire una rosa, assumere un allenatore e uno staff, sostenere costi e
programmare un’intera stagione per poi chiedersi quotidianamente dove potrà allenarsi e dove potrà giocare
la partita successiva.
Il Presidente Colabella ha fatto la propria parte. La Società ha fatto la propria parte. La squadra e lo staff
stanno facendo la propria parte.
È l’Amministrazione comunale che, secondo la Società, non ha fatto la sua.
UN’AMMINISTRAZIONE CHE HA CONTRIBUITO ALLA DISFATTA DEL CALCIO CORATINO
Il Corato Calcio deve quindi denunciare pubblicamente quello che considera il totale disinteresse
dell’Amministrazione comunale rispetto alle esigenze elementari della principale realtà calcistica cittadina.
Non chiedevamo privilegi. Chiedevamo una soluzione. Chiedevamo chiarezza. Chiedevamo di poter
programmare. Chiedevamo semplicemente un posto dove allenarci e un campo dove giocare.
Non aver fornito risposte e soluzioni concrete ha, a giudizio della Società, contribuito in maniera determinante
alla situazione drammatica nella quale oggi versa il calcio coratino.
E se un progetto nel quale sono state investite ingenti risorse economiche rischia oggi di interrompersi,
l’Amministrazione non può limitarsi a raccontare alla città che il Corato avrebbe «preferito» giocare da un’altra
parte.
Le responsabilità politiche di quanto sta accadendo devono essere assunte.
«ERA QUESTO CHE SI VOLEVA PER IL CORATO CALCIO?»
A questo punto non possiamo neppure ignorare le diverse dichiarazioni rese alla stampa dal Sindaco Corrado
De Benedittis sul Corato Calcio.
Quelle dichiarazioni, rilette oggi alla luce di ciò che è accaduto, assumono inevitabilmente un significato
ancora più pesante.
Il Presidente Colabella ha investito. La squadra è stata costruita. Gli impegni economici sono stati assunti. E
oggi quella stessa squadra non sa dove giocare e non sa dove allenarsi.
Viene allora spontaneo domandarsi, alla luce delle dichiarazioni rese alla stampa dal Sindaco De Benedittis:
era proprio questo il risultato che si voleva per il Corato Calcio? Portarlo nelle condizioni materiali di non poter
più continuare?
Se così non è, il Sindaco e l’Amministrazione hanno la possibilità di dimostrarlo immediatamente.
Non con altri comunicati. Non con altre dichiarazioni. Ma con i fatti.
Dicano al Corato Calcio dove può allenarsi. Dicano al Corato Calcio dove può disputare le proprie partite
casalinghe. Dicano quale soluzione concreta e stabile intendano mettere a disposizione di una società che
rappresenta sportivamente questa città.
GIOVEDÌ NON SCENDEREMO IN CAMPO. IL PRESIDENTE È PRONTO A RITIRARE LA
SQUADRA DAL CAMPIONATO

Di fronte a questa situazione il Presidente Francesco Colabella ritiene che sia stato superato ogni limite.
Per questa ragione, giovedì il Corato Calcio non scenderà in campo per la gara di Coppa Italia.
E, in assenza di un immediato e radicale cambio di atteggiamento dell’Amministrazione e di una soluzione
certa per campo di gara e allenamenti, il Presidente ha manifestato la volontà di procedere al ritiro del Corato
Calcio dal campionato.
È una decisione dolorosissima, soprattutto dopo gli ingenti investimenti sostenuti.
Ma non si può chiedere ad un Presidente di continuare a investire denaro, tempo e passione in una squadra
che non sa dove giocare e non sa neppure dove allenarsi.
Se il Corato Calcio sarà costretto a fermarsi, ciascuno dovrà assumersi davanti ai cittadini e ai tifosi la
responsabilità politica delle proprie scelte, delle proprie dichiarazioni e delle proprie omissioni.
Il Presidente Colabella non ha abbandonato il Corato Calcio. Ha investito nel Corato Calcio. Ha provato a
costruire il Corato Calcio.
Ma una società calcistica non può essere lasciata sola.
Ed è questa la conclusione più amara di tutta la vicenda:
IL CORATO CALCIO NON STA SCEGLIENDO DI FERMARSI.
È STATO PROGRESSIVAMENTE MESSO NELLE CONDIZIONI DI NON POTER CONTINUARE.
U.S.D. CORATO CALCIO 1946
Corato, 8 settembre 2026

Fonte: Facebook official page